Dal 21 gennaio sarà possibile acquistare nei negozi il disco dei Foja (Dario Sansone - testi, voce e chitarra, Ennio Frongillo - chitarra, Giovanni Schiattarella - batteria, Giuliano Falcone - basso), ‘Na Storia Nova (Materia Principale/Fullheads). Undici brani, già acquistabili su Itunes, che dall’indi rock al folk, avvolgono l’ascoltatore con melodie dolci e testi cantati ruggendo.
E’ un disco che accarezza l’asfalto delle strade di Napoli, che evoca sentimenti a volte contrastanti: speranza, rassegnazione, voglia di cambiamento. Uno sguardo lanciato alla città da un treno in corsa.
Abbiamo parlato con Dario Sansone, autore dei testi, voce e chitarrista della band.
Come vivete l'imminente uscita dell'album? Siete soddisfatti di quello che è venuto fuori?
Sicuramente con grande emozione e con la consapevolezza di aver fatto un lavoro con il cuore, in cui ci riconosciamo. E' stata un esperienza meravigliosa che ci ha unito ancora di più sia sotto il profilo umano che sotto il profilo musicale, anche se per una band le due cose vanno di pari passo. Un valore aggiunto al clima che si respirava in studio durante le sessioni di registrazione è stato dato da Fabrizio Fedele, produttore artistico del disco e poderoso chitarrista degli Osanna nonché da tutti gli amici “ospiti” nell'album...insomma credo che tutto il progetto sia intriso di magia soprattutto grazie alle persone che ci sono state accanto in questo percorso.
Il disco ha visto la collaborazione, infatti, di numerosi artisti: Renato Minale (24 Grana), Ciro Tuzzi e Arcangelo Caso (Epo), Irvin Vairetti (Ansiria), Alessio Sollo e Marco Caligiuri (The Collettivo), Raffaele Giglio e Fabio Renzullo (The Gentlemen’s Agreement), Ruben Iardino (Mamasan), Libera Velo e Antonio Alfano.
Quali sono state le tappe più importanti del progetto Foja? C'è stato un momento preciso in cui hai capito che le canzoni riuscivano a colpire il pubblico?
Il progetto è sempre stato tenuto in vita negli anni attraverso un continuo lavoro, una continua ricerca senza mai prendersi troppo sul serio, e questo è un bene perché tiene lontana la frustrazione che è un male per chiunque faccia musica. Pian piano avverti che quando ti esibisci sempre più persone si emozionano, e ti cercano...si informano...basta una canzone a volte per toccare il cuore della gente. E’ innegabile però che il momento in cui Adriano Caligiuri di Materia Principale, a cui va tutto il nostro ringraziamento e il nostro affetto, ci ha chiesto di fare il “disco dei Foja” sia stata una tappa fondamentale.
Che posto credi che abbia il disco nella storia recente della musica napoletana? Quali sono le vostre ispirazioni musicali?
Se questo disco avrà un ruolo nella scena napoletana sarà il tempo a dirlo, di certo non noi. A noi rimarrà soltanto la coscienza pulita di aver fatto un disco onesto, pulito, senza troppi fronzoli e con sincerità che è alla base di qualunque forma artistica. Le ispirazioni sono molteplici, non è mai facile elencarle perché ognuno nella band ha una storia a se, e gli ascolti che fai poi vengono fuori al momento della stesura di una canzone automaticamente e in modo del tutto naturale.
E per i testi invece? Chi sono gli autori che più ti hanno formato?
Anche qui provo molto imbarazzo a dover trovare nomi, ci sono autori che stimo come De Andrè, Bob Dylan, Leonard Cohen, Rino Gaetano, Springsteen...ma la lista è davvero interminabile.
Tutti i pezzi del disco sono scritti in Napoletano. Senti che sia più adatto a te e alla band come mezzo espressivo?
