È il titolo del Documentario scritto e diretto da Tommaso Facchin e Ivan Franceschini, proiettato questa mattina all’Università L’Orientale di Napoli a Palazzo del Mediterraneo.
Realizzato nei dintorni dell’area metropolitana di Shenzhen, nella provincia meridionale del Guangdong, fra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, il documentario di circa 55 minuti, racconta attraverso ritratti fotografici e interviste dirette le storie di giovani lavoratori cinesi.
Il progetto, che nasce per dare un volto e una voce ai lavoratori migranti (xin shengdai nongmingong), <<giovani operai che generalmente vengono additati come il vero motore della mobilitazione operaia dello scorso anno>> apre una prospettiva completamente nuova sulla Cina contemporanea.
Nati tra gli anni 80 e 90, questi ragazzi si raccontano, parlano delle loro abitudini, della loro esistenza in bilico tra difficoltà, lavori spesso alienanti, faticosi e mal retribuiti e i desideri, gli obiettivi, le lotte per i diritti, i sogni di una nuova generazione e le aspettative per un futuro che troppo spesso appare incerto.
Singole individualità, equilibri precari che scardinano, la comune visione di “operaio cinese”.
<<Volevamo capire chi erano questi giovani, e vedere le loro individualità, che troppo spesso vengono rappresentati come una catena di montaggio>>, ha affermato Ivan Franceschi, presente in aula durante la visione del documentario; che ha poi proseguito : <<Non c’è un discorso, non c’è una narrativa di fondo, né un preciso messaggio, sono degli spaccati di vita che cercano di raccontare com’è la situazione della società cinese nella sua diversità e complessità>>.
Gli autori viaggiando a Shenzhen e nella zona del Delta del Fiume delle Perle, hanno incontrato oltre ai migranti, anche attivisti e organizzazioni della società civile - nate appunto tra gli stessi lavoratori – che si occupano della promozione dei diritti sul lavoro, nell’impegno quotidiano di dare un senso alle parole diritto, dignità ed esistenza.
“La Cina è vicina” è un film del '67 diretto da Marco Bellocchio, in cui il regista denunciava senza mezzi termini il mondo socialista moderato che nella politica di governo italiana avrebbe rappresentato un blocco per i successivi 20 anni.
Dopo più di 40 anni questa stessa frase ha fatto da tema conduttore nella conferenza tenutasi nel pomeriggio di oggi all'Università di Napoli l'Orientale, a Palazzo Giusso, sulla libertà di stampa in Cina e in Italia organizzato da “Ossigeno”, Osservatorio sull'informazione, associazione nata 3 anni fa dal bisogno di tutelare i giornalisti minacciati continuamente da mafie e camorra, per difendere non solo fisicamente la loro persona, ma per salvaguardare la verità che tra tante difficoltà cercano di far conoscere al mondo.
Alberto Spampinato, direttore e fondatore di “Ossigeno”, ha raccontato la propria testimonianza di fratello di un giornalista vittima della mafia siciliana; proprio mentre faceva indagini sull'omicidio del fratello si è reso conto di quanto questa realtà sia estranea alla maggior parte di noi: chi non la vive in maniera più o meno diretta non può capirla perchè subdoli sono i meccanismi che la reggono, e soprattutto ben nascosti.
Se osservate dal punto di vista della libertà di espressione e di stampa, la Cina e l'Italia si rivelano meno lontane di quanto sembra; benchè piccoli i cambiamenti che negli ultimi dieci anni hanno interessato il giornalismo cinese, sono stati profondi.
In un reportage realizzato a Pechino, divenuto poi un documentario oggi proiettato in occasione della conferenza, la giornalista italiana Antonia Cimino ha intervistato grandi personalità del giornalismo cinese come Yang Jisheng, una vera e propria autorità della stampa cinese che ha vissuto e lavorato a cavallo tra l'epoca maoista e post maoista, sottolineando come prima delle riforme i giornali in Cina si somigliavano tutti: notizie, titoli, erano presso a poco identici. Ora ci sono più testate, i giornalisti sono più coraggiosi, c'è un giornalismo d'inchiesta ed anche se tutt'ora i giornalisti sono sempre in pericolo <<si può man mano parlare veramente della realtà>>.
Li Datong è stato direttore del settimanale Freezing Point, e vivendo la rivoluzione di Internet ha potuto osservare la diversificazione dei mezzi di comunicazione, capendo così che in realtà il più grande cambiamento è stata la diffusione dell'opinione pubblica. Come nel resto del mondo internet ha avuto i suoi pro e contro: mentre il governo si arrogava il diritto di proibire ai siti la pubblicazione di “contenuti scomodi”, sempre più ci si è resi conto di quanto fosse impossibile controllare l'intero web; in questo modo sono cadute le barriere geografiche, le notizie sono rimbalzate da un angolo all'altro del paese, sono nati i giornalisti fai da te, e con internet i cinesi hanno imparato ad aggirare le censure, anche se persistono quelle sui dipartimenti di propaganda.
Nel 2006 Freezing Point è stato chiuso per i temi trattati, particolarmente sensibili, come l'ingiustizia sociale, e il suo direttore, Li Datong è stato allontanato per “aver superato il limite”; oggi segue da casa le vicende della sua Cina ancora lontana da un regime di libertà di espressione. Ogni mese viene regolarmente pagato, in cambio deve star zitto.
Esistono varie “Italie”, ha detto Spampinato, per quanto riguarda il fare giornalismo: esiste l'Italia delle città, dove in qualche modo la verità trova il modo di venire a galla, e l'Italia delle province; qui è più semplice che le notizie rimangano nascoste. C'è poi l'Italia del nord e l'Italia del sud. Ma la verità è che da tutte queste diverse realtà emerge un dato unico: in Italia è difficile diffondere le notizie.
A testimoniare ciò sono intervenuti il direttore di Metropolis Tv, il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli e il giornalista napoletano Arnaldo Capezzuto.
Sono ormai note le vicende della cooperativa di Metropolis Tv, per quanto riguarda il pentimento di uno dei principali boss stabiesi e del suo matrimonio in carcere. Per aver riportato tale notizia, il direttore del giornale e la sua famiglia sono stati costretti ad allontanarsi dai territori stabiesi a causa di tentativi di minacce da parte della famiglia del boss, che precedentemente aveva vietato agli edicolanti la vendita del quotidiano che riportava la notizia. Il giornale è tutt'ora in causa, ed i giornalisti che quotidianamente lavorano sul campo sono costantemente in pericolo; Arnaldo Capezzuto ha raccolto testimonianza scomode sull'omicidio di Annalisa Durante, la ragazza che nel 2004 venne uccisa a Forcella durante un agguato di camorra. Arnaldo è stato minacciato telefonicamente da un membro del clan dei Giuliano, ma con grande coraggio è riuscito a denunciare e questo gesto ha portato all'arresto del boss.
Sul futuro del giornalismo cinese ci sono tutt'ora grossi interrogativi, ma c'è una propensione all'ottimismo; Li Datong, durante la sua intervista ha spiegato con un paragone lungimirante il futuro della libertà di stampa: <<La libertà di espressione è come l'acqua, incomprimibile, se deciderai di continuare a spingere pur sapendo che è incomprimibile, prima o poi finirà per schizzar fuori altrove>>.






