Sulla strada del riordino dei conti dello Stato, il governo non intende fare sconti a nessuno, nemmeno a coloro i quali, finora, di sconti ne avevano avuti eccome, ed anche belli sostanziosi. Nel mirino del primo ministro è entrata anche la Chiesa.
Stop all'esenzione dall'Ici per tutti quegli immobili che appartengono, in un modo o nell'altro, ad enti ecclesiastici e che producono guadagni; che sono, insomma, attività commerciali a tutti gli effetti. L'esenzione, ci tiene a precisare Palazzo Chigi in una nota, non sarà cancellata, ma riguarderà d'ora in avanti “gli immobili in cui si svolge in modo esclusivo un'attività non commerciale”; che sarebbero poi le chiese, le mense per i poveri, le scuole cattoliche.
Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha comunicato tale decisione anche al vice-presidente della Commissione europea Joaquin Almunia, che nel 2010 aveva aperto un'istruttoria contro il nostro Paese proprio a causa dell'esenzione di cui godeva la Chiesa; a causa di tale esenzione, considerata a tutti gli effetti un aiuto di Stato agli enti religiosi, l'Italia sarebbe stata quasi sicuramente multata entro il mese di Maggio di quest'anno, con il Vaticano che sarebbe stato costretto a pagare tutte le tasse arretrate, dal 2005. L'Ici alla Chiesa, paradossalmente, potrebbe essere quasi visto in maniera positiva dal punto di vista dello stato di San Pietro.
E mentre l'Europa parla di “un buon progresso”, la Cei, attraverso il proprio portavoce, monsignor Domenico Pompili, si esprime sulle mosse del governo giudicando positivamente qualsiasi azione possa “introdurre chiarimenti alle formule vigenti” e chiarendo che qualsiasi intervento governativo “sarà accolto con la massima attenzione e senso di responsabilità”; ciò premesso, il consiglio dei Vescovi auspica vigorosamente “che sia riconosciuto e tenuto nel debito conto, il valore sociale del vasto mondo del no-profit”. I più accaniti sostenitori della assoluta necessità che la Chiesa paghi l'Ici sono i Radicali. Il segretario Mario Staderini (basandosi su dati dell'Anci) sostiene ad esempio che, al giorno d'oggi, la Chiesa sottragga alle casse dello Stato circa 700 milioni di euro all'anno. Ed è proprio sul reale importo che tali enti riverserebbero nelle casse dell'erario che le cifre ballano. Secondo stime non ufficiali, il Vaticano possiederebbe in Italia circa 100.000 immobili, 26.000 dei quali dovrebbero essere chiese, o comunque strutture ecclesiastiche. Secondo l'Anci (associazione dei comuni italiani), il pagamento dell'Ici da parte della Chiesa dovrebbe produrre un gettito che varia tra un minimo di 500 ed un massimo di 700 milioni di euro, come visto. Ben più impressionanti le cifre delle stime fornite dall'Ares (l'associazione per la ricerca e lo sviluppo sociale), che parlano di un gettito che potrebbe arrivare fino ai 2 miliardi di euro.
Ma l'Ici alla Chiesa non è la sola carta che il governo intende giocare sul tavolo dei conti pubblici. Gli obiettivi più ambiziosi riguardano infatti l'Iva, l'Irpef e l'evasione fiscale. Le ultime due questioni sono strettamente intrecciate tra loro. Che questo esecutivo abbia fatto della lotta al sommerso la propria ragione d'essere non è un segreto per nessuno, e i continui blitz della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Entrate lo testimoniano ampiamente. Volontà del governo sarebbe quella, espressa direttamente dal Presidente Monti, di “usare i proventi della lotta all'evasione per dare qualche sollievo ai contribuenti onesti”. Sebbene cifre precise riguardo il recupero delle tasse evase si potranno avere soltanto a partire dal mese di Maggio, i tecnici del governo sarebbero impegnati a trovare un modo per far respirare le tasche dei contribuenti onesti. L'azione più probabile è che l'aliquota dell'Irpef, oggi al 23%, possa scendere di qualche punto percentuale, coprendo ampiamente i minori incassi con il recupero dell'evaso (che nel 2011 è stato di circa 11 miliardi).
Sull'Iva si misureranno molto probabilmente le reali capacità di questo governo tecnico. Il rischio è che, a partire dal 1° Ottobre 2012, l'Imposta sul Valore Aggiunto possa crescere di altri 2 punti percentuali, passando dal 21 al 23% per tutto il 2013, e crescendo fino al 23.5% nel 2014. L'obiettivo del Ministero dell'Economia sarebbe quello di dimezzare tale aumento o, nella migliore delle ipotesi, di cancellarlo del tutto. Tutto dipenderà dalla copertura: se entro Ottobre si troveranno 4 miliardi di euro, gli aumenti, almeno per ora, non dovrebbero verificarsi.Lo stop all'aumento dell'Iva andrebbe visto in termini del tutto finanziari: maggiore è l'Iva, maggiori sono gli svantaggi per tutti i lavoratori dipendenti dai redditi medio bassi e, di conseguenza, minori sarebbero i consumi, con il rischio di rimanere impantanati nella crisi ancora più a lungo. A meno che, ovviamente, il governo presieduto dal professor Monti non riesca a condurre in porto tutte le azioni di cui sopra.