Decisamente. Ho sempre pensato che ogni autore di canzoni debba necessariamente trovare un linguaggio adatto alle proprie esigenze comunicative. Il dialetto è il legame con la nostra città. E’ sicuramente il modo migliore per raccontare i nostri giorni, le nostre storie.
In che modo scrivete e arrangiate i vostri brani?
Di solito arrivo in sala con un idea abbastanza chiusa, una canzone in uno stadio abbastanza avanzato a cui diamo un vestito con tutta la band, alcune come per miracolo trovano subito una dimensione, altre (es. 'A ballata do' diavolo) devono passare per tortuosi percorsi prima di avere una giusta imbastitura.
Qual è il filo, se c'è, che collega le canzoni del disco? Alcuni temi sono evidenti, così come la vena malinconica (sempre positiva, mai troppo pesante). Ma se dovessi indicare una chiave di lettura per ciò che scrivi, cosa mi diresti?
La chiave di lettura credo sia semplice: qui si parla di vita! Proprio come il titolo della canzone che chiude il disco, ogni tassello di questo disco è ispirato dalla vita e dalle passioni.
Ti va di spendere due parole su Se po' sbaglia? e su 'O sciore e o' viento?
Sono due canzoni a cui siamo molto affezionati: la prima ha segnato un punto di svolta per il sound della band, allontanandoci dal rock elettrico con cui il progetto era nato e facendoci scoprire un suono più acustico e con più ampie possibilità espressive. Anche nel songwriting è stata tracciata una linea per me, dove la libertà espressiva ha preso pieno possesso nel mio approccio alla scrittura di una canzone. 'O sciore e 'o viento è una storia vera, è una canzone piena di eventi strani e magici che hanno accompagnato la sua gestazione fino alla realizzazione del videoclip in animazione realizzato da Alessandro Rak...un vero capolavoro!
Come mai avete scelto questo titolo, per l'album?
'Na storia nova è il titolo di una nostra canzone, non è contenuta nel disco. Ci piaceva come titolo perché da un senso di innovazione e di cambiamento. Poi ci piaceva il suono che aveva.
Quali sono i prossimi appuntamenti?
Il 21 gennaio il disco sarà nei negozi e in tutti gli store online, il 28 faremo uno showcase di presentazione del disco alla FNAC di Napoli, e poi partirà il nostro tour organizzato da Bulbartworks e Arealive, per avere aggiornamenti potete visitare il nostro myspace www.myspace.com/fojaband.
Riguardo U.A.N.M, qualcuno ha commentato anche negativamente:
"A me pare, però, che il loro fine sia solo commerciale, che vogliano guadagnare con la musica e, a tal proposito, ammetto il mio disaccordo con le loro intenzioni. Dati questi scopi, non posso che considerare questo movimento un tentativo obsoleto di emergere, un miscuglio di narcisismo, vanagloria e sprovvedutezza. Il fatto che sia composto da più bands, poi, è a dir poco risibile, perché i musicisti sono notoriamente molto invidiosi gli uni verso gli altri." (commento all'articolo dedicato ai Jfk & la sua bella bionda sul blog Della Leggerezza di Vincenzo Moretti: http://vincenzomoretti.nova100.ilsole24ore.com/2010/12/uanm.html)
Cosa senti di rispondere?
Che ho avuto difficoltà a leggere tutto il commento perchè era immenso! E sinceramente non mi piace fare polemica in generale...adoro creare un buon clima. U.A.N.M. è un idea, utopica e semplice che al momento sta camminando con le sue gambine e con il sudore mio e di tanti altri compagni di viaggio (Gnut, Ginofastidio, The Gentlemen's Agreement, JFK e La Sua Bella Bionda, Abulico, Subcava Sonora, Onirica e tutti quelli che ho dimenticato). Vedremo dove arriverà senza stress, comunicando positività. In fondo vogliamo solo accendere un riflettore su questa vasta scena napoletana e sui progetti validi di questa città.







Commenti
RSS feed dei commenti di questo post.