Alex Salmond, primo ministro del governo autonomo scozzese e leader dello Scottish National Party (SNP), ha deciso di fare un passo decisivo per la sua intera carriera politica: convocare un referendum per l’indipendenza dal resto del Regno Unito nell’autunno del 2014, a dispetto delle pressioni di David Cameron di indire le consultazioni entro i prossimi diciotto mesi. Lo aveva promesso circa un anno fa all’indomani delle elezioni scozzesi del 5 maggio, quando l’SNP aveva ottenuto lo storico risultato della maggioranza assoluta (69 dei 129 seggi) al Parlamento di Holyrood: <<Vogliamo essere una nazione con uno Stato, con una moneta, con un esercito, con una politica estera, tutti distinti da quelli del Regno Unito, amici e vicini che si vogliono bene ma due case separate>>. Per ora i sondaggi non sembrano essere dalla sua parte: solo il 35% dei 5 milioni di abitanti della Scozia è favorevole a staccarsi dal Regno Unito; la maggior parte degli scozzesi si accontenta infatti della devolution sancita da un referendum nel 1997, in accordo con l’allora premier inglese Tony Blair. Salmond però è convinto di farcela, e pur di riuscire non ha lasciato nulla al caso.
Per presentare il documento e “la scelta più importante degli ultimi 50 anni” del popolo scozzese, ha scelto un giorno non casuale: il 25 gennaio, giorno di nascita nel 1759 del poeta Robert Burns, eroe della letteratura nazionale. Nel documento, dal titolo Your Scotland Your Referendum, Salmond e il suo partito espongono le linee guida della consultazione ed il quesito referendario che, salvo eventuali modifiche, sarà: “Siete d'accordo che la Scozia dovrebbe essere un paese indipendente?”. Una domanda semplice e diretta, anche se in futuro si potrebbe decidere di affiancare un ulteriore quesito, il cosiddetto devo max, che darebbe alla Scozia un’autonomia economica e fiscale pressoché totale, ma non l’indipendenza politica.
Anche la scelta del 2014 non è casuale. Due sono le date evocate dal referendum: la conquista dell’indipendenza nel 1314 grazie alla cruciale battaglia vinta da Robert the Bruce contro l’Inghilterra, e la perdita definitiva nel 1714. Il settecentesimo anniversario di quella battaglia dovrebbe coincidere proprio con la data prevista per il referendum: per questo, a detta dei suoi avversari, il premier vuole indirlo tra poco più di due anni; per la stessa ragione Londra preme per farlo prima, nel timore del fermento degli umori nazionalisti in occasione delle celebrazioni sull'epopea di William Wallace e di re Robert the Bruce.
Infine la richiesta, fin da subito osteggiata da Londra, di far votare i sedicenni. Per la Gran Bretagna ciò favorirebbe la causa indipendentista; in effetti i quattordicenni di oggi sarebbero un’ importante base di voti da coltivare e questo Salmond lo sa. “Se i sedicenni sono chiamati a prestare servizio militare, se i sedicenni possono lavorare e pagare le tasse allora i sedicenni possono anche votare”, ha dichiarato il premier che con due anni di tempo per lavorare e con la carta degli adolescenti potenziali elettori non si sente per nulla sconfitto.
Quello che Salmond non ha spiegato del tutto è come sarà un’eventuale Scozia indipendente. Detto che continuerebbe ad avere la regina Elisabetta come Capo di Stato, recidere del tutto il legami dall’Inghilterra non è per nulla facile, soprattutto per il forte interscambio culturale, lavorativo ed economico fra le due regioni britanniche.
Uno dei primi problemi da affrontare sarebbe lo sfruttamento delle risorse petrolifere del Mare del Nord alle quali Westminster non intende per nulla rinunciare. Recentemente fra l’altro ha suscitato molto interesse in Scozia l’anticipazione del piano di governo sull’introduzione di sgravi fiscali per l’installazione di nuovi impianti offshore al largo delle Isole Shetland. Il progetto riguarderebbe lo spostamento della produzione di petrolio e di gas naturale in una delle aree più estreme del Regno Unito, che, secondo recenti stime, possiede circa il 20% delle riserve petrolifere del paese (le Isole Shetland distano 960 Km da Londra, raggruppano un centinaio di isole con una popolazione totale di 22.000 persone). Il governo locale non ha competenze a riguardo, che rimangono riservate a Londra, ma l’argomento è oggetto di dibattiti politici connessi ai progetti di indipendenza dello SNP. Tanto più che il primo oleodotto (previsto per il 2014) dovrebbe raggiungere un hub in Scozia, con un impatto significativo sull’economia locale.
Secondo i progetti dello SNP, le forze armate verrebbero trasferite al nuovo governo di Holyrood, così come le basi e gli equipaggiamenti presenti sul suolo scozzese. Il nuovo esecutivo provvederebbe a una riforma delle forze armate e ad una denuclearizzazione del territorio (un’importante base navale con sottomarini armati con il deterrente nucleare britannico si trova a nord del Firth of Clyde a circa 40 km da Glasgow): << I nostri giovani, uomini e donne, non saranno mandati a morire in guerre illegali come l'Iraq e non avremo più basi di armi nucleari sul suolo scozzese>>.
Nonostante rimangano interrogativi come ad esempio la moneta da adottare - sterlina o euro- o su come ereditare parte del debito pubblico della Gran Bretagna, quella che Salmond vede è una Scozia padrona delle proprie ricchezze e nuovo membro dell’ Unione Europea, forte del fatto che il movimento per l'autodeterminazione dei popoli è cresciuto in tutto il mondo negli ultimi decenni: <<L'Onu aveva 50 paesi membri alla sua fondazione nel 1945, ne ha quasi 200 oggi. E gli ultimi 10 paesi che si sono uniti all'Unione Europea hanno quasi tutti ottenuto l'indipendenza soltanto negli anni '90. La Scozia è piccola, ma è più grande di sei di quei dieci paesi>>.
La battaglia di Edimburgo per l’indipendenza è appena iniziata e non è detto che il sogno dell’indipendenza si trasformi in realtà. A “combattere” però stavolta c’è Salmond, il secessionista scozzese che nessuno prendeva seriamente in considerazione quando è diventato capo del governo autonomo nel 2005 e neppure quando si è riconfermato cinque anni dopo ottenendo la maggioranza assoluta. Riuscirà a smentire gli scettici anche stavolta?






