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È nato lo Scec, la moneta della solidarietà amica del territorio

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Quella che l’associazione napoletana Masaniello sta portando avanti ormai da qualche mese è davvero una bella iniziativa: far nascere una nuova moneta, ma non per motivi di politica economica o monetaria, ma semplicemente per creare un nuovo strumento che dia valore alle relazioni fra le persone, che esalti i territori, che crei una rete di persone sensibili rispetto a certe cruciali tematiche.

I promotori del progetto sono partiti da alcuni importanti punti fermi: la globalizzazione e il peso sempre maggiore delle multinazionali hanno provocato un soffocamento dell’economia reale e l’esaltazione del cartaceo mondo della finanza e dei mercati. La grande distribuzione organizzata attira per sé tutta la domanda di consumi, i piccoli esercizi commerciali chiudono i loro battenti, solo il cinque percento dei beni che compriamo proviene dai nostri territori e, senza accorgercene, inquiniamo sempre di più il pianeta.

Come può una moneta risolvere tutti questi problemi? La Masaniello ONLUS, un’associazione di commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, ha dato vita agli Scec (Solidarietà ChE Cammina o anche Sconto ChE Cammina) per ridare un po’ di quel reddito e di quel potere d’acquisto che le famiglie, per cause di varia natura, hanno perso negli ultimi anni. Un denaro che non è carta straccia, anzi tutt’altro, che viene accettato in numerosi esercizi commerciali, ristoranti e locali facenti parte di una rete che si sta via via allargandosi  includendo sempre più operatori.  Si tratta legalmente di buoni sconto, che vengono erogati da commercianti aderenti (è possibile leggerne l’elenco sul sito internet del progetto, scecservice.org) all’atto di un acquisto e che poi possono continuare a circolare.

Sono state coniate, per il momento, banconote di piccolo taglio, il minimo è da mezzo scec, il massimo da cinquanta. Una ricchezza che non appartiene alle grosse banche d’affari, bensì alla gente. Per coloro i quali dovessero avere dubbi sulla riuscita dell’iniziativa, si segnala un illustre precedente di moneta parallela, quello dei Wir svizzeri. In tedesco Wir significa ‘noi’. Si tratta di una moneta molto utilizzata in alcuni cantoni, diffusa non solo negli scambi commerciali, ma anche nei grossi affari. Qualche tempo fa eclatante fu il caso di un costruttore che realizzò un intero stabile pagando i suoi fornitori proprio con la moneta parallela. Il sistema dei Wir trova parte della sua stabilità proprio nel fatto che è appoggiata da una banca, la Wir Bank, che però non ha alcuno scopo di lucro.

L’associazione Masaniello intanto, si è attrezzata alla grande: non solo ha reso possibile utilizzare Scec anche per acquisti online, ma ha anche trovato soggetti aderenti, oltreché in Campania, anche in altre nove regioni italiane, proprio mentre sta cercando altri importanti partner, sempre del mondo dell’associazionismo, nelle altre dieci.

Non deve sorprendere il successo che un’iniziativa del genere può guadagnarsi. Le più elementari leggi economiche insegnano che tanto più sarà diffuso l’utilizzo di una moneta quanto più essa sarà accettata. Il fatto che sempre più persone stanno entrando nell’arcipelago Scec, quindi, farà aumentare sempre più la sua fiducia. E a pensarci bene la moneta parallela Wir nacque negli anni trenta, un decennio di forte crisi economica, non molto diverso dal nostro.  Anche allora si ravvisò l’esigenza di una moneta lontana da certa finanza, che anche in quell’epoca aveva provocato disastri, e più vicina alla gente, ai territori, all’economia vera.

 

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Frenk Schiavone

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