Atmosfera suggestiva quella dello spettacolo Primo Amore, in scena dal 15 al 25 Aprile presso la sala Ridotto del Teatro Mercadante. Paolo Graziosi è qui interprete e regista di sé stesso, con un monologo tratto dall’ omonimo romanzo di Samuel Beckett. Per lo spettatore il solo entrare nella piccola saletta del Mercadante è come entrare in contatto con un’ atmosfera totalmente diversa da quella che ci si lascia alle spalle. Tutto è buio, poi si apre una porta e un piccolo spiraglio di luce entra. Un uomo, zoppicante, fa il suo ingresso in scena. Si accendono e si spengono, seguendo l’uomo, i fanali sul palco, che non sarà mai del tutto illuminato, ma poco importa, troppa luce avrebbe disturbato e rotto l’incanto.
La voce di Paolo Graziosi guida il pubblico in un viaggio che parte dalla morte del padre del protagonista, fino ad arrivare ad un contemporaneo sospeso nel tempo. L’illuminazione fioca aiuta moltissimo, in tutto quel buio l’unica luce guida, per chi osserva la scena dall’esterno, è la voce di Graziosi, che fa rivivere ogni situazione che descrive, che riesce a far entrare in ogni ricordo che riaffiora alla sua memoria, quasi che quelle situazioni, quei ricordi appartenessero alla memoria dell’ascoltatore. Primo Amore non è, come erroneamente si è portati a credere dall’imbocco fuorviante del titolo, il racconto di una storia d’amore, bensì è il racconto dell’incapacità di un uomo di amare realmente. Ripetutamente, sulla scena, si interroga, e interroga il pubblico, su cos’altro potesse essere quel sentimento che lo spingeva a scrivere il nome di Lulù negli escrementi di vacca, se non amore. Bizzarro, ancora, è come egli riveli poi che il poter stare con Lulù era un sollievo, non perché desiderasse effettivamente la sua compagnia, ma solo perché, quando era con lei, poteva smettere di pensarla e quindi di sentirsi libero.
Lei, una prostituta, gli da accoglienza quando lui, cacciato di casa, era poco più che un barbone. È contento lui, ha un posto comodo per dormire, qualcuno che gli cucini e che, se parlasse di meno, sarebbe davvero un’ottima compagnia.
A spettacolo concluso non sembra vero sia finito. Solo le luci, che tornano ad illuminare l’intera sala, hanno il potere di spezzare il legame tra i pensieri del pubblico e quelli dell’attore.






