Si ricomincia con il calcio "che conta" e si riparte dall'eterno duello Italia-Germania, che sembra davvero l'unica cosa che con cambierà mai nel calcio. Era finite a Madrid con Inter-Bayern Monaco, si riparte da Brema, con Werder-Sampdoria. Ma il calcio è più che mai avvolto dalle polemiche tra ultras/società, tifosi/dirigenze e società/governo. A vederlo dall'alto, il sistema-calcio sembra perfetto e funzionale. Ma avvicinandosi, la prospettiva cambia. Un pò come Attila che, dalle steppe asiatiche, sentiva parlare, man mano che vi si avvicinava, della magnificenza dell'Impero Romano. Per poi arrivare al Danubio, osservarlo da vicino, e scoprire che dietro l'apparenza magnifica, si nascondeva un sistema che si reggeva su colonne d'argilla, che un colpo improvviso poteva abbattere. Andiamo a vedere.
Ultras vs Società. Uno scontro eterno, e lontano dall'essere risolto. In realtà sarebbe più una sorta di derby: non è da oggi, infatti, che si sa che molte tifoserie ultras sono vicinissime alle società, in taluni casi addirittura appoggiate dalle stesse. Oggi, il motivo di astio è la tessera del tifoso, che il governo ha imposto a tutte le società, e che è un requisito essenziale per chi vuole fare un abbonamento interno oppure andare in trasferta. I gruppi ultras sostengono che si tratti di una "schedatura". Ed è vero. Ma è una schedatura alla pari di una scheda di un cellulare, di un conto in banca, di un abbonamento ad una rivista. Per cui il problema non si dovrebbe porre più di tanto ai tifosi tradizionali. Gli ultras non ci stanno, hanno organizzato perfino una manifestazione uniti, hanno sciolto i gruppi a Bergamo, Terni, perfino nella Roma laziale si è sciolta la Curva Nord. Minacciano lo sciopero del tifo e gli stadi vuoti. Le società hanno accolto, loro malgrado, l'obbligo della tessera. Non perché contrarie, ma perché consapevoli del problema degli ultras, che garantiscono comunque un discreto numero di abbonamenti. Senza di loro, c'è il pericolo di vedere stadi vuoti sul serio. E la violenza? Qualcuno dirà: senza gli ultras non ci sarà. Balle cosmiche. Se qualcuno vuol fare a botte, non deve andare per forza allo stadio. Le amichevoli estive di quest'anno sono un chiaro segnale: i gruppi estremisti troveranno il sistema di fare a botte. Magari fuori lo stadio, magari negli autogrill, magari altrove. Gli ultras odiano le società per non essersi opposte alla tessera, le società fingono di aver fatto il possibile, in realtà hanno solo preso tempo per poi poter dire "Siamo stati costretti dal governo". Vedremo. Alla prima c'è Fiorentina-Napoli, i partenopei ammessi in trasferta saranno solo quelli con la tanto famosa tessera sottocritta. Il mese dopo c'è Napoli-Roma, stessa situazione per i tifosi giallorossi. Vedremo, insomma.
Tifosi vs Dirigenze. Quest'anno sono arrabbiati, e non poco, anche i tifosi comuni, non appartenenti a nessun gruppo organizzato. E ne hanno anche motivo. In primis, la tessera del tifoso, che loro vorrebbero anche fare, è partita male e non in modo omogeneo. Quelli di Napoli e Lazio devono addirittura fare due file: la prima per la tessera, la seconda per l'abbonamento. Pochissimi gli sportelli aperti fuori dal comune di riferimento. A Firenze, la tessera viola si ritira compilando un modulo "Cuore Rossonero". Fosse stato bianconero, sarebbe stato il colmo. In più, i tifosi "da salotto" lamentano (anche loro a ragione) di aver sottroscritto abbonamenti televisivi e poi di dover comprare in pay-per-view la singola partita. E' il caso dei tifosi di Napoli e Palermo, ad esempio: chi ha un abbonamento calcio con Europa League (Mediaset Premium), giovedì sera non vedrà la partita della propria squadra. Motivo? Mediaset ha acquistato i diritti a partire dalla fase a gironi, mentre queste gare vanno trattate con le singole società. La Juventus, signorilmente, ha "offerto" gratuitamente la propria gara a chi ha un abbonamento. Napoli e Palermo no, hanno deciso di metterla in vendita anche su altre piattaforme (Sky) a 10 euro. Ergo, gli abbonati sono sul piede di guerra contro la speculazione eccessiva delle società. E per di più le gare di ritorno del 26 agosto, non sono ancora state vendute. Forse le comprerà Conto Tv, vendendole a 15 euro. Ma sono solo voci. Si vedrà anche qui. In più, il campionato-spezzatino deciso da Sky, con gare di venerdì, sabato, domenica ore 12.30, domenica ore 15, domenica ore 20.45, lunedì sera. E coppe martedì-mercoledì-giovedì. L'incubo del tifoso. Di certo, va detto che le società, già in rotta con gli ultras, stanno tirando la corda anche con i tifosi non organizzati, rischiando di creare un fronte compatto che poi sarebbe difficile da spezzare. Si vedrà anche in questo caso.
