Dopo essersi recato negli USA per convincere gli americani della bontà del suo progetto e dell’affidabilità dell’Italia e dei suoi titoli pubblici, Mario Monti ha fatto tappa al Parlamento Europeo. A Strasburgo, di fronte all’assemblea plenaria, ha nuovamente rassicurato tutti i rappresentanti degli Stati Membri: “Le scelte fatte non sono state imposte dall’Ue . Sono necessarie per la vita e il futuro dei nostri figli”.
E per Mario Monti è stato un po’ come tornare a casa sua dopo che per ben dieci anni ha ricoperto il ruolo di commissario europeo. E infatti, alternando l’italiano all’inglese, non è riuscito a nascondere tutto il suo europeismo: “L’integrazione dei popoli europei non è contraria alla democrazia. Il Parlamento europeo svolge un ruolo importante e decisivo che deve continuare ad essere rafforzato”, ha detto. E alla fine i deputati apprezzano il suo intervento, tributandogli un lungo applauso, una cosa un po’ insolita per quell’aula, molte volte silenziosa e sempre poco appassionata.
Il discorso di Mario Monti è stato diretto e senza giri di parole: “In Europa non esistono buoni e cattivi, stati centrali e periferici, l’Italia non è causa di contagio. La Francia e la Germania sono state le prime nel 2003 ad infrangere i vincoli imposti ai loro bilanci”. Non perde nemmeno l’occasione per ripetere il suo appoggio agli euro bond. E con estremo orgoglio rivendica l’operato del suo Governo: “Sono anche cose che l'Ue chiede di fare, ma non possono essere imputate all'Ue. Sento la responsabilità di guidare un Paese che ha una materia prima sempre più rara e cioè una opinione pubblica favorevole alla coesione dell'unione. Sento di non doverla dissipare, ma di doverla coltivare con cura con argomenti di sostanza. In ogni occasione che ho, invito i miei colleghi a usare la stessa attenzione e riguardo verso la nostra costruzione comune”.
Ma i suoi messaggi non erano indirizzati solo ai partner europei, bensì anche a quanti in Italia dubitano della tenuta del Governo e del fatto che riuscirà a varare tutte le più importanti riforme. Nel confermare l’impegno di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, Mario Monti ha poi assicurato: “Siamo determinati ad arrivare rapidamente a questo riequilibrio dei conti pubblici e ugualmente determinati, con la particolare configurazione di parlamento e di governo che esiste in questo momento in Italia, a compiere rapidamente le riforme strutturali che sono necessarie”.
Un governo fortemente federalista a livello europeo e centralista in ambito nazionale, dunque. Insomma l’opposto rispetto a quello precedente guidato da Silvio Berlusconi. E questa non è l’unica differenza che si nota con il vecchio esecutivo. Ad accogliere Monti nell’assise di Strasburgo, c’era anche il Presidente del Parlamento Europeo, il tedesco Martin Schulz. Che si è detto onorato della presenza del Premier Italiano nell’aula. Lo stesso che nel luglio del 2003 riservò una accoglienza del tutto diversa a Silvio Berlusconi, recatosi a Bruxelles per inaugurare il semestre della presidenza italiana dell’Ue. Decise di chiedergli spiegazioni riguardo il suo conflitto d’interesse e le accuse di corruzione che lo vedevano imputato. Il Cavaliere non esitò a rispondergli: “So che in Italia un regista sta realizzando un film sui campi nazisti, la suggerirò per il ruolo di Kapò”.
Scene vecchie, sembrano passati secoli.






