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Berlusconi si è dimesso. E' la fine della Seconda Repubblica?

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Finisce l’era Berlusconi, ma non il berlusconismo. Al di là dei facili entusiasmi che contraddistinguono gli italiani ogni qualvolta cambi il vento, le dimissioni di Berlusconi vanno prese per un cambiamento politico di quelli tipicamente italiani: fittizi. Per diversi motivi.

Prima di tutto, la caduta di Berlusconi non significa un cambiamento di numeri in Parlamento. Rimarranno gli oltre 300 pidiellini che ci sono stati fino a oggi, il che implica che qualunque legge vorrà far passare il nuovo governo, troverà gli stessi problemi che trovava il Governo Berlusconi. Quindi resteranno una chimera leggi come il ritorno al proporzionale, l’abolizione delle province, il dimezzamento dei parlamentari e così via. Con la differenza che il nuovo Governo dovrà far quadrare i conti. Ad ogni costo. E si può immaginare facilmente dove verranno attinti questi miliardi di euro. Ma non solo. Berlusconi, anche da privato cittadino, sarà il depositario di un potere mediatico enorme, equiparabile solo a quello di Rupert Murdoch.

Un altro fattore da tenere presente è la probabile fine della Seconda Repubblica e del suo bipolarismo. Se a sinistra vige una frammentazione quasi endemica, nel PdL c’è sempre stata una struttura gerarchica rigida fino all’inverosimile, dove o ci si adattava o non se ne faceva parte. Fini e Casini ne sono usciti per forza di cose: il primo però ci ha rimesso il partito, il secondo ha salvato il salvabile prima dell’irreversibile. Ma la piramida del PdL è sempre rimasta intatta. Ora, decapitata, viene meno il mastice unitario che esercitava Berlusconi su anime diametralmente opposte. Le schermaglie tra Frattini e La Russa sono stato l’antipasto. Non è difficile ipotizzare un parallelismo tra la fine di Berlusconi e quella del PdL. Anche in quest’ottica vanno viste le defezioni degli ultimi giorni, perfino tra i fedelissimi.

Infine, la caduta di Berlusconi mette in risalto ancora una volta la scarsa attinenza degli italiani all’onestà intellettuale. Il Cavaliere non è stato là 19 anni imposto dal Signore. E’ stato eletto democraticamente. L’ultima volta, nel 2008, appena 3 anni fa, con un plebiscito senza precedenti. Certo, c'era il Porcellum. Ma il plebiscito volontario rimane. Sotto questo punto di vista, gli italiani, geneticamente sempre pronti a saltare sul carro dei vincitori, sono rimasti lo stesso del medioevo. Quello di “Franza o Espagna purchè se magna”. Stasera lo fischiano, lo contestano, lo giudicano. Gli stessi che lo applaudivano, lo acclamavano, lo difendevano. Uno spettacolo abbastanza triste che rispecchia la pochezza del nostro popolo.

Cosa succederà da domani è impossibile saperlo e non compete a chi scrive. Se la fine del Governo Berlusconi, e forse della Seconda Repubblica, sarà un bene o un male, lo dirà solo il tempo. Bisognerà solo vedere cosa resterà del berlusconismo. O i berluscones si scioglieranno sullo stile dell’orda di Attila dopo la morte di quest’ultimo nel giro di pochissimo tempo e senza lasciare traccia, assorbiti da altri centri d’attrazione. Oppure riusciranno a tenere botta. Oppure terranno botta. E prepareranno il terreno per il 2013. Quando, dopo un anno e mezzo di governo tecnico di lacrime e sangue, potrebbero ricandidare lo stesso Cavaliere. Un’ipotesi non irreale. Ma lo dirà il tempo. Oggi, in piazza si festeggia, si forma un nuovo governo, si attendono le risposte dei mercati. Quello che succederà da domani sarà nel bene o nel male l’inizio di una nuova era.

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Frenk Schiavone

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