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Costruzione del cavo elettrico che collegherà l’Italia al Montenegro: tra polemiche e vantaggi economici

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In questo periodo di crisi, il governo Montenegrino dà un’accelerazione nel campo della fornitura di energia, e lo fa concretizzando i progetti già in cantiere con l’Italia proponendosi come nodo di interscambio a livello europeo. Il primo passo riguarda lo sviluppo del settore delle infrastrutture e dell’energia (termoelettrico, idro-elettrico, energie alternative), a cui partecipano anche i programmi finanziati dagli organismi multilaterali finanziari, quali la BERS, la BEI, la Banca Mondiale, e l’Unione Europea.

L’ investimento delle aziende italiane del settore è notevole, ed ammonta a circa 440 milioni di euro. Basti pensare alla privatizzazione della CrnoGorski Elektroprenosni Sistem AD (CGES), che compartecipa al programma, e che è l’operatore locale a partecipazione statale che si occupa dell’ intero sistema di gestione e distribuzione di energia elettrica. Il gruppo di Milano A2A, nel quadro dell’operazione di ricapitalizzazione e privatizzazione parziale della EPCG con il suo 43,7% acquisito nel 2009, e’ diventato un partner strategico di grande importanza.

La settimana scorsa il governo di Podgorica ha approvato il piano urbanistico che consentirà la costruzione di un corridoio verso l’Italia, ma non si placano le polemiche da parte delle ONG sull’ambizioso progetto che vede come protagonisti i due paesi.

Risale al febbraio 2010 l’ accordo tra governo italiano e del Montenegro relativo al settore economico a cui è seguito appunto quello da 760 milioni di euro della compagnia italiana Terna (operatore con oltre 63.000 km di linee per la trasmissione energetica ad alta tensione) per la costruzione cavo elettrico sottomarino da 1.000 MegaWatt nell’Adriatico (partendo dalla città montenegrina di Tivat fino a Pescara) che collegherà la termocentrale di Pljevlja al Bel Paese e quello per l’acquisizione di una partecipazione azionaria nella rete di trasmissione elettrica in Montenegro. Il cavo di interconnessione sarà lungo circa 450 chilometri, di cui la maggior parte collegherà  le due sponde del Mare Adriatico, e circa 75 chilometri di interconnessione terrestre.

A quanto pare, nonostante le indicazioni pervenute sia a livello Europeo che a livello interno, i rapporti sulla sostenibilità ambientale del nuovo impianto non sono stati resi noti integralmente come richiesto. La colpa, secondo il capo di governo Lukšić, è della azienda italiana responsabile del progetto (proprietaria del 22% delle azioni della montenegrina CGES, la quale ha investito sin ora una cifra di 100 milioni di euro), che avrebbe concesso una diffusione soltanto parziale dei resoconti.

L’accusa è che il governo non sia in grado di gestire a beneficio delle propria popolazione le risorse energetiche, e che le compagnie straniere, in particolar modo quelle italiane, stiano attuando questo progetto in gran segreto per accaparrarsi il maggior numero degli introiti che ne deriveranno. La questione economica riguarda soprattutto la fornitura del paese. Gli esperti avvisano che il peso dell’import di energia elettrica aumenterà ulteriormente, poiché il Montenegro è già costretto ad importare almeno un terzo del fabbisogno nazionale.

Inoltre sono sul piede di guerra anche le associazioni ambientaliste e ONG del calibro di ‘Rete per l’affermazione del settore non governativo’ (MANS), Forum 2010 e Green Home, in quanto i lavori di costruzione del cavo dovranno necessariamente avvenire all’interno di due grandi aree protette, Durmitor e Lovčen.

Forti critiche e manifestazioni di dissenso si sono diffuse sia all’interno della maggioranza (i socialdemocratici in giugno hanno minacciato l’uscita dal governo) che in tutta l’opposizione. Il partito PzP (Movimento per i cambiamenti) nel febbraio scorso ha sporto denuncia alla Corte Suprema del Montenegro contro tutti i partecipanti all’accordo, compresi l’ex premier del Montenegro e quello italiano Berlusconi, per i danni (soprattutto economici) che la privatizzazione della compagnia statale che si occupa di energia ha causato alla popolazione locale. La diffidenza è derivata soprattutto dalla mancata trasparenza delle operazioni. A quanto pare Terna avrebbe ricevuto un particolare trattamento di favore evitando la gara d’appalto e negoziando direttamente col governo l’acquisizione delle quote societarie della CGES.

Intanto a novembre partirà la gara d’appalto per la costruzione di 4 centrali idroelettriche sul fiume Morača, e mentre fino a qualche tempo fa le aziende italiane sembravano le favorite, adesso sembra rimesso tutto in discussione.

L’ipotesi del Montenegro come importante hub energetico a livello europeo si scontra violentemente contro le ambizioni delle lobbies straniere (italiane) del settore, il tutto come al solito, a danno della popolazione, che guarda con aria di disprezzo i pomposi programmi governativi per la crescita economica del paese.


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Frenk Schiavone

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