Ricordate Dominique Baettig, il consigliere nazionale elvetico che qualche mese fa aveva proposto di allargare i confini della Svizzera, inglobando dalle nazioni limitrofe, tra le altre, il Baden-Württemberg, la Savoia, la Valle d'Aosta e le due province lombarde di Como e Varese? Lo abbiamo raggiunto per chiedergli qualche spiegazione in proposito.
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Con una mozione, avete chiesto al Consiglio federale di proporre un quadro costituzionale e legale che permettesse d’integrare, creando un nuovo cantone, una regione limitrofa alla Svizzera, nella quale la maggioranza della popolazione sarebbe favorevole. Ci può spiegare il perché?
Questa richiesta di “integrazione esemplificata” (o offerta di sovranità condivisa) è una contro strategia al ricatto dell’adesione forzata (e economicamente favorevole per l’UE) all’Unione Europea e i suoi collaboratori svizzeri euroturbo. L’unione europea sta diventando una grande macchina, dall’estensione infinita, lontana dai popoli, antidemocratica, ultraliberale e con libera circolazione al suo interno, che noi non vogliamo. Sappiamo che alcune regioni, abbandonate dalle capitali nazionali e da Bruxelles, vicine geograficamente, economicamente (col sistema delle piccole e medie imprese) e culturalmente apprezzano “l’opzione Svizzera” con i suoi diritti democratici e la sua democrazia pratica e di quartiere (Democratie de proximité, in vigore anche in Francia, riguarda le città con più di 80.000 abitanti, che sono obbligate a creare ed utilizzare assemblee e consigli di quartiere, ndr). Non si tratta di annettere o creare una “grande Svizzera”, ma di una proposta di liberazione, lasciando la “grande Europa” e riducendone la capacità di nuocere. Gli abitanti delle zone limitrofe alla Svizzera hanno una cultura politica vicina alla nostra. Spesso la nostra storia è stata legata. La stessa cultura del lavoro, le piccole e medie imprese, l’attaccamento alle nostre radici ci legano profondamente. Ogni giorno, dei lavoratori di frontiera votano con i loro “piedi” venendo a lavorare qui.
Però non può nascondere che la vostra è stata soprattutto una provocazione…
No, non si tratta di una provocazione, ma di una alternativa all’adesione all’UE: Repubblica di democrazia diretta e di quartiere.
In Italia la vostra proposta ha creato alcune polemiche, ma non tra le fila della destra estremista. La Lega Nord ha appoggiato la vostra idea, anche se ha ammesso che sembrerebbe trattarsi di un sogno irrealizzabile.
Comprendo la Lega, che ha la mia simpatia. La realizzazione sarà difficile, ma non impossibile (basti pensare ad esempio ai pareri positivi dei sondaggi). Più l’Europa cresce e la globalizzazione s’impone, spesso in modo ingiusto e crudele, più la possibilità di un’alternativa viene discussa. È il disincanto dell’Europa ultra-liberale.
Quali sono le vostre proposte future? Cosa farete per riuscire a realizzare il vostro progetto?
La partita si gioca nel campo delle regioni interessate. L’indipendenza del Kossovo ha mostrato che tutto è possibile e le frontiere non sono affatto immobili. Noi lanceremo sicuramente un’iniziativa popolare in caso di un prevedibile rifiuto da parte del Parlamento svizzero. Un movimento di cittadini (svizzeri e stranieri) apolitici e aconfessionali si è costituito per mantenere in vita questo progetto.









