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Al via l’operazione “Top kill 2”

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petrolio mare

Nella ormai “atavica” lotta per fermare l’emorragia di greggio che da fine aprile sta avvelenando le coste del Golfo del Messico, la BP ha lanciato una nuova operazione che, anche se non tapperà definitivamente la falla, permetterà il recupero di 80mila barili al giorno (circa 13 milioni di litri) a fronte degli attuali 25mila.

L’operazione comporterà ovviamente un ennesimo sacrificio per l’ecosistema e per la già totalmente compromessa economia della zona del Golfo, dal momento che la sostituzione del vecchio tappo con quello nuovo, tuttora in corso grazie ai sofisticati robot che operano in profondità, comporterà la fuoruscita di 60mila barili al giorno per un periodo di 4-7 giorni secondo le previsioni degli esperti che si dichiarano tuttavia “ottimisti” sulla riuscita dell’operazione. Ma a parte l’ottimismo degli addetti ai lavori della BP, bisogna constatare che permangono molte perplessità sulla riuscita dell’operazione in quanto anche in questo caso bisognerebbe operare a 1500 metri di profondità facendo fronte a pressioni sottomarine immense. Proprio per questo però la stessa BP ha annunciato la messa a punto di un terzo “tappo”. I vertici della BP in queste ore sono ovviamente preda della tensione provocata dal possibile fallimento di quest’ennesima operazione così come gli abitanti di Louisiana, Mississippi, Alabama, Texas e Florida, questi ultimi due Stati colpiti in modo devastante dagli effetti della marea nera. Su tutti c'è la disperazione dei pescatori, la cui attività è stata compromessa e temono di non avere più un futuro. Anche le compensazioni in denaro non avverranno prima di un consistente lasso di tempo.

La nuova cappa, sempre che funzioni, resta una soluzione intermedia. I tecnici ritengono che la fuga di greggio sarà domata completamente solo in agosto, quando saranno pronti i due pozzi di emergenza. Intanto in superficie è cresciuto il numero delle navi “pulitrici”, la difesa di prima linea in questa crisi. Nella zona dove sorgeva la piattaforma sono arrivate altre due unità che si sono schierate al fianco delle 46 già presenti. E potrebbe essere imminente l'impiego di una gigantesca petroliera modificata per decontaminare l'acqua. Prima di farla intervenire sono necessari alcuni test. La flotta è poi completata da decine di altre navi che operano vicino alla costa nella faticosa missione di contenere l'inquinamento. Solo nella giornata di sabato, le navi “spazzine” hanno raccolto 25 mila barili di acqua e greggio. Un lavoro legato alle condizioni del mare e atmosferiche. Se il tempo regge, fanno sapere dalla Guardia costiera, è possibile limitare i danni. L'intervento della BP è sorvegliato da vicino dall'ammiraglio Thad Wallen che ha “sacrificato” la sua pensione per risolvere quest’ultimo grande problema, ordinare l'intervento federale e riferire alla Casa Bianca. Il consigliere del presidente Obama, David Axelrod, si è mostrato fiducioso: «Siamo di fronte a piccoli passi indietro per arrivare ad una soluzione molto più sicura e crediamo che funzionerà».

Del resto non hanno molte alternative. E, comunque, il governo mantiene la pressione sulla compagnia britannica. Il segretario alla Giustizia, Eric Holder, ha precisato che l'inchiesta giudiziaria continua. Sotto l'occhio delle autorità e chiamata a fronteggiare le migliaia richieste di danni, la BP sta trattando la cessione delle sue attività negli Stati Uniti. Prezzo stimato: 9,5 miliardi di euro. Nel pacchetto, secondo il Sunday Times, rientrano anche i pozzi di Prudhoe Bay, in Alaska, in grado di produrre 390 mila barili al giorno. Non resta dunque che attendere l’entrata in funzione dei due pozzi d’emergenza che verranno messi all’opera da agosto e che dovrebbero, nelle speranze di tutti, mettere la parola “fine” ad uno dei più gravi disastri ambientali di tutti i tempi.

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Frenk Schiavone

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