Società vs Governo. La solita vecchia storia: il calcio italiano paga troppe tasse, e via dicendo. Ma le squadre non dicono, ad esempio, che il primo motivo per cui i bilanci sono in rosso sono i contratti dei calciatori, che incidono del 70% sul fatturato complessivo. All'estero sono molto più bassi, in Germania ad esempio si arriva appena al virtuosissimo 50%. A livello di tasse, è vero che le società italiane pagano al proprio governo più di quanto paghino quelle estere nei rispettivi campionati, ma va anche detto che, una volta tanto, il Governo fa bene a fare altrettanto. Ed all'estero si preparano a copiarci. In questo periodo di crisi, bisogna tassare chi i soldi li ha, e società e calciatori sicuramente hanno più di un operaio nei loro conti correnti. Ed anzi, la Fifa suggerisce un'idea, una volta tanto, intelligente: dimezzare gli ingaggi, aggiungendo però il gettone presenza, quello per le reti, per i trofei, e così via. Più giochi, più segni, più vinci, più guadagni. Sarebbe un sogno, ed infatti i calciatori già minacciano scioperi di massa. Anche qui, insomma, è tutto da vedere. Il tempo ci dirà.
Nomi e destini. Passando al calcio vero e proprio, ecco qualche curiosità sulle imminenti gare. Domani sera apre le danze la Sampdoria, che respirerà di nuovo quell'aria di Coppa Campioni (ora anglicizzata in Champions League) che non respirava dalla finale di Londra del 1992, quando un tiro di Koeman diede la vittoria ai supplementari al Barcellona, spezzando l'incantesimo che Vialli e Mancini avevano creato. In realtà, la stagione 2010-2011 si era aperta con i preliminari di Europa League giocati dalla Juventus, ma nessuno o quasi li ha considerati un "impegno" vero e proprio. Viceversa, domani sera i blucerchiati apriranno ufficialmente la stagione, mentre giovedì sarà la volta del trio Palermo-Napoli-Juventus, praticamente tutto il Meridione d'Italia (la Juve sfiora punte del 70% in Calabria e nelle Puglie, ndr) allo stadio o davanti alla tv per assistere all'esordio della propria squadra. Sfide abbordabili per tutte e tre: Palermo e Napoli dovrebbero chiudere il discorso già in casa contro Maribor ed Elfsborg, la Juve va in Austria al fresco a sfidare lo Sturm Graz. Curiosità: tutte e tre le squadre possono essere "tradotte" in lingua italiana, con risultati esilaranti. L'Elfsborg, squadra di Boras, entroterra svedese, deve il suo nome alla fantasia dei fondatori, che si lamentavano che ci fossero decine di squadre di Boras che si chiamassero proprio "Borås" (pensa te) e così gli diedero quel simpatico nome che possiede tuttoggi di Idrottsförening Elfsborg, che in italiano sarebbe "Club Sportivo del Borgo degli Elfi". Simpatici svedesi. Meno fantasia per gli austriaci dello Sturm Graz, che si italianizzerebbe in "Tempesta del Piccolo Borgo". Diversa storia per il Maribor, dove tra l'altro si parla anche l'italiano (come un pò in tutta la Slovenia che si è rosicchiata l'italianissima regione della Venezia-Giulia, lasciandoci giusto mezza Trieste, ndr). Loro, gli sloveni d'origine italiana, la chiamano Marburgo, ed il nome vuol dire "Castello della Marca". Niente di che, ma la par condicio impone che si parlasse anche di loro. Niente da dire, invece, sul Werder, che nel dialetto di Brema vuol dire "isola del fiume", con riferimento al campo di calcio dove giocavano agli albori, posto appunto su una riva del Weser che attraversa la città.
Volendo chiudere in bellezza, bisognerebbe parlare un pò della Nazionale di Calcio, ma sparare sulla Croce Rossa non è una bella cosa. Anche qui, ci dirà il tempo come andrà. Resta l'impressione che il calcio italiano è come un pugile stanco di combattere, che attenda il colpo del k.o. per chiudere un match che va inesorabilmente verso la sconfitta. Per poi tornare ad allenarsi, migliorarsi e provare a vincere di nuovo. Sempre che che il colpo del k.o. non gli lasci segni indelebili. O peggio, che si scopra che il pugile in questione avesse truccato, volontariamente, diversi incontri. In quel caso sarebbe la fine della credibilità del pugile. Ma questa è un'altra storia.









