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Linking network to fight sexual and gender stigma: workshop contro la violenza di genere e il bullismo omofobico

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Ad aprire i lavori del workshop internazionale “Linking network to fight sexual and gender stigma”, organizzato dalla fondazione Hermes che si è tenuto il 16 dicembre nell’ex asilo Filangieri, è stata l’assessore Tommasiello. L’assessore, da sempre attiva in prima linea sul tema dei diritti e delle pari opportunità, ha espresso la volontà della giunta comunale di ampliare i temi del forum sulle diversità a tutti i tipi di violenza e di discriminazione. Attraverso strumenti come il tavolo LGTB, la delibera per la creazione di un registro delle unioni civili e la volontà di costruire un consultorio cittadino stabile si tenterà di scardinare il pregiudizio e la chiusura mentale che sono alla base del bullismo omofobico. 

 

Anche la dottoressa Molisso, in rappresentanza del Consiglio delle elette, ha espresso la necessità di creare una mappatura dei servizi a favore delle donne vittime di violenza e che, questo tipo di assistenza e attenzione, deve essere riservata a tutti i tipi di abusi che le politiche sociali ancora ignorano. 

Attraverso la sinergia e la creazione di una rete fra istituzioni, università e associazioni sarà possibile indagare sulla complessità di questi fenomeni. Le associazioni infatti, come sottolinea Andrea Morniroli, devono soprattutto ragionare sui loro errori e capire che senza la costruzione di una rete di senso fra loro stesse e le istituzioni, non sarà mai possibile agire concretamente e creare delle aperture per prevenire gli abusi e le violenze. Visto che il senso del lavoro sociale è promuovere i diritti è necessario creare una rete aperta e dinamica dove poter unire la competenza degli operatori e la rappresentanza delle istituzioni. 

Il workshop, quindi, ha voluto illustrare tre mappature dei servizi per prevenire e assistere le vittime della violenza di genere. La prima indagine, condotta da Anna Lisa Amodeo, Fabio Corbisero e Elisabetta Riccardi , ci mostra la situazione campana. E’ evidente una sorprendente apertura della giunta De Magistris verso le tematiche legate al mondo LGBT. La falla, però, all’interno del sistema campano è la mancanza di una vera e propria rete che leghi e colleghi i vari servizi. Le associazioni, assenti anche durante il workshop, sono fin troppo isolate e chiuse. Questa problematica unita all’intermittenza dei finanziamenti fa in modo che il mondo associazionistico campano non sia in grado di incidere concretamente sul territorio. 

Particolarmente interessanti sono state le testimonianze del lavoro svolto dagli operatori di altri due paesi europei, l’Irlanda e la Spagna, che sono intervenuti al workshop, offrendo un tavolo di confronto con la situazione italiana. 

Per l’Irlanda erano presenti Melanie Hoewer, Ernesto Vasquez del Aguila e Katherine O’Donnell. Quest’ultima ha spiegato la specificità della realtà irlandese, fortemente influenzata dalla visione cattolica.  Il lavoro delle associazioni irlandesi è finalizzato a contrastare anche la violenza contro le persone LGBT. Diverse sono le organizzazioni impegnate su questo fronte. Oltre alla nota “Women’s Aid”, che si occupa di smistare le telefonate e cercare case-famiglie per donne e bambini sfuggiti alle violenze domestiche, è presente anche la “National Traveller Women’s Forum” che invece si prende cura degli zingari e delle popolazioni rom irlandesi. Di recente, nell’ambito di questa associazione, è stato aperto il National Traveller per gli omosessuali rom residenti in irlanda vittime di una doppia pressione culturale. 

L’associazione LGBT irlandese che promuove numerose iniziative e campagne nazionali si chiama “Belong to”. Nata 11anni fa gode di finanziamenti statali e privati e si preoccupa di promuovere progetti che si misurano con temi scottanti, come quello del bullismo omofobo, e che quindi mirano ad ampliare gli orizzonti sociali. Tra questi si possono citare il “Gay Prom” e “Growin up Gay”. Nel primo caso si tratta di una festa di ballo di fine anno dedicata agli LGBT, che solitamente non portano quasi mai i loro compagni/e a questo tipo di feste. Il secondo invece è il nome di un programma televisivo che attraverso dei video ha raccontato, in modo molto rispettoso e delicato, la storia di giovani gay e il loro percorso, modificando così la generale percezione sociale dei gay. Interessante, infine, è la presenza all’interno della polizia irlandese di un reparto dedicato alle problematiche LGBT dove i suoi funzionari, sia omosessuali che eterosessuali, vengono formati e sensibilizzati sul tema. 

Diversa è la realtà spagnola, per la quale hanno testimoniato Michele Cascone, Raquel Lucas Platero e David Bernà. Qui, infatti, nonostante l’apparente apertura al mondo LGBT per violenza di genere s’intende sempre quella esercitata contro le donne. Una violenza dunque che riguarda ancora una volta i ruoli di genere, che affondano le loro radici in una società eteropatriarcale che ha creato sacche di potere e status di discriminazione. La situazione spagnola, però, appare decisamente più rosea di quella italiana. Basti pensare alla modifica costituzionale che ha consentito il matrimonio di coppie omosessuali e il cambiamento di sesso, trasferendo così il discorso sul ‘genere’ da una sfera privata ad una pubblica. Tuttavia, molto altro va ancora fatto. I servizi pubblici di assistenza ai gay e ai transessuali, attivi ora e in collaborazione con un team esperto di psicologi e medici, s’interessa di fornire non solo assistenza telefonica, ma anche informazioni relative ai rischi di Aids, assistenza per omosessuali sposati o della terza età, nonché di organizzare attività ricreative di sensibilizzazione. L’obiettivo principale, quindi, nel panorama spagnolo è quello di ampliare l’aiuto e i servizi di sostegno dalla violenza contro le donne a tutte le altre forme di discriminazione. Ma questo tipo di interventi vengono portati avanti  non senza difficoltà visti i recenti tagli previsti dalle manovre economiche anticrisi. 

A chiudere la sessione del workshop Claudio Cappotto e Cirus Rinaldi che hanno mostrato la situazione italiana sugli interventi contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Il quadro che ne viene fuori è un’Italia a macchia di leopardo dove le città più sensibili e aperte al tema risultano Napoli, Roma e Torino. La mancanza di rete e di una dimensione istituzionale per le associazione non permette la creazione di interventi concreti e ragionati, cosa che continua ad esporre i soggetti deboli della popolazione, donne e mondo LGBT, a continue violenze fisiche e psicologiche.

 

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Frenk Schiavone

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