"Per me la scuola è stata solo una fabbrica di illusioni e speranze, puntualmente disilluse". A pronunciare queste parole è uno degli studenti di giornalismo in Campania, ed è una risposta che pesa come un macigno verso il sistema "scuole di giornalismo". Finora, la mancanza di dati ufficiali e di statistiche di rilievo da parte degli istituti ha impedito di analizzare il problema a fondo, ma a colmare questo "buco" ci ha pensato il CGPC, il Coordinamento Giornalisti Precari della Campania, che ha realizzato un accurato dossier, presentato e discusso venerdì 17 dicembre presso la libreria Evaluna di Piazza Bellini, nel napoletano.
Alla presenza di Ottavio Lucarelli, presidente dell'ordine giornalisti della Campania, e di Renato Rocco, dell'Unione Cronisti, oltre che di una discreta moltitudine di giovani e meno giovani giornalisti precari, la presentazione del dossier è stata accolta con successo, permettendo l'accesso a diversi dati finora non conosciuti ai più. Vediamo qualche numero.
La maggior parte dei soggetti intervistati (oltre il 60%), alla domanda di quale motivo l'abbia spinto ad entrare in una scuola di giornalismo, risponde "l'impossibilità di ottenere il praticantato in un'altra forma". Una percentuale ancora maggiore degli intervistati, dichiara di non possedere neppure il tesserino da pubblicista. Quando poi si passa alla situazione lavorativa ed economica, la depressione sfiora i livelli di allarme: il 42% ha un contratto a progetto o occasionale, il 25% è disoccupato, poco più del 16% ha un contratto a temòpo determinato, e solo il 5,5% ha un contratto a tempo indeterminato. Ma quanto guadagnano? Anche qui, le cifre parlano chiaro: oltre il 30% guadagna sotto i 500 euro mensili, un altro 30% tra i 500 ed i 1.000; oltre il 22% non percepisce invece alcun compenso, mentre appena l'11% guadagna tra i 1.000 ed i 1.600 euro mensili ed il 2,7% percento supera quota 1.600 euro. I giudizi tra gli studenti sono più negativi che positivi: quasi tutti non consiglierebbero ad un amico di iscriversi, anche visto il costo tutt'altro che irrisorio delle scuole: tra i 10mila ed i 15mila euro.
Il Coordinamento punta il dito contro l'apertura di ben due scuole di giornalismo in Campania, decisamente troppe per un mercato del lavoro che non assorbe minimamente i nuovi giornalisti che vengano lanciati. Di questo parere, anche Ottavio Lucarelli: «E’ stato un errore aprire due scuole di giornalismo in Campania, la Regione non le regge. I partecipanti sono in calo per gli stessi motivi riportati nel dossier del Coordinamento. Purtroppo la convenzione con le scuole la firma l’Ordine nazionale. Siamo in attesa di conoscere l’esito dell’ispezione fatta al Suor Orsola Benincasa che, a quanto mi dicono, non è stata tranquilla». Anche Renato Rocco si esprime su questa linea: «E’ finito il tempo dei bilanci, ora è il momento di dare risposte ai precari. Chi partecipa alle scuole di giornalismo “compra” un titolo che il mercato non richiede».
Grande assente, invece, l'Assostampa, protagonista invece di un botta e risposta nel pomeriggio di venerdì. Dopo che il Coordinamento aveva fatto notare che nello stesso giorno ed ora dela propria assemblea, l'Assostampa ne avesse convocata una analoga, peraltro senza degnare di una risposta l'invito fattole, il suo presidente Vincenzo Colimoro, commenta così all'Ansa: «Due scuole di giornalismo, in una regione come la Campania, sono decisamente troppe, quando le scuole sono nate avevano l'intento di liberalizzare l'accesso alla professione ma oggi, con quello che costa frequentarle, l'accesso è diventato per reddito». «Come sindacato - ha aggiunto Colimoro - siamo contenti che anche l'Ordine, finalmente, faccia un passo indietro e venga sulle posizioni che il sindacato da anni denuncia. A questo punto il riscatto della professione giornalistica non può che non passare per il riacquistare spazi di qualità, di professionalità e di legalità». «L'editoria della nostra regione - ha detto ancora il presidente di Assostampa Campania - molto spesso manca di tutto questo, catapultando sul sindacato responsabilità di cui non ha alcuna colpa». «La nostra assenza alla presentazione di oggi - ha precisato il presidente di Assostampa - è stata determinata dalla concomitanza dell'Assemblea generale dei iscritti, del Consiglio direttivo, della riunione dei delegati al congresso FNSI e della conferenza dei comitati di redazione, previste da tempo. È ora di mettere da parte ogni strumentalizzazione polemica, sterile e inutile - ha concluso Colimoro - l'attenzione al mondo del precariato è al primo posto nelle azioni del Sindacato nazionale e regionale».
