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La Croazia vota “sì” al referendum d’entrata nell’UE, sarà il 28° Paese membro

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Lo scorso 22 gennaio i cittadini croati hanno espresso parere favorevole all’ingresso nell’ Unione Europea con una percentuale di “sì” del 66% circa. Nonostante un’affluenza molto bassa (intorno al 44% degli aventi diritto), anche il penultimo step, dopo 6 lunghi anni di negoziati, è completo. Toccherà adesso al parlamento croato e ai 27 ratificare e formalizzare l’ingresso nel club europeo entro luglio 2013. 

I sostenitori del “sì”, fra cui anche il Primo Ministro di centrosinistra Milovanovic, parlano di risultato storico, ma ammettono che “l’affluenza avrebbe potuto essere maggiore”, mentre i complimenti dall’Europa non sono tardati ad arrivare. Van Rompuy e Barroso in un comunicato hanno dimostrato tutto il loro apprezzamento: <<Accogliamo con favore l'esito positivo del referendum sull'adesione della Croazia all'Unione europea. Con questo voto, i cittadini croati hanno dato il loro appoggio all'integrazione europea. Ci congratuliamo con la Croazia e con la sua popolazione per la loro scelta: l'adesione all'Ue aprirà nuove opportunità per loro e contribuirà a garantire la stabilità e la prosperità della loro nazione>>. Il risultato del referendum dimostra inoltre come “attraverso il coraggio politico e riforme decise l’adesione alla UE si può raggiungere”.

Ma cosa ne pensa la parte di elettorato che ai seggi non si è proprio recata? Dopotutto l’economia della zona europea è in forte crisi ed alcuni paesi (come la Grecia, ma non solo) stanno rischiando grosso, in balìa delle agenzie di rating e delle politiche restrittive.

Certo per l’approvazione non era necessario raggiungere alcun quorum specifico, ed è questo uno degli elementi a cui si sono appellati i comitati per il “no”. La Croazia ha un tasso di disoccupazione molto elevato, aggravato dal pesante debito pubblico, nonostante i fondi stanziati dalla Unione Europea per la pre-adesione (dal 2007 ad oggi circa 300 milioni di euro), una ghiotta esca che però cela qualcosa di più. Sono trascorsi appena 20 anni dall’indipendenza e gli oppositori temono per la perdita di sovranità su politiche chiave come l’economia, anche se il Presidente Josipovic sostiene il contrario.

Nel 1991 il referendum per l’indipendenza registrò un’affluenza dell’84%, segno evidente del desiderio di cambiare rotta della popolazione, ma quanto un 44% può essere interpretato come volontà di un popolo? Non sono mancati gli scontri con la polizia e gli slogan anti-europeisti soprattutto da parte della compagine nazionalista, secondo cui il “sì” sarebbe illegittimo.

A quanto pare, anche se il periodo non è dei migliori, secondo Milovanovic questa decisione porterà effetti benefici nel lungo periodo.

E’ pur vero che ci sono paesi in lista d’attesa come la Serbia o la Turchia le cui trattative si sono arenate e che sarà molto difficile per altri candidati entrare a far parte del club europeo, senza contare che ci sono paesi come la Romania che, pur facendo parte dell’Unione Europea, hanno ben poco.

La pedina croata potrebbe portare maggiore stabilità nell’area sud-orientale mediterranea, il resto ormai è storia e indietro non si può tornare.


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Frenk Schiavone

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