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Il Cile vira a destra al primo turno

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Tra un mese esatto conosceremo il nome del prossimo presidente del Cile, ma nel frattempo l’esito del primo turno delle elezioni presidenziali ha cominciato a delineare quella che potrebbe essere una svolta storica nel Paese.

La Concertación, la coalizione di centrosinistra che unisce socialisti, democristiani e radicali e che negli anni ’90 ha guidato la transizione alla democrazia dopo la dittatura di Pinochet, appare, ora più che mai e dopo venti anni di governo, vacillante. E la prima tornata elettorale ha palesato l’arrancare della coalizione.

A vincerla è il candidato della destra, l’ imprenditore Sebastián Piñera, il quale ha raccolto il 44% dei consensi, contro il 30% del suo avversario, il poco carismatico Eduardo Frei, candidato della concertación.

Nel ballottaggio del 17 gennaio si riveleranno determinanti i voti del candidato indipendente Marcos Enriquez-Ominami, che ha ottenuto il 19% dei voti, e del comunista Jeorge Arrate, che ha ricevuto il 6%. Entrambi si sono allontanati dalla coalizione, ma è proprio su di essi che Frei conta per una rimonta risolutiva. E se Arrate ha già assicurato il suo sostegno a Frei in vista del ballottaggio, l’outsider Enriquez-Ominami non ha fatto altrettanto e per questo motivo sembra essere l’ago della bilancia nella scelta del presidente.

Ominami potrebbe manifestare risolutamente la sua fiacchezza nei confronti della politica della concertacion, in parte già esternata col suo appello al rinnovamento politico e con le accuse alla sinistra al potere.

Facendo leva su un elettorato stanco del solito dibattimento tra due leader rappresentativi della destra e della concertación socialista, Ominami, egli stesso socialista e parte del governo uscente di Michelle Bachelet, mira a “dare un contributo alla riforma dell'attuale sistema politico, monarchico e borbonico”. Ciò gli ha permesso di raccogliere molti voti anche tra l’elettorato di destra, cosa che sembrerebbe spianare il cammino verso la vittoria a Piñera; ma di qui a un mese tutto potrebbe cambiare.

Ma chi sono i due candidati che si contenderanno il titolo di presidente cileno?

L’uno, Piñera, è colui che potrebbe diventare il primo presidente di destra dalla fine del regime di Pinochet, nel 1990. Colui che, quindi, potrebbe imprimere un profondo cambiamento nella vita politica cilena. Personalità tutt’altro che stereotipata nell’ambito della destra cilena, Piñera si è sempre opposto alla destra più conservatrice e fiancheggiatrice dei militari. Questo imprenditore miliardario già additato da alcuni come “il Berlusconi cileno”, era già il candidato presidente nelle elezioni del 2005 che hanno portato alla vittoria l’uscente primo presidente donna, Michelle Bachelet.

Piñera è ben visto dagli elettori delusi sia di destra che di sinistra, poiché portatore di uno svecchiamento della classe dirigente e di un interesse per l’occupazione, l’ambiente, la lotta alla corruzione e al narcotraffico. Un liberista convinto ma che ha dichiarato di non voler sconvolgere la veemente politica sociale che è valsa alla Bachelet uno storico indice di gradimento nel Paese (vicino all’80%).

L’altro, Frei, già presidente del Cile dal 1994 al 2000, è il figlio di un altro presidente cileno, Eduardo Frei Montalva. Quest’ultimo fu uno dei più tenaci sostenitori del golpe di Pinochet che portò alla caduta di Salvador Allende. Frei Montalva riteneva fosse un espediente passeggero e necessario a salvare la democrazia e ad eludere una deriva socialista. Tuttavia, più tardi andò ad ingrossare le fila degli oppositori del regime pinochettista, deviazione che gli costò la vita.

Frei dovrà ingegnarsi per recuperare quello scarto del 15% che lo separa dal suo avversario e per farlo potrebbe giocarsi la carta del conflitto di interessi che grava su di esso. Non sarà facile.

Un’eventuale conferma dell’esito del primo turno nel ballottaggio del 17 gennaio, rappresenterebbe, non solo, una svolta storica nel Paese, ma anche una tendenza opposta rispetto a quella del resto dell’America Latina in cui continua a spirare un vento di sinistra.

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Frenk Schiavone

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