È davvero impressionante notare come solo quattro (seppur grandi) nazioni, riescano a rappresentare, da sole, quasi un terzo della popolazione mondiale, poco più di un quarto della ricchezza complessiva della Terra.
Brasile, Russia, India e Cina sono quattro potenze tra loro molto diverse ma, per le impressionanti performance in termini di crescita dell’ultimo decennio, si sono inevitabilmente e prepotentemente guadagnate un posto di rispetto nelle relazioni economiche a livello planetario.
Il primo a riunirle sotto la sigla BRIC fu dieci anni fa un economista di Goldman e Sachs, Jim O’Neall. Successivamente i quattro paesi hanno pensato di incontrarsi e di dare vita a una vera e propria unione alla quale nel 2010 si è aggiunta anche il Sudafrica, altra grande nazione in forte crescita. E ieri pomeriggio, alla sede centrale del Banco di Napoli in Via Toledo, Andrea Goldstein, economista dell’Oecd, ha presentato il suo ultimo volume, intitolato proprio ‘BRIC’. L’autore ha voluto così ripercorrere le tappe dello sviluppo impetuoso delle quattro grandi potenze, analizzare le differenze esistenti tra loro, provare a capire le opportunità che l’Italia potrebbe sfruttare intessendo relazioni economiche e commerciali, ed infine,cercare di capire quali sono le altre potenze che presto si faranno avanti sul panorama internazionale.
Goldstein chiarisce subito che l’Italia si è finora aperta poco alle opportunità offerte da questi paesi. Riusciamo a vendere loro pochi dei nostri prodotti, abbiamo pochi brasiliani, cinesi, indiani e russi nei Cda delle nostre aziende, non sappiamo attrarre le loro ricchezze, la dimensione media delle nostre imprese non è sufficientemente grande a sviluppare con le loro partnership e collaborazioni.
Massimo Deandreis, presidente del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, dopo aver dimostrato attraverso uno studio la maggiore difficoltà del Centro Sud Italia ad interfacciarsi con queste realtà, lancia un serio allarme: bisogna certamente considerare quella cinese come una delle principali potenze mondiali, ma bisogna anche pensare che i loro dati forniti su pil e sulla loro ricchezza sono spesso inesatti. Lo fa citando un libro dell’economista Thierry Wolton, Il grande bluff della Cina, la cui lettura è davvero illuminante.
Tra i relatori della tavola rotonda c’è anche Lorenzo Stanca, docente che di Cina è un massimo esperto, il quale pone subito in risalto un limite del sistema cinese: "non sono in grado di esportare un modello", dice. "Se gli americani hanno conquistato il mondo parlando di democrazia, i cinesi - continua - devono fare tanti passi in avanti in termini di diritti civili".
Ennio Forte, professore di trasporti e logistica presso la Facoltà degli Studi di Napoli Federico II, infine, si dice sicuro che la fortuna della Cina sia dovuta all’intelligenza di quel popolo, all’intuizione che ebbe nel capire le opportunità di una sua apertura ai grandi traffici internazionali, di iniziare a fare logistica. È per questo che hanno costruito nove grandi porti e altrettanti retro porti, tutti sulla costa più orientale. Ed è grazie alla loro capacità di fare logistica che oggi controllano tutti i mercati, parte dei porti delle città occidentali sono di loro proprietà e soprattutto possono importare tutto il petrolio e le materie prime che vogliono specialmente dai paesi africani.
Una sensata osservazione è quella posta in essere da Andrea Godstein che, tirando le somme del dibattito, ricorda che il prezzo dell’impetuosa crescita di queste potenze è stato l’accrescimento delle disuguaglianze interne. Senza dimenticare poi, che i paesi BRIC raccolgono la metà della popolazione povera di tutto il pianeta. Anche questo è un record, ma non proprio positivo.
E per quanto riguarda i nuovi paesi che si stanno facendo largo, le performance del Messico e dell’Indonesia non sono niente male. Nei prossimi anni se ne sentirà parlare molto. Senza dimenticare però, i paesi dell’Africa, specialmente quelli della costa atlantica.
L’Italia dovrà capire che ruolo potrà e vorrà giocare nei diversi grandi equilibri mondiali del nuovo decennio.






