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Guinea: Tiègboro Camara incriminato per violazione dei diritti umani.

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L’accusa è arrivata mercoledì 1 febbraio, emessa della Corte di giustizia della Guinea. Il Colonnello Moussa Tiègboro Camara è stato incolpato di aver preso parte al massacro nello stadio di Conakry il 28 settembre 2009, durante una manifestazione contro il regime di Moussa Dadis Camara. Sospettato di essere stato l’artefice delle efferatezze avvenute in quella circostanza, il nome di Tiégboro è comparso insieme ad altri esponenti del mondo istituzionale e militare anche in una precedente inchiesta aperta nel 2009 dalle Nazioni Unite.

Attualmente ancora in libertà, Moussa Tiégboro Camara riveste il ruolo di capo dell'Agenzia nazionale responsabile per la lotta contro la droga, criminalità organizzata e il terrorismo, con il grado di Segretario generale alla Presidenza. Nominato nel 2010 dal presidente vigente Alpha Condé , il Colonnello vanta un lungo curriculum nella storia delle istituzioni e della milizia guineense; responsabile per la lotta contro il narcotraffico, sotto la Presidenza di Moussa Dadis Camara, con il rango di ministro, è stato uno dei pilastri del Consiglio nazionale per la democrazia e lo sviluppo (CNDD), il partito che ha assunto il potere il 23 dicembre 2008, poco dopo l'annuncio della morte del generale-presidente Lansana Conté, che regnava nel Paese da 24 anni.

Due anni e mezzo fa, quella che doveva essere una pacifica espressione di dissenso contro il governo Camara, si è trasformata in una escalation di violenza che ha visto un numero altissimo di civili coinvolti. Motivo scatenante della protesta, la mancata promessa del Capitano Camara di guidare il paese verso nuove elezioni e di rinunciare ad una sua possibile candidatura. Secondo le stime delle agenzie non governative almeno 157 persone sono state uccise, dozzine le donne stuprate e che hanno subito altri crimini sessuali, 109 i casi registrati, un centinaio di persone scomparse e 1.253 persone ferite. L’ex capo di Stato si è spogliato di ogni accusa e ha nettamente sottovalutato la portata del massacro durante un’intervista. “Non controllo del tutto l’esercito”, ha affermato, “dire che io sono al capo di tutto è pura demagogia”.

Dura la reazione della comunità internazionale. Nell’ottobre del 2010 l’Unione Europea a distanza di quasi un anno dall’ accaduto ha emesso misure restrittive nei confronti della Repubblica della Guinea in risposta alla violenta repressione da parte dei berretti rossi e del suo capitano. Stati Uniti e Comunità economica degli Stati dell’Africa (Ecowas) hanno posto un embargo sulle armi destinate al paese africano, imponendo delle sanzioni a Conakry e impedendo a Dadis e ai suoi uomini di lasciare il paese.

Nove delle Ong locali incluso il Collettivo delle associazioni delle Vittime (Cave) e l’Associazione delle Donne e delle Ragazze Vittime della Violenza (AFFV), hanno definito l’inchiesta una svolta.

Questa imputazione è un passo importante che deve condurre a stabilire tutti i responsabili e alla tenuta di un processo giusto ed equo in Guinea, al quale i suoi abitanti si appellano con le loro voci” così hanno dichiarato l’OGDH (Organizzazione per la difesa dei diritti dell’uomo della Guinea) e le associazioni delle vittime.

La Guinea infatti è uno dei paesi dell’Africa ad essere ancora un cantiere aperto per quanto riguarda la costruzione di un solido stato democratico. Al suo interno è ancora presente una fitta rete di corruzione nell’ambito della giustizia, forti lacune nell’ambito della sicurezza e ripetitive violazioni dei diritti umani, troppe volte passate sotto silenzio.

"Queste attività non possono essere portate a termine senza la supervisione e il coinvolgimento della società civile e gli sforzi del governo di emarginare i suoi critici minerà le future iniziative politiche e la sostenibilità di queste emergenti democrazie" ha recentemente osservato Dominique Dieudonné, esponente del programma ufficiale del National Endowement for Democracy riferendosi anche a paesi come la Costa D’Avorio, la Liberia, il Niger e Togo.


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Frenk Schiavone

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