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Ultima Fermata Napoli: Juliana Buhring conclude il Bike World Tour

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29.000 km, 18 Paesi, 4 continenti, 29 forature, 6 raggi rotti, 1 pedale rotto, 4 cadute serie, vento contro per il 70% del viaggio, 6 grandi montagne attraversate, cui aggiungere il Nullarbor Desert in Australia, 4 giorni di pedalata in un ciclone, attacchi da parte di gazze (in Australia)e di cani (in Turchia), infezioni virali in India, temperature polari e neve al rientro in Italia. Juliana Buhring è passata attraverso tutto questo, superando anche quell’insidiosa difficoltà economica che rischiava di compromettere seriamente la buona riuscita del suo Ciclo-Tour del Mondo. Tutto senza uno sponsor. O meglio grazie a  tantissimi piccoli sponsor: persone comuni, incontrate per strada, spesso in situazioni difficili, semplicemente incuriosite da una ragazza che afferma di girare il mondo da sola in bici. “Perché lo fai?” hanno chiesto. “Perché no?” ha rilanciato Juliana, sempre pronta a spiegare che la sua è una “fuga” per la vittoria di tanti piccoli disagiati, vittime dei perversi fondamentalismi di alcuni credi religiosi o ideologici, cui Juliana e la Safe Passage Foundation riescono a dare una seconda opportunità.

Partita da Napoli il 23 luglio, ha tenuto fede alla promessa di essere “a casa” per Natale, ed eccola fare ritorno il 22 dicembre, con tutti i suoi sostenitori ad attenderla in Piazza Plebiscito, insieme alla madrina morale dell’evento Maria Grazia Cucinotta, le autorità locali ed alcuni personaggi di spicco del mondo della cultura  e della politica partenopea. Juliana ha scelto come ultima tappa Cardito, in provincia di Napoli, dove la mattina presto partirà per coprire gli ultimi chilometri, dirigendosi verso la costa; un corteo di bici la seguirà nella fase finale dell’impresa partendo da Bagnoli, poi lungo il contestatissimo “Lungomare Liberato” ed infine tutti in Piazza, dove sarà organizzato un candido Flash Mob.  

Sempre in giornata, dalle 18.30 presso l’Hotel Royal Continental, si terrà la Conferenza Stampa ufficiale, moderata da Agnese Palumbo,  giornalista per “La Repubblica” ed autrice del libro “101 Donne che hanno fatto grande Napoli”. Oltre  a Juliana Buhring, interverranno l’attrice Maria Grazia Cucinotta, il Sindaco Luigi De Magistris, Antonio Zullo (Logistic Manager del giro) e Marco Iazzetta (General Manager di Menthalia). Chiuderà il programma, il Galà di beneficenza “Festa per Juliana – Safe Passage Foundation Charity” che coinvolgerà  alcuni esponenti della cultura artistica napoletana, tra cui Enzo Gragnaniello.

L’avventura  della Buhring ha appassionato molte persone in tutto il mondo, nonostante le sia stata negata la rilevanza ed il clamore mediatico dei grandi eventi,  la spontaneità e la determinazione di Juliana, ha fatto sì che una rete di solidarietà globale le permettesse di continuare il giro e di continuare a portare in giro la sua storia: da piccola bimba derubata della sua infanzia a giovane donna dalle sfide impossibili.

Juliana quali sono stati gli imprevisti più gradevoli e quelli meno gradevoli, del tuo World Bike Tour?

