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L'Italia sono anch'io!

logo_italia_anchio'L'Italia sono anch'io!' è una campagna nazionale, portata avanti da 19 associazioni della società civile, per l’estensione del diritto di cittadinanza in favore delle seconde generazioni ed il diritto di voto amministrativo per i lavoratori di origine straniera residenti regolarmente da cinque anni nel nostro paese. Il Levante, in collaborazione con l'Associazione Hemispheres, vuole dar voce alla campagna creando uno spazio di approfondimento, con l’obiettivo di guidare con mano i lettori all’ interno del dibattito, attraverso l’intervento di esperti ed il racconto di storie di migranti e di italiani di seconda generazione residenti nel nostro territorio.

‘L’Italia sono anch’io’: Profumo mediterraneo

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La vedo parecchio indaffarata mentre allestisce un banchetto per la conferenza sulla Siria da lei organizzata insieme ad un gruppo di attivisti. Decido di non disturbarla anche perché sono in anticipo, lasciandole il tempo di ultimare i preparativi prima dell’inizio. Mentre accendo una sigaretta, si accorge della mia presenza. Mi saluta da lontano e mi fa cenno di aspettare qualche minuto. Poco dopo mi raggiunge spiegandomi che abbiamo un po’ di tempo dovuto ad un leggero ritardo nella preparazione dell’incontro.

L’Italia è anche Andrea e Senad. Quando l’apolidia è una colpa da espiare nei CIE

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L’iniziativa L’Italia sono anch’io si è da poco conclusa con un risultato significativo, raccogliendo in totale più di 200.000 firme ( a fronte delle 50 mila necessarie) a sostegno dei due progetti di legge per estendere il diritto di voto alle elezioni amministrative  agli immigrati regolari e la cittadinanza ed ai loro figli nati in Italia.

Tuttavia, a poca distanza da questo piccolo-grande traguardo un’altra vicenda si è aggiunta al puzzle, quella dei due fratelli Andrea e Senad nati a Sassuolo da genitori bosniaci.

La loro storia è una delle tante già sentite di ragazzi che hanno commesso dei furti quando erano minorenni, e che per questo hanno già scontato una pena. Il loro calvario inizia quando i loro genitori hanno perso il lavoro, e di conseguenza anche il permesso di soggiorno.

Non avendo mai presentato domanda di cittadinanza all’ambasciata bosniaca né allo stato italiano, Andrea e Senad sono apolidi, privi di cittadinanza. In parole povere, non possono essere espulsi ma non possono circolare liberamente sul territorio italiano; quindi da circa un mese sono stati rinchiusi in un CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione).

‘L’Italia sono anch’io’: ripensare la nostra cittadinanza è un’opportunità. Intervista al Prof. Cataldi

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La campagna L’Italia sono anch’io per l’estensione del diritto di cittadinanza in favore delle seconde generazioni ed il diritto di voto amministrativo per i lavoratori di origine straniera residenti regolarmente da cinque anni nel nostro paese è ormai terminata.

L’obiettivo delle  50.000 firme necessarie per presentare le due proposte di legge di iniziativa popolare  è stato ampiamente raggiunto e ieri 6 marzo alle ore 12,00  il Comitato Nazionale ha depositato le firme alla Camera dei Deputati.

Per comprendere appieno la portata delle proposte presentate, abbiamo contattato il Prorettore dell’Università di Napoli “L’Orientale”, l’Avv. Giuseppe Cataldi, Professore ordinario di Diritto Internazionale e Tutela dei diritti umani e responsabile della sede di Napoli dell’ “Istituto di Studi Giuridici Internazionali” del CNR. 

‘L’Italia sono anch’io’ : Una principessa sikh italiana

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Una volta arrivato alla stazione di Cisterna, mi lascio il tempo di una sigaretta per dissipare gli ultimi strascichi di sonnolenza. È mattino presto ed il sole ancora sbadiglia su un cuscino di nuvole. Poco dopo sento un clacson ed una voce chiamarmi.  Dall’auto rossa parcheggiata sul bordo della strada esce una figura alta, slanciata, dal carnato indiano e l’accento romano. Hardeep si scusa per avermi fatto aspettare ed entriamo in macchina. 

È  una giovane ragazza italiana appartenente alla comunità sikh di Cori. Un’amica russa me l’aveva presentata ad un seminario sulla condizione della donna in India svoltosi qualche mese prima nella capitale. Lavorava presso uno sportello d’immigrazione come mediatrice culturale ed era stata invitata all’evento in qualità di rappresentante della propria comunità. In quella circostanza mi aveva parlato della possibilità di incontrarla e trascorrere una giornata presso il Gurdwara di Lavinio, il tempio sacro costruito dai sikh sulla costa laziale. Telefonando la settimana precedente ero riuscito ad accordarmi per quella domenica. 

‘L’italia sono anch’io’: Ponti cinesi

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Le spiego con estrema precisione di che si tratta e perché voglio farle un'intervista. Prima di porle qualsiasi domanda, mi tocca rispondere alle sue di domande. “È una ricerca statistica? E’ un articolo su di me? Dove va a finire? Perché proprio io?”. È al limite della riservatezza e va da sé che voglia mantenere l’anonimato. La rassicuro in merito, specificando che qualsiasi pezzo non viene mai pubblicato senza l’autorizzazione dell’intervistato. Non si sbottona più di tanto. Vuole sapere se registrerò la conversazione. Le dico che riascoltarla a freddo mi permetterebbe di riformulare al meglio le informazioni in modo coerente. Al di là delle dovute precauzioni, è stata molto gentile ad invitarmi per un tè a casa sua.

Frenk Schiavone

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