Wed02082012

Last update01:06:54

Profile

Direction

Menu Style

Cpanel
Back Primo Piano Approfondimenti Il business miliardario della pesca di frodo: un tonno vale migliaia di euro

Il business miliardario della pesca di frodo: un tonno vale migliaia di euro

  • PDF
Fish on Trawler.jpg

Pochi giorni fa è stata ritrovata dagli agenti del commissariato di Polizia di Torre del Greco una bomba carta su una spiaggia di Via Calastro. Si trovavano sul posto per un normale servizio di controllo ed invece si sono ritrovati a stanare il pericoloso ordigno; la segnalazione è arrivata dai cittadini che hanno denunciato la presenza di una quantità di pesci morti lungo la battigia.

 

Arrivati sulla riva, gli agenti hanno subito ipotizzato che si potesse trattare di pesca di frodo realizzata con esplosivo, ed infatti dopo aver perlustrato attentamente l’intera spiaggia, la loro tesi è stata confermata: la bomba di carta, di circa un chilogrammo, ha praticamente messo in allarme i bagnanti che sono stati allontanati nell’immediato, anche se successivamente i poliziotti hanno affermato che la bomba sarebbe esplosa solo in presenza di fonti di calore o in seguito ad urti violenti; successivamente l’arrivo del nucleo Artificieri e la distruzione dell’ordigno.

Ben 6 kg di datteri di mare stavano invece per portarsi a casa i tre uomini che sono stati colti in flagrante a Capri da una motovedetta d’altura dei carabinieri; i pescatori di frodo sono stati scoperti nello specchio di mare che ospita i Faraglioni, importante attrazione che coinvolge milioni di turisti sull’isola, proprio mentre erano intenti a danneggiare le rocce con alcune mazzuole per assicurarsi il “ricco” bottino; gli uomini sono stati denunciati e le loro attrezzature sequestrate, mentre i carabinieri rigettavano in acqua i datteri di mare. E come dimenticarsi dei cinquanta kili di esplosivo scoperti per caso da un bagnante in una grotta di Capo Miseno in pieno agosto; ordigni rudimentali e pericolosissimi per chi li produce e per la flora e la fauna marina, pensati appositamente per la pesca di frodo, composti prevalentemente da polvere di alluminio che, in reazione con del fertilizzante e messi a contatto con l’acqua, si sarebbero dovuti innescare provocando una forte esplosione. Ci sono volute ore di lavoro per rimuovere tutti gli ordigni presenti nella grotta mentre fuori, l’area interessata, pattugliata da due battelli pneumatici e circoscritta per non far avvicinare nessun natante, è stata successivamente bonificata; nel frattempo è stata aperta un’inchiesta.

A fare gola ai “nuovi pirati” o “pirati globalizzati” (così sono stati denominati i pescatori di frodo), sono principalmente i cosiddetti Echinidi, le specie che vanno comunemente sotto il nome di “ricci di mare”. Questa nuova classe di criminali rappresenta una conseguenza dello smaltimento del comunismo sovietico; infatti negli anni 50 vennero realizzate delle flotte di pescherecci sovietiche a cui negli anni '70 si aggiunsero quelle giapponesi, fino a quelle dei paesi europei e degli Stati Uniti. E’ così che ebbe inizio lo sfruttamento, che assunse dimensioni mondiali con la caduta del sistema sovietico. Oggi la pesca di frodo rappresenta un business plurimiliardario che sta letteralmente uccidendo i mari del nostro pianeta; il valore totale nel mondo della pesca illegale, va dai 2 ai 15 miliardi di dollari (a detta di David Agnew, responsabile della ricerca ittica dell’Imperial College di Londra): addirittura alcuni pesci, come per esempio il tonno blu, possono arrivare a costare anche 50.000 euro.

Ma il rischio più grave è l’estinzione di alcune specie, a partire dai pesci più piccoli fino anche alla scomparsa di pesci come il merluzzo, la distruzione di importanti habitat e la scomparsa della biodiversità; senza contare che queste attività illegali finiscono per scavalcare quelle dei pescatori onesti, compromettendo il loro lavoro ed indebolendo le comunità costiere. Tutto il pesce “sottratto” illegalmente al mare, passa per le isole Canarie, dove risiede proprio il centro di queste attività illecite, ma nel corso dell’anno un’enorme quantità di pesci (anche migliaia di tonnellate), può essere dispersa su diverse rotte di contrabbando. Tra l’altro studi fatti a riguardo informano che le odierne raccolte di pesca superano ben sette volte su dieci il livello considerato sostenibile, richiedendo quindi una maggiore attenzione da parte degli operatori, e senza ombra di dubbio uno dei principali ostacoli alla conservazione di queste risorse consiste proprio nella pesca di frodo, che non è sufficientemente denunciata, se non da pochissime organizzazioni.

La prima fra tutte è la FAO, che in collaborazione con i singoli stati, si è attivata per regolamentare il sistema di attività che hanno come fine lo sradicamento della pesca illegale, ma questo già nel 2008. In Italia, in un anno, si parte da un minimo di due casi di pesca illegale al mese per ogni regione in cui è possibile dedicarsi alla pesca, nei mesi invernali, che si moltiplicano naturalmente in quelli estivi; i mezzi utilizzati per quest’attività illecita non sono solo le mazzuole per reperire piccoli datteri di mare, o tonnellate di esplosivo; l’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea in cui è consentito l’utilizzo della ferrettara, una rete derivante, vietata dall’UE. «La ferrettara è una rete derivante che è stata dichiarata legalmente valida dal governo italiano, e che in teoria, dovrebbe essere utilizzata per la cattura di piccoli pelagici e di diverse specie demersali. In realtà il lato di maglia di 18 cm, e la distanza di 10 miglia dalla costa, autorizzati dal Governo italiano per l’attività della pesca, implicano la cattura di specie proibite dall’UE, come tonno e pesce spada, e la cattura accidentale di specie protette come cetacei e tartarughe marine» è ciò che ha affermato Ocena, l’organizzazione internazionale impegnata per proteggere e recuperare gli oceani nel mondo.

Nel mar Tirreno l’organizzazione ha individuato l’isola di Ponza come luogo in cui l’utilizzo di reti derivanti è abituale, e in cui si persiste nella pesca illegale di pesce spada con ferrettara di vari chilometri di lunghezza. Già lo scorso anno in realtà, la Commissione europea ha chiesto all’Italia una somma pari a 7.762.066 euro per la dismissione delle spadare, dichiarando il fallimento del nostro paese nell’assolvimento dei suoi obblighi di controllo relativo al divieto di uso di reti derivanti illegali. Il nuovo regolamento dell’UE volto a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale non dichiarata e non regolamentata (INN), è entrato in vigore il 1 gennaio 2010.

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

Andrea Santoro

santoro2
Lo sguardo da dentro

Mario Visone

visone
Prossimamente!!!

Antonio de Simone

Massimiliano Manfredi

manfredi
Prossimamente!!

Simone d'Antonio