Nuova puntata sui disservizi dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Dopo diverse segnalazioni da parte degli studenti, siamo andati a vedere come si svolgono alcuni esami durante questa seduta estiva. Il quadro non è dei migliori.
Per iniziare, proviamo a prenotarci via internet ad un esame, e chiediamo ad uno studente di fare una prova dal proprio account. Dopo averci mostrato le ricevute delle tasse pagate regolarmente a settembre e marzo, gli chiediamo di prenotarsi per un esame a giugno. Ma dopo vari tentativi, il sito restituisce sempre lo stesso errore: “Impossibile registrarsi perché non in regola con il pagamento delle tasse”. Stessa scena per altri ragazzi. “il problema – ci spiega un ex-stagista della Segreteria Studenti – dipende dal caricamento. In pratica, non conta che tu abbia pagato le tasse, ma che in segretaria abbiano ricevuto la conferma dalla banca, e solo a quel punto vieni “abilitato” al servizio. E così magari un moroso può essere caricato prima di chi ha pagato in tempo. E’ un processo casuale, ma che colpisce una buona quota di studenti”.
Chiediamo quindi quale sia la procedura da seguire in questi casi. “Secondo la Presidenza, basta portare i bollettini pagati al momento dell’esame, e si è a posto”. Peccato che però, senza prenotazione on-line, non si viene inseriti nel database, e quindi non avremo un numero di prenotazione, e ci potrebbe toccare di farlo per ultimi.
Mandata una mail per sicurezza al professore, da cui non riceviamo alcuna risposta, il giorno dell’esame, ci presentiamo come un qualunque studente, presso la sede di Palazzo Santa Maria Porta Coeli, a Via Duomo. Ma alle 8 in punto (l’esame è alle 9), troviamo il portone chiuso. Fuori, ragazzi ed impiegati increduli. Chiediamo con discrezione cosa sia accaduto. “In pratica, nessun guardiano è venuto ad aprire il portone alle 7 e quindi siamo ancora fuori”, ci spiega A.D.D., 23 anni, studente di Lettere. “Ma la colpa non è neanche tanto dei guardiani, ma del fatto che sono pochi e devono fare il giro delle sedi”, aggiunge qualcuno.
Ma tant’è, alle 8.15, con ben un’ora ed un quarto di ritardo, il portone viene aperto. Inizia ora la parte difficile: scoprire DOVE si terrà l’esame. La nostra guida, uno dei ragazzi che ci ha segnalato la continuità di questi episodi, ci dice: “Adesso proviamo a chiedere, e ci diranno di andare a vedere fuori l’ufficio del professore, oppure al quarto piano”. Per sicurezza, quindi, chiediamo a due diverse persone in portineria, ed ovviamente le risposte sono esattamente come quelle dateci in anteprima. Con un sorriso beffardo, quindi, ci rechiamo presso l’ufficio del professore, ma non c’è alcun avviso. Tuttavia, l’assenza di studenti sul pianerottolo, ci lascia intendere che siamo nel posto sbagliato. Proviamo a chiamare in presidenza, ma nessuno ci risponde. E così proviamo a chiedere nuovamente al guardiano. A lui la presidenza risponde, e lo informano che l’esame si terrà a Palazzo Giusso, quindi siamo anche nel palazzo sbagliato. Sono le 8.35.
Prima di uscire, passiamo per il cortile, dove incrociamo un gruppo di ragazzi, anche loro disperatamente alla ricerca di un esame. Parlando con loro, scopriamo che è lo stesso, e ci informano che loro sanno che si sarebbe tenuto invece nelle R4, aula che si trova proprio lì, nel cortile dove ci troviamo. Sconcertati, richiamiamo in presidenza, dove ancora una volta non riceviamo risposta. Alle 8.45, l’arrivo del professore cancella ogni dubbio: l’esame si terrà lì. Anzi no. Perché chiedendo al prof, giunto per prendere l’ascensore, lui ci dirà invece che l’esame si terrà nell’aula 400 di Via Duomo. Per lo meno, non ci toccherà fare delle corse.
Arrivati al 4° piano per sostenere l’esame, si tiene l’appello, dove il nostro “complice” risponde per non destare sospetti, mentre noi ci giustifichiamo come semplici “accompagnatori”: una prassi comune e quindi nessuno ci fa caso. L’esame verrà poi diviso: gli studenti sono circa una trentina, ed è impossibile, secondo il professore, che tutti lo sostengano in questo giorno. Così vengono formati tre gruppi da dieci. A qualcuno non va giù: il giorno dopo avrebbe uno scritto e chiede (ed ottiene) il cambio con una ragazza, anche lei felice del cambio.
