Quando si pensa alle bellezze della nostra regione quali sono le prime cose che saltano in mente? Le risposte sono piuttosto semplici, per quanto variegate a seconda dei gusti. Per gli amanti dell’arte ci sono i luoghi del barocco, i palazzi storici, i musei e chi più ne ha più ne metta; così come per gli appassionati di storia ci sono anche gli scavi di Pompei ed Ercolano; per gli amanti della natura è semplice, i paesaggi campani offrono ampia scelta, passeggiate marine, collinari e montane.
Piuttosto pensiamo, quanti di noi se gli venisse posta una domanda come quella di prima penserebbe a cose come: la Macchia Mediterranea, questa cosa che si aggira nei nostri ricordi sotto la voce “geografia delle scuole elementari”, e se non volessimo addentrarci nelle nostre reminescenze geografiche, chi di noi penserebbe ai Campi Flegrei? Probabilmente nessuno, tutti bravi a pensare e valorizzare la pizza, il vino buono, la mozzarella, i mandolini e Pulcinella ma chi può dirsi realmente conoscitore della Campania? Probabilmente molto pochi.
Questa riflessione nasce dall’esperienza fatta ieri sera, sono arrivata alla stazione di Cuma, giusto in tempo, in occasione dell’inaugurazione, abbiamo atteso pochi minuti prima che giungessero col Treno delle 18 e 38 da Torregaveta il neo Assessore all’Agricoltura Vito Amendolara, alla sua prima uscita ufficiale, e l’Assessore ai Trasporti Sergio Vetrella, accompagnati da Raffaello Bianco, amministratore unico Sepsa, dal Comandante provinciale di Napoli del Corpo Forestale Vincenzo Stabile, dall’archeologo di zona per il sito di Cuma Paolo Caputo e dal presidente del Parco regionale dei Campi Flegrei Diego Giuliani.
L’inaugurazione di questa stazione della linea Circumflegrea appare come un risultato importante dopo circa vent’anni d’abbandono, simbolo concreto del disinteresse nel quale la zona flegrea, purtroppo, verte o almeno così pare esser stato fino ad ora. Entrando nella piccola stazione è possibile visitare il centro polifunzionale all’interno del quale i percorsi didattici fotografici illustrano al visitatore, ignaro di dove si trovi esattamente in quel momento,tutte le specie animali e vegetali in cui potrebbe imbattersi se soltanto facesse quattro passi a piedi nei dintorni della stazione. Ebbene si, la stazione di Cuma si trova al centro di circa 100 ettari di foresta. Sì, avete capito bene, di rigogliosa, verde foresta piena di vita, con le sue specie protette di fiori e di animali ed incredibilmente unica perché ricca di storia, estendendosi dalla foce di Licola alla foce del Fusaro, impropriamente detto lago, poiché si tratta di una laguna salmastra che i romani chiamavano Palus Acherusia, considerandola uno degli accessi agli Inferi.
L’offerta turistica e didattica della foresta è ampia e diversificata a seconda degli interessi del visitatore, dai tre percorsi esplorativi principali alle diverse attività incluse nel progetto “Il Bosco e la Duna”, simpatiche eco-giornate a tema, organizzate in collaborazione con Associazioni e Cooperative del territorio che mettono a disposizione dei partecipanti la propria professionalità ed esperienza.
Andiamo a vedere un po’ più da vicino gli intinerari
Percorso del Tempio – tra natura e storia
Inoltrandosi nella vegetazione, all’ombra dei lecceti ci s’incammina per un percorso di circa 800 mt, in cui è possibile osservare qua e là ciclamini, orchidee selvatiche e tutti gli arbusti tipici della famosa macchia mediterranea come il mirto, il rosmarino, il corbezzolo, il ginepro e la ginestra che, a seconda delle stagioni, vivacizzano il percorso con i loro fiori maturi e le bacche. Continuando ad avanzare si sfiora il profilo di una cupola lavica di più di 35mila anni fa: il Monte di Cuma, così mentre la macchia mediterranea lascia il passo alla garìga, dal verde meno continuo data la vicinanza al mare, il percorso naturalistico lascia il passo a quello storico. S’incontrano, infatti i resti del Tempio di Iside databile tra il I sec. a.C. ed il I sec. d. C.. Poco lontano, l’Acropoli di Cuma,che ospita tra le proprie meraviglie storiche l’Antro della Sibilla, uno dei luoghi più suggestivi dei percorsi in foresta, soprattutto nelle sere d’estate o in primavera, quando il sentiero s’illumina di mille lucine delle lucciole. Difficile non sentirsi catturati, immersi nella storia, immaginare i tempi in cui Plinio passeggiava per quelle stesse strade.
Percorso Silva Gallinaria – il lecceto storico
Scoprire l’antico bosco in cui i Romani passeggiavano è un’altra incredibile esperienza. Lasciarsi inebriare dai profumi del sottobosco caratterizzato dalla presenza del pungitopo, dell’edera e dell’alloro, pianta sotto la quale, dicono i miti, nacque il dio Apollo. È facile accedere all’osservatorio naturalistico dell’area palustre utilizzato per l’attività di birdwatching, dove poter osservare il Liù piccolo e la Gallinella d’acqua, uccello che dà il nome alla selva. Andando a spasso i racconti di Annibale a Cuma sembreranno prendere corpo, facilmente ci si può spingere sino all’Acropoli della città antica per ripercorrere, sulle tracce di templi ed atri, una storia che ancora ci affascina. All’interno del lecceto, dopo tanto camminare, un’area pic nic in cui godere, in tutto relax, del fresco e della tranquillità della foresta per uno spuntino rigenerante, sempre nel rispetto della natura che ci accoglie.
Percorso delle Dune – dal mare al lago
Lungo il primo percorso si avverte la presenza del mare, nel percorso delle Duna, l’ambiente marino diventa elemento portante.
Dal secondo osservatorio della foresta, situato in una posizione più elevata, si possono osservare le specie caratteristiche del luoghi di mare, soprattutto Gabbiani reali, e varie altre specie dall’Upupa al Merlo alla Sterpazzola e la Capinera. Qualora non fossimo particolarmente appassionati di ornitologia, dall’osservatorio si può godere della vista suggestiva dell’Acropoli e del mare nostrum. Se siamo particolarmente fortunati, nelle giornate più nitide lo sguardo arriva a spingersi a nord fino al litorale di Mondragone, di fronte fino a le isole di Ventotene e Ponza mentre a sinistra si possono distinguere chiaramente Vivara ed Ischia ed infine verso sud, Torregaveta,Monte di Procida e l’isolotto di San Martino: praticamente uno sguardo a 360 gradi sul mare. Per gli avventurieri più volenterosi, c’è la possibilità di giungere sino alla foce del Fusaro, quella che i romani chiamavano Palude di Acheronte, ed i più attenti e fortunati, in primavera, potranno vedere, e guai a chi li raccoglie, i Gigli di Cuma, una specie floreale rarissima e protetta.
Cosa dire di più, non resta che saltare sul treno che parte da Torregaveta o da Montesanto, ed andare e vedere con i propri occhi, ascoltare con le proprie orecchie il fruscio del vento tra le foglie dei lecci, toccare con mano la corteccia ruvida degli alberi, ed il velluto dei petali dei fiori, respirare le favolose commistioni di profumi del mare con il sottobosco. Un’immersione nella natura, inaspettata e ancor più piacevole perché così vicina a casa.
Per ulteriori informazioni consultare:
http://www.sito.regione.campania.it/AGRICOLTURA/foreste/foresta-cuma.html









