Per quanto sia sacrosanto lo sciopero dichiarato dalla FNSI, le modalità non convincono, è inutile che tacciano per un giorno i quotidiani, i notiziari televisivi o radiofonici.
Sono ormai innumerevoli invece le notizie non date o non approfondite in questi mesi, i troppi colpevoli black out che, anche senza ddl intercettazioni, spesso hanno colpito in buona o cattiva fede buona parte dell’informazione italiana (l’Aquila, la crisi economica, i morti in carcere, i morti sul lavoro, i tagli al welfare, alla sicurezza, alla scuola, il problema del nucleare, la privatizzazione dell’acqua).
Il ddl intercettazioni va quindi attaccato in maniera unitaria e frontale da tutti coloro che dignitosamente e con senso pratico fanno vera informazione, svelando con i loro articoli non gossip di serie B ma le spartizioni delle cricche, la corruzione, il nepotismo, i fenomeni criminali con una nuova linfa che scrosti l’assuefazione dell’opinione pubblica al malcostume ed alla degenerazione della democrazia.
L’art 21 della Costituzione italiana recita così: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”
Proprio per questo è legittimo difendere la democrazia e la stampa con la sola forza che abbiamo: la parola.
Alfonso Moscariello
Redazione Esteri