Subito dopo gli esami, chiediamo ad uno dei ragazzi quanto tempo passerà prima del caricamento dell’esame sul libretto elettronico. Dopo averci letteralmente riso in faccia, ci spiega: “In realtà, secondo l’Orientale, io questo esame non potrei sostenerlo, perché propedeutico ad un altro fatto l’anno scorso, e non me l’hanno ancora caricato”. Chiediamo come sia possibile, ma il ragazzo scrolla le spalle e sorride: “L’importante è che non me l’annullino, poi...quando vogliono, lo fanno”.
Passa qualche ora e ci rechiamo in un'altra sede de L'Orientale, a Palazzo Giusso. Tralasciando le condizioni igieniche del palazzo e del cortile, reduce la settimana prima da una delle tante feste che si organizzano frequentemente, ci rechiamo nella Matteo Ripa per seguire un esame, quando veniamo fermati da un non meglio qualificato ragazzo che ha notato la nostra fotocamera digitale, distrattamente tirata fuori mentre eravamo in ascensore e stavamo per accenderla. E’ molto infastidito dalla macchinetta e non capiamo il perché, ma quando gli diciamo che non siamo lì per riprendere nessuno, si guarda in giro, si calma, si scusa e va via. Il dubbio venuto al nostro “complice”, è che probabilmente in realtà il ragazzo sia andato via dopo aver visto che fosse arrivato uno dei guardiani, provvidenzialmente uscito dalla Matteo Ripa. E ci spiega: “Naturalmente, magari è un caso. Ma gira voce che siano avvenuti furti all’interno dell’università, e forse questo ne sarebbe stato uno”. In effetti, la voce c’è, e trova conferma in alcuni studenti che raccontano, in forma anonima: “L’anno scorso avvenne un furto nella sede di Via Duomo: due ragazzi, probabilmente minorenni, molto giovani, con un taglierino, si fecero consegnare borse e portafogli da quattro ragazze. La cosa fu portata in Senato da un rappresentante degli studenti, ma il Rettorato disse che senza una denuncia scritta erano solo voci”.
Ed infatti al momento non ci risulta nessuna denuncia, ma questo, secondo alcuni, non vuol dire niente. “Il fatto che un ragazzo non denunci, non vuol dire che il fatto non è accaduto. Si trattava di ragazze, forse la paura ha preso il sopravvento, ed hanno preferito rinunciare. Del resto, cosa vieterebbe ad un rapinatore di tornare qua e minacciare di nuovo?”.
In effetti i controlli sono inesistenti, chiunque può entrare ed uscire senza minimo sforzo, tanto più che, mentre ci apprestiamo ad uscire dal palazzo, un gruppetto di ragazzini entrano con le biciclette e scorazzano per il cortile. Pochi minuti dopo, un gruppetto di 10-15 ragazzi, tutti visibilmente maggiorenni, ha improvvisato anche una partita di calcetto, causando la rabbia del prof. Gallo, che proprio lì ha il suo studio. Senza sapere in un primo momento chi fosse, lo abbiamo visto uscire dalla stanza infuriato, intimare ai ragazzi (tutti con lo sguardo calato) di smetterla, e poi andarsene. Cinque minuti dopo, manco a dirlo, la gara è ripresa. Mentre al piano di sopra, ci sono aule studio e biblioteche, oltre a sede d’esami, dove da tutte si sentono le pallonate e le goliardiche espressioni dei giocatori riferite alla rispettive madri.
Quando una pallonata ci sfiora di rimbalzo, decidiamo che forse è giunto il momento di allontanarci, e così si conclude la nostra giornata “d’esami” a L’Orientale. Se si può chiamare tale.







Commenti
La cosa peggiore è che le lamentele sono tante e la presidenza,il Preside,e le segreterie sono incapaci di organizzare una università che per le sue tante sedi dovrebbe essere tutelata da una organizzazione svizzera piuttosto.
Ci sono tantissimi professori validi....e per prendere un 30 ci spezziamo la schiena.....
provo solo, credimi, tanta tenerezza per te
That's it !!!
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