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Il Parlamento dà il via ai tagli degli stipendi dei parlamentari

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Sacrifici e tagli non solo per gli italiani “comuni” ma anche per i parlamentari. Ieri, infatti, la Camera ha stabilito che il taglio allo stipendio degli onorevoli sarà di 1.300 euro lordi (circa 700 al netto), a cui si aggiungerà un’ulteriore riduzione del 10% per quei deputati che svolgono anche il ruolo di presidente di commissione.

Tale operazione serve ad impedire che - a causa del nuovo sistema di calcolo contributivo delle loro pensioni che si può scaricare dalle tasse - i deputati potessero ottenere paradossalmente buste paga più cospicue. In pratica, però, cambia poco. La maggioranza dei parlamentari avrà un stipendio simile al precedente, mentre la vera novità riguarda l’abolizione del vecchio e generoso vitalizio perché è partito dal primo gennaio 2012 il calcolo della pensione dei parlamentari con il sistema contributivo. Un sistema che dovrà essere applicato anche ai dipendenti del Palazzo Montecitorio.

Le decisioni del governo, dunque, sono nella direzione di ridimensionare la disparità di trattamento pensionistico dei parlamentari rispetto al resto degli italiani, piuttosto che di veri e propri tagli agli stipendi dei politici. I 1.300 euro in meno, in ogni caso, verranno depositati in un fondo a tutela di eventuali ricorsi. “Si tratta di scelte sagge ed equilibrate – ha dichiarato Renzo Lusetti, segretario di presidenza - in linea con i sacrifici che abbiamo chiesto agli italiani”.

La Camera ha deciso inoltre che potrà essere rimborsata in modo forfettario solo la metà dei contributi versati dal Parlamento per gli assistenti parlamentari. L’altra metà dovrà essere giustificata con fatture. “Entro un mese – ha annunciato il questore della Camera Antonio Mazzocchi - presenteremo una proposta di legge per regolamentare anche la figura dei cosiddetti portaborse”.

Tuttavia, il risvolto positivo della decisione della Camera è la fine (auspicata) delle continue polemiche sui guadagni dei parlamentari italiani comparati a quelli dei loro colleghi europei. I deputati italiani, infatti, secondo uno studio condotto dall’Ufficio della Presidenza dei Ministri, possono contare su una indennità mensile di circa 5.000 euro netti (escluse le diarie giornaliere) a fronte dei 5.035 euro dei colleghi francesi, dei 5.110,31 euro dei tedeschi e dei 6.200 euro dei parlamentari europei.

Anche per i dirigenti di authority, ministeri, agenzie, società pubbliche di vario titolo (ma non per Eni, Enel, Poste e altre aziende quotate) sarà previsto un tetto agli stipendi. I manager pubblici non potranno guadagnare più di circa 310mila euro lordi l’anno, ovvero della retribuzione del primo presidente della Corte di Cassazione.

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Frenk Schiavone

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