Ma immediata è arrivata una nota del Coordinamento Giornalisti Precari, che ha immediatamente replicato alle parole di Colimoro: "A parte la singolare decisione del sindacato regionale che ha convocato nello stesso giorno e alla stessa ora la propria assemblea degli iscritti, nonostante l'assemblea del Coordinamento fosse stata resa nota un mese prima, ci colpiscono le parole del presidente Colimoro che creano una profonda frattura tra il mondo del precariato e quello dei giornalisti cosiddetti "garantiti". Non solo Assostampa" - prosegue la nota - "non ha ritenuto di dover mandare un proprio delegato del suo numeroso direttivo ad ascoltare i precari, ma non ha nemmeno invitato il Coordinamento al proprio direttivo. Una scelta politica che evidentemente fa il paio con la scelta di non candidare fra i delegati al congresso Fnsi di gennaio nessun professionista precario della Campania. Siamo curiosi " - continua - "di sapere cosa pensano di quest'esclusione il presidente Roberto Natale, il segretario nazionale Fnsi, Franco Siddi e la Commissione autonoma del giornalismo costituita in seno alla Federazione. Dunque nessuna strumentalizzazione polemica, sterile e inutile: i giornalisti precari ringraziano " - conclude - "il presidente Odg Campania Ottavio Lucarelli che ha espresso pubblicamente la propria autorevole opinione e chiedono piuttosto al sindacato napoletano una posizione netta e non cerchiobottista sui tanti problemi che affliggono la professione in questa regione. I giovani del Coordinamento ci mettono la faccia, sfidando anche la camorra nell'acquisizione di un bene confiscato ai clan. Il sindacato torni a scendere fra i colleghi e sia il presidio di tutti, non solo di pochi garantiti".
La maggior parte dei soggetti intervistati (oltre il 60%), alla domanda di quale motivo l'abbia spinto ad entrare in una scuola di giornalismo, risponde "l'impossibilità di ottenere il praticantato in un'altra forma". Una percentuale ancora maggiore degli intervistati, dichiara di non possedere neppure il tesserino da pubblicista. Quando poi si passa alla situazione lavorativa ed economica, la depressione sfiora i livelli di allarme: il 42% ha un contratto a progetto o occasionale, il 25% è disoccupato, poco più del 16% ha un contratto a temòpo determinato, e solo il 5,5% ha un contratto a tempo indeterminato. Ma quanto guadagnano? Anche qui, le cifre parlano chiaro: oltre il 30% guadagna sotto i 500 euro mensili, un altro 30% tra i 500 ed i 1.000; oltre il 22% non percepisce invece alcun compenso, mentre appena l'11% guadagna tra i 1.000 ed i 1.600 euro mensili ed il 2,7% percento supera quota 1.600 euro. I giudizi tra gli studenti sono più negativi che positivi: quasi tutti non consiglierebbero ad un amico di iscriversi, anche visto il costo tutt'altro che irrisorio delle scuole: tra i 10mila ed i 15mila euro.
