Non si arresta la vicenda che ha coinvolto il Servizio Civile Nazionale italiano a seguito della sentenza del Tribunale di Milano che ha accolto il ricorso del giovane pakistano Shahzad Sayed.
Per chiarire la cronologia della situazione che ha portato inizialmente alla sospensione del bando 2012 del SNC bisogna fare un passo indietro ad ottobre 2011.
Successivamente alla pubblicazione del bando di ammissione al Servizio Civile Italiano per l’anno 2012 Shahzad Sayed, ventiseienne pakistano in Italia da 15 anni, fa richiesta di ammissione, essendo il concorso rivolto ai giovani cittadini italiani di età tra i 18 ed i 28 anni.
La sua richiesta viene rifiutata, in quanto il SCN è uno strumento di “Difesa della Patria”, e visto le sue origini non italiane, non può essere ammesso a concorrere come gli altri giovani cittadini.
Per questo motivo Sayed si è rivolto alla magistratura italiana per fare chiarezza sulla situazione, portando a fondamento della sua domanda, l’irragionevolezza della decisione che non offre spunti di integrazione nei confronti di cittadini di origine straniera nati in Italia o che ci vivono da molti anni.
Il Tribunale di Milano accoglie la sua richiesta, sottolineando nella sentenza che la “difesa della Patria” (motivazione per la quale era stata rigettata la richiesta del giovane) potesse essere soddisfatta anche da stranieri che vivono da molti anni nel territorio italiano, e sottolineando soprattutto il carattere discriminatorio della legge, nella parte in cui rivolge il concorso ai soli “giovani cittadini italiani”.
Contestualmente però il giudice ha altresì ordinato la “sospensione della selezione per il servizio civile”, per la fissazione di un nuovo termine entro cui presentare domanda di ammissione, in modo da permettere anche a giovani stranieri, che seppur sprovvisti di carta di soggiorno risiedono regolarmente in Italia, di poter accedere al SCN.
Da questa vicenda ne sono scaturite di nuove, con tutta una serie di conseguenze che hanno coinvolto tutti i giovani che avevano fatto richiesta di ammissione, in quanto dopo la sospensione, è seguito poi il ricorso del Governo, ed una sentenza di accoglimento nei confronti di una richiesta da parte dell’Ufficio Nazionale Servizio Civile di sospendere gli effetti della sentenza del Tribunale di Milano, per permettere quantomeno la partenza di parte degli ammessi. Addirittura i giovani in balìa dell’indefinito e presi un po’ anche dallo sconforto hanno scritto una lettera al Ministro senza portafoglio per la cooperazione internazionale e l'integrazione, Andrea Riccardi, chiedendo un suo repentino intervento.
Il Levante ha avuto occasione di intervistare Enrico Maria Borrelli, presidente dell’Amesci, Ente Nazionale di Servizio Civile, che ci ha spiegato gli ultimi sviluppi sulla vicenda, chiarendo alcuni dubbi riguardo alla legge 64/2001 che disciplina appunto il Servizio Civile italiano.
Presidente Borrelli qual è la situazione allo stato attuale, all’indomani della sentenza della Corte d’Appello di Milano?
Ad ora tutto è ritornato come prima, nel senso che è stata riavviata tutta la procedura propedeutica all’avvio in servizio dei volontari. Una procedura, è bene chiarirlo, quest’anno particolarmente complessa. La scarsità dei fondi a disposizione dell’Ufficio Nazionale ha infatti costretto l’Ufficio stesso ad introdurre l’inedito meccanismo delle prenotazioni delle partenze. In pratica non c’è un avvio dei volontari nei primi mesi dell’anno, ma scaglionato fino ad ottobre in base all’ordine di prenotazioni inviate dagli enti. Ovviamente, lo stop determinato dalla famosa sentenza del 9 gennaio ha prodotto un rallentamento del tutto, anche se l’UNSC ha dichiarato che grazie a tempi celeri di rimozione della sospensiva non vi saranno ritardi.
Che riscontro ha trovato nel mondo del servizio civile, la decisione di Shahazad Sayed di voler ricorrere in Tribunale?
