Erano ormai mesi che, all'interno della Lega Nord, si respirava un'aria ricca di tensione. La distanza tra il leader indiscusso del Carroccio, Umberto Bossi, e l'ex Ministro degli Interni Roberto Maroni pareva essere diventata ormai incolmabile tanto che, ad ogni votazione, non si contavano più i distinguo e le prese di posizione diverse tra i seguaci del Senatùr ed i cosiddetti maroniani. Ultima vicenda a creare zizzania tra le fila del partito leghista, in ordine di tempo, è stato il caso Cosentino. In Commissione, infatti, ha prevalso la linea dura dei seguaci di Maroni (il si all'arresto), anche se si è trattato di una prova di forza limitata nel tempo e nell'efficacia, dato che poi il Parlamento ha dato parere negativo, con la Lega compatta a votare per il no.
Una resa dei conti sembrava inevitabile, ed invece Umberto Bossi ha preferito una tattica, per così dire, diplomatica. Fuori chi era troppo interno al cosiddetto “cerchio magico”, ovverosia Marco Reguzzoni, l'oramai ex Capogruppo alla Camera per la Lega Nord, e dentro Paolo Dozzo.
Reguzzoni era da molti considerato il nemico interno numero uno per Roberto Maroni che, una volta perduto l'incarico di Ministro, tornava ad essere uno dei deputati più in vista delle camicie verdi. Lo scontro con il capogruppo alla Camera è stato inevitabile, ed in più di un'occasione la fedeltà indiscussa che Reguzzoni portava a Bossi è stata motivo di attrito tanto con Maroni quanto con i suoi seguaci interni alla Lega; attrito culminato nella vera e propria censura bossiana verso il suo ex Ministro, al quale erano stati addirittura vietati i comizi.
Adesso che Reguzzoni non c'è più, almeno non in una posizione così in vista, tutto sembra finito in una bolla di sapone, con dichiarazioni distensive e pacificatrici da entrambe le parti. Intervistato dal quotidiano del Partito, la Padania, il Senatùr ha dichiarato che “ognuno ha fatto un passo indietro. Sia Maroni che in fondo è stato danneggiato per la scelta del movimento [il riferimento è al divieto di partecipare ai comizi, ndr], sia Reguzzoni che pur essendo stato un buon capogruppo ha fatto a sua volta un passo indietro”. Insomma una serie di “passi indietro” aventi lo scopo di calmare le acque e ricompattare le fila leghiste. Ed in questa direzione vanno anche le dichiarazioni di Maroni, rilasciate pochi minuti dopo l'avvenuta sostituzione del capogruppo: “si è risolta una importante questione sotto la guida di Bossi, grazie al quale è stata trovata compattezza e unità”.
Per quanto riguarda Paolo Dozzo, invece, sono in molti a ritenere che con lui sia stato ritrovato una sorta di equilibrio interno alle varie posizioni leghiste.
Inizialmente considerato bossiano di ferro e interno al “cerchio magico”, Dozzo ha ultimamente concesso svariate aperture alle posizioni cosiddette maroniane, ultima la decisione di votare si all'arresto del pidiellino Cosentino. Nato in provincia di Treviso 57 anni fa, Dozzo è stato tra i fondatori della Liga Veneta ed è stato sottosegretario alle politiche agricoli con l'ex Ministro leghista Zaia, come ricorda, sempre alla Padania, Bossi: “è uno nella Lega da anni e che aveva fatto bene assieme a Zaia quando era sottosegretario all'Agricoltura”.
Insomma, il partito del Nord sembra aver ritrovato coesione interna. Anche se, dopo la sostituzione del capogruppo alla Camera, c'è chi, tra le camicie verdi, mormora di un possibile, prossimo, cambiamento anche alla guida del Senato.






