Nella ormai “atavica” lotta per fermare l’emorragia di greggio che da fine aprile sta avvelenando le coste del Golfo del Messico, la BP ha lanciato una nuova operazione che, anche se non tapperà definitivamente la falla, permetterà il recupero di 80mila barili al giorno (circa 13 milioni di litri) a fronte degli attuali 25mila.
La nuova cappa, sempre che funzioni, resta una soluzione intermedia. I tecnici ritengono che la fuga di greggio sarà domata completamente solo in agosto, quando saranno pronti i due pozzi di emergenza. Intanto in superficie è cresciuto il numero delle navi “pulitrici”, la difesa di prima linea in questa crisi. Nella zona dove sorgeva la piattaforma sono arrivate altre due unità che si sono schierate al fianco delle 46 già presenti. E potrebbe essere imminente l'impiego di una gigantesca petroliera modificata per decontaminare l'acqua. Prima di farla intervenire sono necessari alcuni test. La flotta è poi completata da decine di altre navi che operano vicino alla costa nella faticosa missione di contenere l'inquinamento. Solo nella giornata di sabato, le navi “spazzine” hanno raccolto 25 mila barili di acqua e greggio. Un lavoro legato alle condizioni del mare e atmosferiche. Se il tempo regge, fanno sapere dalla Guardia costiera, è possibile limitare i danni. L'intervento della BP è sorvegliato da vicino dall'ammiraglio Thad Wallen che ha “sacrificato” la sua pensione per risolvere quest’ultimo grande problema, ordinare l'intervento federale e riferire alla Casa Bianca. Il consigliere del presidente Obama, David Axelrod, si è mostrato fiducioso: «Siamo di fronte a piccoli passi indietro per arrivare ad una soluzione molto più sicura e crediamo che funzionerà».
Del resto non hanno molte alternative. E, comunque, il governo mantiene la pressione sulla compagnia britannica. Il segretario alla Giustizia, Eric Holder, ha precisato che l'inchiesta giudiziaria continua. Sotto l'occhio delle autorità e chiamata a fronteggiare le migliaia richieste di danni, la BP sta trattando la cessione delle sue attività negli Stati Uniti. Prezzo stimato: 9,5 miliardi di euro. Nel pacchetto, secondo il Sunday Times, rientrano anche i pozzi di Prudhoe Bay, in Alaska, in grado di produrre 390 mila barili al giorno. Non resta dunque che attendere l’entrata in funzione dei due pozzi d’emergenza che verranno messi all’opera da agosto e che dovrebbero, nelle speranze di tutti, mettere la parola “fine” ad uno dei più gravi disastri ambientali di tutti i tempi.






