Il 23 gennaio è cominciato l’anno cinese del drago, uno dei dodici animali associati ciclicamente ad ogni anno e tra tutti il più propizio: il drago è infatti da sempre simbolo del potere imperiale ed emblema di forza, ricchezza, prosperità. Il mitico animale è in alcune tradizioni legato all’origine stessa del popolo cinese, che proprio da un drago trarrebbe la sua discendenza. Il drago rappresenta, spesso e volentieri, anche nel linguaggio comune fuori dalla Cina, l’impero di mezzo tout court.
Per questo si ritiene che i nati sotto l’egida del drago siano saggi, coraggiosi, innovativi, destinati al successo. Un modo di dire cinese che indica l’auspicio di un brillante futuro recita “si spera che il bambino diventi un drago”, e un gran numero di cinesi lo prende molto sul serio: si prevede infatti un aumento delle nascite per il 2012, come era stato già per il 2000 e il 1988, e numerose coppie ricorrono proprio in questi giorni a cure della fertilità per essere sicuri di dare alla luce un draghetto entro la fine dell’anno.
Il capodanno è la festività più importante dell’anno in Cina, ma viene festeggiato con grande sfarzo anche in altri paesi che hanno subìto nel corso dei secoli l’influenza culturale cinese, come la Corea, il Vietnam, la Tailandia e Singapore, nonché dalle comunità di emigrati cinesi in giro per il mondo. Le celebrazioni durano per quindici giorni, dal primo giorno del primo mese del tradizionale calendario lunisolare (che incorpora elementi del calendario solare e di quello lunare) fino all’arrivo della prima luna piena, celebrata con la ‘festa delle lanterne’, prevista quest’anno per il 4 e 5 febbraio, durante la quale le strade si riempiono di sgargianti lumi di cartone.
La leggenda narra che il mostro Nian (la parola cinese per ‘anno’) emergesse dalle profondità degli abissi alla fine di ogni inverno, seminando il terrore tra le genti e divorando il bestiame. Finché, per caso, qualcuno scoprì che la terribile creatura aveva paura del rosso e dei rumori forti, e da allora ogni anno, in corrispondenza dell’inizio della primavera, i cinesi tengono lontani gli spiriti malvagi con fuochi d’artificio e stendardi rossi, approfittando dell’occasione per riunire la famiglia e festeggiare insieme il fatto di essere scampati al mostro, ancora una volta.
Per molti cinesi, le lunghe ferie concesse durante la festa di primavera sono l’unica occasione per tornare a città e villaggi d’origine e ricongiungersi con le proprie famiglie. L’entità degli spostamenti interni in questo periodo ha dell’incredibile: si parla di circa 300 milioni di persone in movimento da un luogo all’altro, su strada, nei cieli, ma soprattutto su rotaie. Per quest’anno si calcolano approssimativamente 3,2 miliardi di viaggi, e il fenomeno è talmente imponente che ha generato un fiorente mercato nero dei biglietti per i mezzi pubblici.
Non tutti, però, sono entusiasti all’idea di sottoporsi all’implacabile giudizio di genitori e nonni. Secondo un sondaggio voluto dal Ministero degli Affari Civili, il 70% degli emigranti esita a tornare a casa per le feste, sia perché il viaggio può essere davvero un incubo, specie sui treni obsoleti e superaffollati diretti nelle zone più impervie del paese, sia perché, soprattutto tra i più giovani, si temono gli interrogatori familiari sulla propria situazione finanziaria e sentimentale. E le risposte, di questi tempi, possono non essere assai piacevoli.
Una tradizione più recente legata al capodanno è il Gala tv trasmesso dalla televisione di stato, la CCTV, che la sera della vigilia raccoglie davanti agli schermi milioni di famiglie (forse per evitare di parlare troppo della vita privata?), ma che riscuote sempre meno successo. Vanno a picco gli ascolti per quello che è ormai un classico della tv cinese, che vede esibirsi gli artisti più amati del paese in una cornice di esaltato nazionalismo e strisciante ideologia. Considerato da alcuni critici “lo spettacolo più censurato della tv cinese”, pur restando comunque seguitissimo, il Gala è sempre più snobbato da un pubblico che va variando le sue fonti di intrattenimento.
Altra vetrina del potere, come in tutto il mondo nelle occasioni di festa, lo spettacolo dei leader politici che trascorrono il capodanno nelle zone più povere, con le famiglie più umili, e preparano sorridenti insieme al popolo i tipici jiaozi, benaugurali ravioli di carne e verdure che non possono mancare sulla tavola il primo dell’anno. Il partito ci tiene a mostrare la sua vicinanza alle masse e l’attenzione alle loro condizioni di vita, come richiamato dal discorso di capodanno di Hu Jintao con il riferimento ad “estendere i benefici delle riforme economiche”. “Quest’anno affronteremo sfide ancora più grandi”, dice il presidente, “continuando a perseguire la strada del socialismo con caratteristiche cinesi”, la crescita economica e il progresso sociale.
Ma c’è chi proprio non accetta la propaganda ufficiale e l’imposizione del capodanno han. Sono le decine di tibetani che in questi giorni, in alcune zone del Sichuan, protestano per ricordare le 16 persone che nel corso del 2011 si sono arse vive come atto estremo contro il governo centrale e la soppressione delle libertà civili e religiose di cui ancora si sentono vittime. Simbolicamente, i tibetani rifiutano di celebrare il capodanno “straniero” (quello tibetano, il losar, quest’anno inizierà il 23 febbraio) e i violenti scontri con la polizia hanno causato finora un morto e diversi feriti.
Per il resto dei cinesi invece è tempo di festa, c’è da comprare scarpe e vestiti nuovi, scambiarsi regali e visite, bruciare incenso nei templi; sperando che il nuovo anno sia migliore di quello trascorso, e che il mostro Nian non faccia troppi danni.






