Pubblichiamo l'estratto di un'inchiesta realizzata dalla nostra collaboratrice Silvia De Geronimo per il mensile "Fresco di stampa"
Attualmente il Vesuvio è in stato di quiescenza, dorme, ma inizierà a dare i primi segni di risveglio, che sia tra uno o cinquant’anni. Su questo assunto la comunità scientifica è compatta, nonostante buona parte della popolazione vesuviana si mostri indifferente al riguardo.
Stando a delle indagini svolte in alcuni licei dell’area, la percezione del rischio sembra molto contraddittoria. La maggior parte degli studenti sostiene che quello del Vesuvio costituisce una preoccupazione assai lieve, se comparata ad angosce quotidiane quali disoccupazione, carenza di servizi pubblici, traffico ed inquinamento. Tuttavia, se posti innanzi alla prospettiva di un’eruzione, il 70% di essi dichiara di essere assalito dal panico o dall’ansia. Ciononostante solo il 24% afferma di non voler tornare al paese d’origine dopo un’eruzione. Sensibilizzare i cittadini a rischio doveva essere compito delle istituzioni, in particolare della Protezione Civile e dei Comuni, compito evidentemente inadempiuto.
Il Vesuvio è il vulcano a più alto rischio d’Europa, per valore degli immobili in pericolo e per numero di abitanti potenzialmente colpiti. Il Piano d’Emergenza Nazionale dell’Area Vesuviana (Nepva) prevede al riguardo che l’entità massima della prossima esplosione sarà del tipo sub-pliniano, corrispondente all’eruzione del 1631, nella quale persero la vita circa 4 mila persone.
Sulla base di questo assunto la Protezione Civile ha suddiviso l’area circostante in Zona Rossa, potenzialmente travolta da mortali flussi piroclastici (miscele di gas e materiale solido ad elevatissime temperature), Zona Gialla, probabilmente interessata da caduta di materiale piroclastico (frammenti di magma fuso o semifuso che, accumulandosi sulle coperture degli edifici, possono anche provocarne il crollo), Zona Blu, esposta sia alla caduta di piroclastiti che al pericolo di alluvioni, e la Zona Verde, presumibilmente fuori pericolo.
Ma i membri della Commissione Grandi Rischi non sono gli unici vulcanologi al mondo, sicché voci contrastanti si sono levate. Una è quella di Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano, il quale sostiene che scenari come quelli del 79 d.C. o peggiori non siano escludibili e che quindi occorrerebbe pianificare l’evacuazione di tre milioni di persone.
Alla disputa circa la magnitudo dell’evento si aggiunge quella sul margine temporale di previsione dello stesso…
Il testo integrale dell’articolo è disponibile sul numero di ottobre del mensile “Fresco di Stampa”, acquistabile presso le edicole della provincia di Caserta e dei Comuni di Napoli Nord (www.frescodistampa.info).









