Si è svolta ieri, 6 febbraio, la conferenza stampa "Permesso di soggiorno per i rifugiati libici", organizzata dal forum antirazzista della Campania, con lo scopo di portare alla luce una triste realtà che coinvolge 900 richiedenti asilo.
Un disagio che dura da oltre sei mesi, da quando, dopo gli ultimi arrivi dei profughi lungo le coste di Lampedusa a seguito della guerra in Libia, il governo italiano ha dichiarato l'ennesima emergenza immigrati, incaricando della soluzione la Protezione Civile.
Un' accoglienza a cinque stelle, quella ideata per i 2.700 richiedenti asilo: da mesi la Protezione Civile ha stipulato contratti con albergatori di tutta la Campania, affinché offrano un tetto e i pasti per cifre che vanno dai 40 agli 80 euro a testa. Un giro d'affari che sta ingrossando le tasche degli albergatori, a scapito dei rifugiati, i quali sono abbandonati a se stessi, senza assistenza sanitaria e soprattutto mandati allo sbaraglio ai colloqui con la Commissione Territoriale di Caserta, la quale ha rigettato già il 90% delle domande presentate.
Numerose le autorità presenti alla conferenza, segno di un'apertura delle istituzioni partenopee verso una soluzione più adeguata. L'Assessore alle Politiche Sociali Sergio D'Angelo, Jamal Qaddorah, responsabile dell'ufficio immigrati Cgil Campania, il consigliere comunale Sandro Fucito, il padre comboniano Alex Zanotelli e Luciana Del Fico, segretaria regionale della Uil, tutti uniti nel sostenere l'inadeguatezza della soluzione adottata dalla Protezione Civile e la necessità di raggiungere l'opinione pubblica. Affinché anch'essa conosca ciò che sta accadendo nelle città campane e si dimostri sensibile e solidale con chi sta vivendo una vera e propria segregazione, perché “anche un albergo a cinque stelle non potrebbe garantire la vera accoglienza. Per quella occorrono competenze e professionalità specifiche".
Confinati nella loro stanza d'albergo, spesso sovraffollata, in condizioni igieniche spaventose, senza assistenza sanitaria né azioni di supporto psicologico, linguistico o di avviamento professionale, abbandonati alla loro solitudine, malnutriti - non sono mancati gli episodi di cibo avariato offerto ai pasti-, sfruttati per tinteggiare le facciate degli alberghi e destinati a ricevere un diniego del riconoscimento dello status di rifugiato, dunque alla clandestinità e a un'espulsione, secondo l'articolo 10 bis del Testo Unico sull'Immigrazione.
Come denunciano numerosi richiedenti, la Commissione di Caserta sta valutando caso per caso, ma tenendo in considerazione non l'attuale situazione libica, bensì quella dei paesi d'origine di questi immigrati i quali, difatti, sono in gran percentuale provenienti da altri paesi africani, tra cui Somalia, Ciad, Siria e Sudan. Persone in fuga dal proprio villaggio, che avevano trovato una "vita" in Libia, fino a quando, dopo lo scoppio delle guerriglie, sono stati accusati di essere "mercenari di Gheddafi" e costretti nuovamente a fuggire, questa volta via mare.
"Molti si danno all'alcoolismo", ha dichiarato Jamal Qaddorah. "Tanti si vedono nei dintorni della stazione- dove sono ubicati la maggior parte degli alberghi pseudo CARA- che bevono una birra, ma i napoletani non sanno perché sono ridotti così, non se lo chiedono". L'alcool non è il solo problema. In molti alberghi ormai la tensione è alle stelle. La mancanza di riscaldamenti, ma anche di vestiti e scarpe, con il sopraggiungere del freddo, insieme all'annuncio di qualche diniego della commissione, fa scattare tutti e via alle occupazioni degli alberghi, alle proteste, anche a gesti forti: "sono persone disperate". "La Commissione deve diventare più operativa", asserisce ancora Jamal, richiamandosi a quanto fu fatto per i Kosovari nel '99.
La richiesta all'unisono, è dunque un permesso di soggiorno per motivi umanitari, della durata di un anno, convertibile in permesso di soggiorno per lavoro. Una richiesta che, come ha sottolineato l'Assessore alle Politiche Sociali D'Angelo, sembra essere il giusto mezzo tra il tutto, vale a dire il diritto alla cittadinanza un giorno, magari per i loro figli, ma anche un lavoro, e il nulla che fin adesso 900 persone a Napoli, 2.700 in tutta la Campania, stanno vivendo. "E' un problema delle istituzioni, ma anche della società civile", è quanto affermano un po' tutti. Tanti gli appuntamenti in cui promettono di farsi portavoce dei richiedenti asilo, tra cui la manifestazione del 1 marzo, ma anche l'Assemblea Congressuale dell'ANCI ( Associazione Nazionale Comuni Italiani) che avrà luogo a breve, proprio a Napoli.
Le istituzioni partenopee ribadiscono, dunque, il loro impegno e la loro volontà nel metter fine a una situazione mal gestita, destinata solo a peggiorare se non si porrà rimedio. Di fatti, esauriti gli ultimi fondi stanziati dal Governo come soluzione tampone, la strada e la clandestinità diventeranno l’unica alternativa possibile, con un conseguente impatto sociale devastante.






