Fotografie scolorite dal tempo, pagine macchiate, appunti, disegni e tracce a margine dei testi. Può un pezzo su di una band e sul loro disco partire dalle scelte estetiche di copertina e booklet? Perché no?
L’impressione che si ha ascoltando il disco, ma anche tenendolo sulla scrivania o sfogliandone il booklet, è che sia un oggetto privato, un ricordo personale custodito per molto tempo prima di essere riscoperto. Un oggetto che oggi - e non mi sembra poco - ci ricorda cosa siamo, cosa stiamo aspettando, cosa speriamo che accada.
«Come ci piace dire spesso - ci spiega Nicola D’Auria (Voce, chitarre) - gli Onirica sono una band costruita a tavolino, nel senso che circa dieci anni fa decidemmo di sana pianta di comprare degli strumenti musicali e di iniziare a suonare. Da quel momento in poi, la nostra storia è stata caratterizzata da un’incessante attività live e da un intenso lavoro in sala prove che ha portato alla produzione di due ep ( “Carillons ‘65”-2007, “Io vengo dalla polvere da sparo” -2009) e alla nascita del nostro primo disco “Come è bella la mia gioventù”».
“Com’è bella la mia gioventù” è in vendita da novembre su tutte le piattaforme digitali e dal 16 gennaio nei negozi di dischi sotto il marchio della BublbartWorks, etichetta con la quale il gruppo collabora attivamente da diversi anni. Ottima cura sonora, attenzione per i particolari, un lavoro compiuto (durato due anni con produzione artistica di Ciro Tuzzi degli Epo) e testi - nella loro semplicità - capaci di illuminare le zone buie della nostra esistenza: «Quando questa guerra finirà / e torneremo a correre sui prati / e un amico mi domanderà: “quanto tempo duro sotto le lenzuola?” / Noi torneremo a viverci distratti».
Ma cos’è questa guerra?
«Abbiamo cercato di sviluppare diversi temi. In primo luogo ci interessava comunicare cosa vuol dire essere giovani oggi, tema che, secondo noi ha una duplice faccia. Ovvero, abbiamo provato a descrivere la precarissima condizione in cui oggi versano i giovani, le difficoltà di emergere e i tantissimi scogli da evitare, ma allo stesso tempo abbiamo cercato di porre l’accento sul fatto che sono pur sempre gli anni più belli della vita, caratterizzati da esperienze che, nel bene e nel male, lasciano il segno e formano. Tutto ciò è descritto raccontando storie e personaggi reali, che attraversano varie epoche, dal primo dopo guerra ad oggi».
Se da un lato sonorità pop ed un certa - parliamo della più melodica ovviamente - tendenza post rock ci mostrano come il confine possa essere piuttosto sottile tra le due forme, dall'altro i testi di questi brani leggittimamente si inseriscono nell’ultima tradizione cantautoriale, quella degli anni zero. Anni così intensi nel far sperimentare sentimenti difficilmente affrontabili, a fatica controllabili, che rischiano di durare ancora e ancora, anche dopo la loro oggettiva fine.
«Partendo dal presupposto che siamo quattro teste abbastanza differenti e che ognuno di noi ascolta un determinato tipo di musica, abbiamo comunque dei riferimenti comuni che poi fusi assieme portano a quel che sono gli Onirica. Quello che stimola in particolar modo il nostro interesse è tutta la tradizione cantautorale italiana, da Tenco a Paoli, da Dalla a De Andrè. D’altro canto ci ispiriamo anche a sonorità esotiche, soprattutto proveniente dal nord Europa, e a band di stampo strumentale e di forte attualità».
Eppure la speranza è percepibile, non è affatto un disco disperato o che tenta l’altra via possibile, quella dell’ironia spesso facile fuga. Si procede per evocazione, di immagini potenti e indimentabili, di storie da ricordare, di domande da porre quando il peggio sarà passato.
«Lo definirei un disco amaro ma carico di speranza. Spesso, anche attraverso immagini forti, si racconta di omicidi, suicidi, violenze e guerre ma allo stesso tempo, ogni storia pare conservare per il rispettivo protagonista una sorta di luce da seguire fino alla salvezza».
Gli Onirica sono:
Nicola D'Auria (voce, chitarra), Antonio Sorrentino (chitarre), Luigi Marrone (batteria), Simone Morabito (basso)






