L’alleanza economica tra Cipro e Israele continua a dare i suoi frutti. Sono stati firmati due accordi che prevedono la cooperazione tra gli Stati interessati, nel settore della difesa e per lo scambio di informazioni. La firma è avvenuta lo scorso 9 Gennaio, in occasione della visita ufficiale in Israele del ministro della Difesa cipriota, Demetris Eliades.
Le parole del ministro sottolineano l’importanza degli accordi sottoscritti. Eliades ha dichiarato, infatti, che la firma apre una nuova stagione nelle relazioni tra Cipro e Israele nel campo della reciproca difesa e mira alla salvaguardia della pace e della stabilità nel Mediterraneo orientale, nel rispetto dei regolamenti internazionali. Soprattutto ricorda che la scoperta di riserve di gas naturale nelle Zone Economiche Esclusive di Cipro e Israele ha inaugurato una nuova fase nelle relazioni tra i due Paesi. Entrambi condividono il progetto di ricerca e sfruttamento delle riserve sottomarine di gas presenti nelle acque limitrofe alle proprie coste e già nel 2010 avevano provveduto a delimitare le rispettive ZEE, cioè le zone marine su cui possono esercitare diritto esclusivo di sfruttamento, secondo quanto stabilito dalla Convenzione Onu sul diritto del mare (UNCLOS). Delimitazione necessaria, dato che le acque esclusive spettanti a Cipro e Israele in parte coincidono, a causa della vicinanza territoriale dei due Paesi.
I nuovi accordi confermano la comune volontà di portare avanti le trivellazioni, iniziate qualche mese fa, in condizioni di sicurezza. Infatti, sono sempre di più gli Stati che affacciano sul Mediterraneo orientale a volersi garantire l’accesso incondizionato alle risorse energetiche che si trovano al largo delle proprie coste; di recente, il governo libanese ha emanato una legge che regola l’attività di esplorazione ed estrazione degli idrocarburi presenti nella propria parte di mar Mediterraneo. Senza contare la “minaccia” delle navi militari che la Turchia ha inviato nella stessa area non solo per condurre ricerche autonome per conto della comunità turco-cipriota, ma anche per tenere sotto controllo l’attività estrattiva della Repubblica greca di Cipro. Perciò, tra le altre cose, gli accordi attuali prevedono un monitoraggio costante sia dello spazio aereo dell’isola di Cipro che di quello marino, dove procedono le ricerche di risorse naturali.
L’enorme bacino di gas nel Mediterraneo orientale, uno dei più grandi al mondo, non smette di risvegliare gli appetiti dei numerosi Stati che vi si affacciano, così come l’intesa economica tra Cipro e Israele non è destinata a finire qui. A febbraio anche il premier israeliano Netanyahu si recherà in visita a Cipro, per definire le prossime linee guida comuni riguardo all’estrazione degli idrocarburi. In progetto potrebbe esserci anche la creazione di un vero e proprio impero energetico nel Mediterraneo orientale, con la costruzione di un gasdotto che da Israele esporti gas in Europa passando per Cipro. Ciò comporterebbe un dominio economico nell’area quasi incontrastato per i due alleati, nonché la gestione a proprio vantaggio di gran parte degli investimenti stranieri.
Se il governo cipriota non fa altro che esercitare i suoi diritti sovrani nella propria zona economica esclusiva ed opera effettivamente nel rispetto dei regolamenti europei e internazionali, come ha ricordato di recente anche lo stesso Demetris Eliades, qualche dubbio sorge invece sull’azione israeliana. Il governo israeliano ha tutti gli interessi a proseguire la ricerca di giacimenti per raggiungere l’indipendenza a livello energetico. Israele deve fare i conti con un isolamento regionale sempre più forte, a causa di relazioni altalenanti con la maggior parte degli Stati vicini, che alla lunga potrebbe compromettere i suoi accordi economici e commerciali con essi. Tuttavia, Israele invoca il diritto di tutelare i propri interessi nelle acque del Mediterraneo, in nome del criterio delle ZEE; eppure, non ha mai firmato la Convenzione Onu sul diritto marittimo, che riconosce ai soli Stati firmatari il diritto esclusivo allo sfruttamento delle risorse nell’area di mare che si estende fino a un massimo di 200 miglia nautiche dalla loro linea costiera. Ciò non cancella gli accordi vigenti, né l’appoggio della comunità internazionale alle politiche economiche cipro- israeliane nel bacino orientale del Mediterraneo, ma sicuramente getta un’ombra sulla piena validità delle posizioni israeliane in questione.






