L’Università degli Studi del Sannio non è ancora maggiorenne e coerentemente, viene vissuta dai suoi studenti come un prolungamento delle superiori; o meglio, come un liceo potenziato.
Nasce ufficialmente nel 1997 dallo scorporo delle facoltà e dei corsi di laurea dell’Università degli Studi di Salerno istituiti presso la sede di Benevento. L’obiettivo principale era quello di allargare qualitativamente, oltre che quantitativamente, l’offerta formativa regionale creando un polo universitario delle “aree interne” con particolari specializzazioni disciplinari. Non semplice duplicazione quindi dei vicini e più rinomati atenei campani, ma un’università con una ben precisa identità e collocazione territoriale, in grado di accrescere e stimolare le peculiarità del Sannio e rispondere alle esigenze di una società in costante divenire.
Nutrita l’attività di ricerca che può contare su centri di livello nazionale tra cui il “Centro Alte Tecnologie per la Diagnostica Ambientale e lo Sviluppo Sostenibile (TEDASS)” e il “Centro di Eccellenza della Ricerca sulle Tecnologie del Software- RCOST”. Da segnalare, inoltre, il Centro Linguistico di Ateneo (CLAUS), utile supporto didattico e/o autodidattico per studenti Erasmus e non.
Vantaggi e svantaggi? Quelli tipici di tutti i piccoli poli universitari.
Le facoltà, ben collegate, sono per la maggior parte dislocate nei principali edifici del centro storico della città e quindi facilmente raggiungibili; buoni i trasporti. Lavori in corso invece sulla via dell’internazionalizzazione per portare a Benevento quel respiro multiculturale che il giovane Ateneo sannita forse invidia ad università di maggiore caratura e prestigio.
L’attività di modellazione è, tuttavia, ancora in corso: Unisannio è una giovane università e cresce di pari passo con i suoi studenti e con il loro numero che si fa, di anno in anno, più consistente. La sola Facoltà di Ingegneria ha visto passare i suoi iscritti dai 510 dell’a.a. 98/99 ai 1814 dell’a.a 2007/08 e segna una tendenza in costante aumento.
Ma aldilà dei numeri, ci sono le persone e fondamentale diventa lo spirito associativo: l’università, in fondo, è di chi la vive. Il filosofo Aldo Masullo ne rintraccia lo spirito autentico nel latino medievale universitas: “luogo in cui esco dalla particolarità e mi affaccio all’umanità”. Non semplice esamificio, quindi, ma occasione irripetibile per scoprire il gusto della condivisione e scorgere il senso della propria identità dal confronto con gli altri.
Cresce allora l’importanza che ha lo stretto rapporto allievo-docente per trasformare la semplice esperienza formativa in parte integrante della propria realtà quotidiana e aiutare lo studente a usare e piegare l’università alle proprie esigenze, piuttosto che vivere passivamente in funzione di essa.
Questo, in grandi linee, per quanto concerne l’aspetto istituzionale. Poi c’è il sottobosco. Ci sono gli aspiranti magistrati, gli economisti convinti, i patiti dell’informatica e i patiti e basta: quelli che “per-carità-non-posso-uscire-sabato-sera-devo-studiare”.
Su tutti si erge, lungimirante e bonario, il logo di Unisannio.