Ci sono stati momenti davvero duri, ma voglio rispondere con un aneddoto che soddisfi entrambe le domande. In Nuova Zelanda, il mio navigatore Gps ed il mio smartphone non hanno funzionato per un po', così ho sbagliato tragitto percorrendo una montagna di circa 130 Km in salita. Alle sei di sera, con il vento  120 km/h e la pioggia, tremavo dal freddo, non riuscivo più a pedalare col Motel più vicino a 10 km di distanza. Ad un tratto vedo un Caravan ed una vecchietta che stava lavando all'esterno , così mi avvicino. Sembra subito preoccupata e mi offre del tè caldo e delle salsicce, per riscaldarmi, chiedendomi cosa ci facessi lì da sola, per quella strada, di sera e con quel tempaccio. Il marito , un buon uomo sui 65 anni, nel frattempo interviene dicendo alla moglie " Ha bisogno di Bourbon per riscaldarsi, ecco di cosa ha bisogno" . Mi ospitano la notte e mi salvano dal freddo e dalla fame.  È stata proprio la generosità delle persone incontrate, l’imprevisto più gradevole, in particolare gli americani e gli australiani. Mi è stato spesso offerto alloggio, vitto e qualcuno ha anche donato soldi in contanti, per permettermi di continuare il viaggio. Ciò che mi ha colpito, è stata l'attenzione con la quale si fermavano ogni volta che ero bloccata in strada, per chiedermi se avessi bisogno di aiuto o meno.  In Europa non ho ricevuto una tale accoglienza, ma capisco, che un continente attraversato da una tale crisi economica ed etica, abbia altro a cui pensare, che appassionarsi ad una straniera che fa il giro del Mondo in bici!

Del resto in America ed Australia l’uso della bicicletta è maggiormente diffuso e c’è grande rispetto per i ciclisti. Lo notavo nei camion, i veicoli più pericolosi, veri nemici dei biker. In questi paesi per superarmi effettuavano un cambio di corsia ed aspettavano il momento giusto . Come se fossi un auto . In Europa ho avuto spesso paura , i camion passano a centimetri di distanza. In tutte le grandi città degli USA e dell’Australia ci sono piste ciclabili, in Europa, ho evitato di attraversare grosse città ma, in generale, ne ho viste molto poche. Fortunatamente sembra che le cose stiano per cambiare.

Come hai vissuto la strana indifferenza mediatica che ha accompagnato la tua impresa?

Purtroppo ogni qualvolta si parla dei Diritti dei minori, ed in particolare di abusi , ho sempre visto persone irrigidirsi e allontanarsi , specie se si parla di ambienti religiosi . Totale tabù per la nostra società. Hanno tutti paura di parlarne . Questo ferma anche i media. C'è molta superficialità sull'argomento e si cerca la notizia sensazionale. Pochi giorni dopo la mia partenza, ho letto sulla homepage di La Repubblica che un uomo in America stava per intraprendere un viaggio in bici,  un coast to coast di 35 giorni, per raccogliere fondi a favore della ricerca sul cancro. Sull'aereo per l'Australia, invece,  ho letto un articolo in cui si elogiavano diverse imprese avventurose , tra cui una traversata dall'Alaska al Sud America, fatta da una coppia di uomini. Possibile che non ci siano donne capaci di cimentarsi in questo tipo d’imprese, o nessuno scrive di loro ? Nel mondo ho ricevuto grossa considerazione, seppur non dai media. Ed è ciò che mi ha dato la forza di continuare. Non ero alla ricerca di una ribalta, l’unica speranza è che fosse data forte visibilità alla mia causa  e che ci fosse più consapevolezza di ciò che accade in certi ambienti isolati . Quello che non mi aspettavo è stata la scarsa partecipazione economica. Il mio viaggio è stato in buona parte autofinanziato, nessuno sponsor, solo grazie alle donazioni di privati sono riuscita a concluderlo. Eppure credo di aver fatto qualcosa di unico nel genere femminile .

Grazie a quest’ esperienza hai avuto un ampio sguardo d'insieme sul mondo: pensi ci sia più crisi economica o bieco individualismo?

È difficile rispondere ad una domanda sull'individualismo... sai com’è, ho appena fatto il giro del Mondo da sola! Scherzo. La crisi economica è qualcosa che non puoi realmente percepire, se non nello sconforto delle persone. Sia in America che in Australia ho avuto una grande accoglienza, eppure quelle popolazioni non condividono la stessa sorte economica. In America ci sono larghe fette di povertà, mentre in Australia non sanno cosa sia. Penso che il mondo sia un posto migliore di quello che vogliono farci credere. Non è più pericoloso di una qualsiasi città europea . Credo che ogni persona debba , almeno per una volta nella vita, provare ad essere uno “straniero” in città. Forse riusciremmo a capire molte più cose e potremmo cominciare a pensare che non esiste  una verità assoluta , ma solo diversi punti di vista.

Bentornata Juliana!  


 
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