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Tirrenia s.p.a: la privatizzazione è ormai alle porte

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La procedura di privatizzazione della compagnia di navigazione italiana Tirrenia, corre veloce. Sono sedici i soggetti che hanno mostrato interesse per la cessione della  società; tra queste "Gnv", "Grimaldi" e "Snav", ma soprattutto la Holding di Navigazione "La Mediterranea", composta dal Gruppo armatoriale Lauro di Napoli con la Regione Siciliana ed il Fondo CAPE. Le proposte saranno controllate e valutate da Unicredit bank. Dopodiché partirà il bando di gara per la cessione.

 

 

La motivazione che ha imposto questo provvedimento è l'indebitamento di 752 milioni  che supera del doppio il patrimonio netto della società (357,9 milioni di euro). La procedura di privatizzazione di Tirrenia s.p.a va avanti ormai da diversi anni.Attualmente è gestita da Fintecna che è una società finanziaria italiana controllata dal Ministero dell'Economia.

 

La percentuale di società sottoposta a privatizzazione è variata nel tempo. Inizialmente il governo aveva ipotizzato di cedere soltanto il 70% dell'azienda, poi il 50% ed infine nel 2009 ha approvato la cessione del 100%.

Il procedimento è simile a quello che è stato messo in pratica per il fallimento di Alitalia: un consulente  indipendente scelto dal Tesoro, valuterà le offerte degli armatori privati.

 

Tuttavia questo passaggio sarà possibile solo dopo aver affidato alle Regioni le compagnie che svolgono le tratte territoriali (Siremar, Caremar, Toremar e Saremar). Il problema annoso nasce proprio qui, perchè in questa fase devono essere stabilite le quote di debito da distribuire alle Regioni e quelle che invece rimarrano a Tirrenia s.p.a. Infatti in questi giorni si aprirà un tavolo di confronto tra le parti interessate: il Ministro dei Trasporti Matteoli, il Ministro dell'Economia Tremonti, Fintecna, le parti sociali e le Regioni.

 

Successivamente si potranno valutare le offerte dei privati. Ecco perché, per quanto la privatizzazione sia agli sgoccioli, ci sono dei passaggi importanti e non sottovalutabili che protrarranno i tempi fino almeno a quest'estate.

 

Di pari passo alla privatizzazione procede però anche il movimento di protesta di sindacati e lavoratori; Flit Cgil, Fi Cisl e Uiltrasporti, chiedono una convocazione al Governo per stabilire delle clausole sociali a garanzia dei lavoratori per mantenere stabile il livello occupazionale e salariale dei lavoratori. Nell'eventualità che questa soluzione non riuscisse a coinvolgere tutti gli occupati, ma solo una parte, i sindacati propongono la cassa integrazione per i dipendenti in esubero, ma nel limite di tempo di un anno.

 

La preoccupazione dei lavoratori è comprensibile dal momento che è in gioco per questa privatizzazione una sovvenzione statale di 73 milioni di euro l'anno, cifra piuttosto appetibile che inevitabilmente  sollecita diversi interessi da parte delle aziende concorrenti, e contemporaneamente non poche preoccupazioni per il futuro dei dipendenti.

 

Tuttavia, fino a quando gli armatori privati non avranno avuto i documenti per formulare offerte concrete, non si potrà chiarire questa situazione alquanto delicata. Si dovranno attendere quindi almeno i risvolti a seguito delle divisioni regionali.

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