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Svolta nelle indagini sulla morte di Anna Politkovskaya

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Le indagini sulla morte della giornalista russa Anna Politkovskaya sono a una svolta importante. Secondo fonti giudiziarie riportate dal giornale belga Le Soir, il killer della giovane cronista potrebbe nascondersi in Belgio e in particolare a Liegi. Anna Politkovskaya è stata assassinata il 07 ottobre del 2006 nell’ascensore del suo palazzo a Mosca mentre stava rientrando a casa. Un omicidio che si pensa ordinato per la sua battaglia attivista contro l’azione di Vladimir Putin in Cecenia.

Una prima conferma dell’ultima notizia sulle indagini dell’omicidio potrebbe essere data dal fatto che sarebbero state autorizzate una serie d’intercettazioni telefoniche. Inoltre, il quotidiano Le Soir ricorda come la polizia russa il mese scorso si fosse rivolta ai colleghi belgi per ottenerne l'assistenza nel seguire nuove piste investigative. Tale collaborazione tra Russia e Belgio si era del resto instaurata già due anni fa, durante la prima inchiesta sul delitto, terminata nel 2009 in un processo conclusosi con l'assoluzione di tutti gli imputati. La Procura Federale russa ha impugnato la sentenza di primo grado ma resta il fatto che alla sbarra finirono soltanto i presunti esecutori materiali del delitto, mentre il mandante resta ancora senza nome.

Il mese scorso centinaia di persone si sono riunite a Mosca per commemorare l’assassinio di Anna Politkovskaya, la giornalista scomoda. Uno degli omicidi di giornalisti russi ancora irrisolti, in un Paese considerato ad alto rischio per l’informazione. Anna Politkovskaya è diventata il simbolo dei rischi che corrono i cronisti, i reporter in Russia. Il sito della Fondazione in Difesa della Glasnost che tiene aggiornata la lista dei giornalisti uccisi o scomparsi, ha pubblicato un dato raccapricciante: dal 1993 al 2009 sono stati uccisi in Russia 294 giornalisti, fotografi e operatori radio-televisivi. Il mestiere del giornalista in questo paese è uno dei più pericolosi in assoluto.

Lo scorso 06 novembre, infatti, Oleg Kashin, trenta anni, reporter di Kommersant è stato ricoverato in gravi condizioni dopo essere stato colpito da due sconosciuti in pieno centro a Mosca. Il giovane è finito in coma farmacologico dal quale è uscito fortunatamente dopo qualche giorno. Il direttore del quotidiano moscovita ha parlato di agguato legato alla sua attività professionale. Il giovane cronista politico, durante il suo lavoro, si era occupato delle manifestazioni dei partiti dell’opposizione messi al bando.

Pertanto, chiunque si alzi per opporsi al governo denunciandone anche soltanto inadempienze diventa oggetto di aggressioni e violenze di vario tipo che spesso rimangono irrisolte o almeno non del tutto chiarite. In seguito al pestaggio di Kashin, il presidente russo Dmitri Medvedev ha reagito prontamente raccomandando alla Procura e al Ministero degli Interni di seguire con particolare attenzione l’evoluzione delle indagini e dichiarando che crimini come questo non possono restare impuniti. Speriamo che questa volta sia vero.

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