È stata fissata per il giorno 10 marzo la prima udienza del processo di Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Per la precisione, si tratterebbe dei rapporti che il consigliere regionale del Popolo delle Libertà avrebbe stretto con il clan dei casalesi nel corso degli ultimi vent'anni e che avrebbero “garantito il permanere dei rapporti fra imprenditoria mafiosa, pubbliche amministrazioni ed enti a partecipazione pubblica”, ed aver così “contribuito al riciclaggio e al reimpiego delle provviste finanziarie provenienti dal clan”, come si legge dalle carte di accusa. Cosentino è accusato anche di aver cercato di condizionare il ciclo dei rifiuti in Campania, tramite le società Ce4 ed Eco4, attraverso un “ciclo integrato, alternativo e concorrenziale a quello legittimamente gestito dal sistema Fibe-Fisia-Italimpianti” (stando a quanto si legge nelle carte dell'accusa).
Intanto però una nuova accusa potrebbe gravare nei confronti del politico campano: pare infatti che nella lista dei testimoni potrebbe essere inserita anche Diana Miranda, vedova di Michele Orsi, l’imprenditore che gestiva la società Eco4 ritenuto legato al clan dei Casalesi, e che fu assassinato nel giugno del 2008 a Casal di Principe, poco dopo aver iniziato a rendere dichiarazioni ai magistrati. Già all'epoca infatti la donna, nell'ambito di un inchiesta, dichiarò che due politici avrebbero potuto trarre guadagno dalla morte del marito, e uno dei due era proprio Nicola Cosentino. Anche se Cosentino non è mai stato coinvolto nelle indagine sull'omicidio di Michele Orsi, sarà comunque necessario attendere il 10 marzo per scoprire la piega che potrà prendere la vicenda.
Inoltre in queste ultime ore si sta svolgendo lo scontro tra la procura e la camera, riguardo all'utilizzo delle 46 intercettazioni (risalenti a un periodo compreso tra il 2002 e il 2004, in cui il parlamentare fu ascoltato indirettamente mentre venivano monitorate conversazioni di altre soggetti vicini al clan dei casalesi) che gli inquirenti vorrebbero utilizzare nel processo, e di cui gia il 22 settembre del 2010 Montecitorio negò l'autorizzazione all'uso.