Il mondo del Servizio civile è composito ed eterogeneo. Ci sono i volontari, ci sono gli enti, ci sono in qualche modo anche i cittadini e le comunità che fruiscono dell’attività dei ragazzi. Nel complesso le reazioni, dopo un primo e legittimo disorientamento, sono state composte e pazienti. Tra i ragazzi, che hanno mostrato una passione e una voglia di impegno notevoli, l’atteggiamento è stato di comprensione e di attenzione. Non si è scatenata alcuna guerra tra poveri insomma.
Per quanto riguarda gli enti , questi stessi hanno segnalato ciò che sostengono da tempo: il Servizio Civile ha bisogno, oltre che dei fondi necessari, di una Riforma. Sono da tempo ferme nelle commissioni parlamentari differenti ipotesi di riforma: si costituisca un tavolo nazionale e si ricominci a discutere.
Il problema della cittadinanza italiana, nasce da una clausola della legge 64/2001, ci può spiegare bene di cosa si tratta?
In realtà la legge 64/2001 è una legge quadro, che delegava il Governo a intervenire, con decreti attuativi, per definire le norme di funzionamento e la definizione dei soggetti ammessi a partecipare al Servizio Civile Nazionale. Solo nelle norme transitorie la legge 64 fa riferimento alla cittadinanza italiana, giustificata dalla definizione di strumento di difesa della Patria, in quella fase di alternativa alla leva militare obbligatoria, poi sospesa dal 2005. Il D.lgs. 77 del 2002 invece fa espressamente riferimento alla cittadinanza italiana come requisito per la partecipazione ai bandi ed è su queste che si è espresso il Tribunale di Milano definendola discriminatoria.
Come ha reagito il Governo italiano avanti a questa, chiamiamola, “contestazione” del giovane pakistano. Si è mostrato aperto al dialogo?
Dopo una evidente fase di difficoltà e di confusione, il Governo ha presentato ricorso contro la sentenza del Tribunale di Milano, ottenendo in tempi brevi la sospensiva dell’esecuzione della sentenza che, se applicata, avrebbe impedito l’avvio in servizio di circa 18.000 giovani. Certo, è sempre bene ricordare che questo è un governo tecnico che quindi porta con sé tutte le difficoltà di relazione politica che possono derivare da una dipendenza totale dalla volontà parlamentare. Diciamo che , nei limiti delle proprie possibilità, il Ministro Riccardi ha tentato di dialogare sulla vicenda.
Il principio di non discriminazione è sancito nella Carta dei diritti Fondamentali che oggi fa parte delle fonti del Diritto dell’Unione Europea, perché non si può contestare l’incompatibilità della l.64/2001 con una legge del diritto dell’UE? Potremmo far anche riferimento alla libera circolazione delle persone per esempio, libertà tutelata dall’Unione ed in questo caso ampiamente esercitata (il ragazzo risiede da 15 anni in Italia). Perché insomma una legge che contiene una clausola discriminatoria non risulta in contrasto con il diritto dell’UE?
Non sono un giurista e non vorrei azzardare risposte tecniche che non sarebbero di mia competenza. Certo è che anche la sentenza del Tribunale di Milano su Shahzad Syed fa riferimento, tra le altre cose, al diritto (ampiamente riconosciuto in ambito UE) alla parità di trattamento rispetto al mercato del lavoro tra cittadini e stranieri regolarmente soggiornanti. Il tema è, ancora una volta, culturale e politico prima che giuridico. Diamo per scontato che il principio di non discriminazione debba essere uno dei principi ispiratori di ogni norma italiana ed europea. Se fino ad ora le leggi che organizzano il SCN non lo hanno recepito integralmente, c’è da rimediare il prima possibile a questa mancanza.
Cos’è Amesci e come si sta muovendo in questa vicenda?
Amesci è un ente Nazionale di Servizio Civile ed membro della Consulta Nazionale dal 2003. Da 15 anni progettiamo esperienze di Servizio Civile fornendo ad Enti, Associazioni e giovani la nostra conoscenza e il nostro sapere per rendere sempre più formativa e ricca l’esperienza che i giovani vanno a compiere.
Sulla vicenda in sé sin da subito abbiamo ritenuto importante l’azione del giovane Syed che, con coraggio, ha rivendicato per sé diritti. Siamo convinti che questa sia un’occasione importante per il Servizio Civile per riformarsi, per essere sempre più al passo con la società italiana e soprattutto essere sempre più uno strumento che consenta alle ragazze e ai ragazzi italiani di crescere in un’esperienza al servizio della collettività, e di sé stessi.







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