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Editoriali

Riparte l'industria-calcio, ma è guerra tra ultras, tifosi e società

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Si ricomincia con il calcio "che conta" e si riparte dall'eterno duello Italia-Germania, che sembra davvero l'unica cosa che con cambierà mai nel calcio. Era finite a Madrid con Inter-Bayern Monaco, si riparte da Brema, con Werder-Sampdoria. Ma il calcio è più che mai avvolto dalle polemiche tra ultras/società, tifosi/dirigenze e società/governo. A vederlo dall'alto, il sistema-calcio sembra perfetto e funzionale. Ma avvicinandosi, la prospettiva cambia. Un pò come Attila che, dalle steppe asiatiche, sentiva parlare, man mano che vi si avvicinava, della magnificenza dell'Impero Romano. Per poi arrivare al Danubio, osservarlo da vicino, e scoprire che dietro l'apparenza magnifica, si nascondeva un sistema che si reggeva su colonne d'argilla, che un colpo improvviso poteva abbattere. Andiamo a vedere.

E ora imbavagliateci tutti.

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Mi chiamo Eliana De Leo e sono felice di essere il vice-direttore di questa testata.

Sono ancora una studentessa, quindi posso permettermi il lusso di avere ancora dei sogni. Quando ero una ragazzina, ho amato film come “Tutti gli uomini del Presidente”, oggi leggo i libri della saga Millennium di Stieg Larsson, immaginandomi nei panni di Mikael Blomkvist ed Erika Berger mentre alacremente lavorano su inchieste incredibili per incastrare imprenditori corrotti, usando mezzi anche non propriamente canonici.

Peggio della Corea del ’66, adesso è l’ora del mea culpa di tutti

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Non è facile individuare, dopo una Caporetto calcistica, di chi siano le colpe. E’ fin troppo facile puntare il dito contro il commissario tecnico, che pure ha le sue colpe, come le hanno i giocatori, la Figc, perfino giornalisti e tifosi. Perché quando la disfatta è totale, bisogna sedersi e riflettere, capire dove si è sbagliato e ripartire.

Una storia italiana X

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Ci sono storie che aiutano a capire dove sta andando il nostro povero paese. Sono storie che avvengono qua e là, a macchia di leopardo, dalla grande metropoli al piccolo borgo, da nord a sud, da sinistra a destra. E sono storie che spiegano, come detto da Michele Serra su Repubblica, “quanta distanza separi gli italiani dalla legge, e la legge dagli italiani”.

Tutti sono uguali, ma qualcuno è più uguale. Anche davanti alla Stradale.

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Tutti sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri. Questa è la frase che campeggiava sul muro della Animal Farm di Orwelliana memoria. Ad oggi potremmo parafrasarla: la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è più uguale rispetto agli altri.

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