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Disoccupazione in vertiginoso aumento e Paese fermo, una breve analisi

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Gli ultimi dati diffusi dall'Istat relativi ad inflazione e disoccupazione sono i riflessi di un Paese troppo fermo e non adeguatamente supportato da politiche serie di sviluppo, sia da parte degli organi politici che dagli apparati industriali i quali dovrebbero, di concerto, pianificare e proporre soluzioni ben più idonee alla ripartenza del sistema economico nazionale.

I numeri della disoccupazione in Italia preoccupano, sottolineando un incremento del 3,8% a Settembre rispetto al mese di Agosto, crescendo di 76 mila unità (per un totale di 2,08 milioni di disoccupati).

Ovviamente l'andamento è accompagnato dalla diminuzione dello 0,4% degli occupati, in totale 22.91 milioni.

Lievi oscillazioni che fotografano, però, l'agonia sul fronte lavoro, ambito nel quale ristagnano pochissimi spunti che ancora non trovano soluzioni serie di recupero dell'occupazione.

Molto preoccupanti i dati relativi all'inflazione nel nostro Paese, dovuta a diversi fattori che si sono criticamente combinati negli ultimi mesi.

Ai livelli più alti dal Giugno 1995, l'inflazione al 3,4% (al 2,6% se calcolata al netto del settore energetico) getta particolare sconforto sulle prospettive di crescita italiane, con la complicità di fattori politici ed industriali sul dato in questione.

Da sottolineare è, innanzitutto, il clamoroso aumento al quale assistiamo del prezzo della benzina che, se su base mensile aumenta solo dello 0,8%, su scala annuale registra un incremento addirittura del 17,8%, con il gasolio per mezzi di trasporto schizzato a +21,2%.

Ma sull'inflazione sembra aver pesato soprattutto l'azzardata scelta del Governo di aumentare l'Iva di un punto percentuale (al 21%), prestando il fianco ad una raffica di aumenti per metà dei beni presenti nel “paniere” Istat.

Per il settore Trasporti gli aumenti ammontano al 7,1%, per abitazione, acqua, elettricità e combustibili un incremento medio del 5,9% dei prezzi, numeri che mostrano quanto ancora il risparmio degli italiani venga rosicchiato il più possibile.

Per quanto sia impensabile permettere un risparmio troppo cospicuo, in base alla necessità di innescare la circolazione di denaro sotto la più rapida forma dei consumi, sarebbe più idoneo tutelare il potere d'acquisto: è palese la necessità di supportare i salari del nostro Paese, creando un incentivo intrinseco e quanto mai efficace per sostenere l'economia tutta.

Costringere ad un prezzo più alto non significa, infatti, aumentare i consumi, ma al contrario scoraggiare tale fenomeno; e soprattutto non sembrano nemmeno esserci spiragli per una spesa pubblica massiccia da programmare nel prossimo Decreto sviluppo, con la quale si potrebbe, seppur con eventuali risultati solo epidermici e non strutturali, foraggiare l'apparato produttivo e lavorativo almeno fungendo da stampella ad un arido panorama industriale ed imprenditoriale.


 

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Frenk Schiavone

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