Il Coordinamento punta il dito contro l'apertura di ben due scuole di giornalismo in Campania, decisamente troppe per un mercato del lavoro che non assorbe minimamente i nuovi giornalisti che vengano lanciati. Di questo parere, anche Ottavio Lucarelli: «E’ stato un errore aprire due scuole di giornalismo in Campania, la Regione non le regge. I partecipanti sono in calo per gli stessi motivi riportati nel dossier del Coordinamento. Purtroppo la convenzione con le scuole la firma l’Ordine nazionale. Siamo in attesa di conoscere l’esito dell’ispezione fatta al Suor Orsola Benincasa che, a quanto mi dicono, non è stata tranquilla». Anche Renato Rocco si esprime su questa linea: «E’ finito il tempo dei bilanci, ora è il momento di dare risposte ai precari. Chi partecipa alle scuole di giornalismo “compra” un titolo che il mercato non richiede».
Grande assente, invece, l'Assostampa, protagonista invece di un botta e risposta nel pomeriggio di venerdì. Dopo che il Coordinamento aveva fatto notare che nello stesso giorno ed ora dela propria assemblea, l'Assostampa ne avesse convocata una analoga, peraltro senza degnare di una risposta l'invito fattole, il suo presidente Vincenzo Colimoro, commenta così all'Ansa: «Due scuole di giornalismo, in una regione come la Campania, sono decisamente troppe, quando le scuole sono nate avevano l'intento di liberalizzare l'accesso alla professione ma oggi, con quello che costa frequentarle, l'accesso è diventato per reddito». «Come sindacato - ha aggiunto Colimoro - siamo contenti che anche l'Ordine, finalmente, faccia un passo indietro e venga sulle posizioni che il sindacato da anni denuncia. A questo punto il riscatto della professione giornalistica non può che non passare per il riacquistare spazi di qualità, di professionalità e di legalità». «L'editoria della nostra regione - ha detto ancora il presidente di Assostampa Campania - molto spesso manca di tutto questo, catapultando sul sindacato responsabilità di cui non ha alcuna colpa». «La nostra assenza alla presentazione di oggi - ha precisato il presidente di Assostampa - è stata determinata dalla concomitanza dell'Assemblea generale dei iscritti, del Consiglio direttivo, della riunione dei delegati al congresso FNSI e della conferenza dei comitati di redazione, previste da tempo. È ora di mettere da parte ogni strumentalizzazione polemica, sterile e inutile - ha concluso Colimoro - l'attenzione al mondo del precariato è al primo posto nelle azioni del Sindacato nazionale e regionale».
Ma immediata è arrivata una nota del Coordinamento Giornalisti Precari, che ha immediatamente replicato alle parole di Colimoro: "A parte la singolare decisione del sindacato regionale che ha convocato nello stesso giorno e alla stessa ora la propria assemblea degli iscritti, nonostante l'assemblea del Coordinamento fosse stata resa nota un mese prima, ci colpiscono le parole del presidente Colimoro che creano una profonda frattura tra il mondo del precariato e quello dei giornalisti cosiddetti "garantiti". Non solo Assostampa" - prosegue la nota - "non ha ritenuto di dover mandare un proprio delegato del suo numeroso direttivo ad ascoltare i precari, ma non ha nemmeno invitato il Coordinamento al proprio direttivo. Una scelta politica che evidentemente fa il paio con la scelta di non candidare fra i delegati al congresso Fnsi di gennaio nessun professionista precario della Campania. Siamo curiosi " - continua - "di sapere cosa pensano di quest'esclusione il presidente Roberto Natale, il segretario nazionale Fnsi, Franco Siddi e la Commissione autonoma del giornalismo costituita in seno alla Federazione. Dunque nessuna strumentalizzazione polemica, sterile e inutile: i giornalisti precari ringraziano " - conclude - "il presidente Odg Campania Ottavio Lucarelli che ha espresso pubblicamente la propria autorevole opinione e chiedono piuttosto al sindacato napoletano una posizione netta e non cerchiobottista sui tanti problemi che affliggono la professione in questa regione. I giovani del Coordinamento ci mettono la faccia, sfidando anche la camorra nell'acquisizione di un bene confiscato ai clan. Il sindacato torni a scendere fra i colleghi e sia il presidio di tutti, non solo di pochi garantiti".






