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Le "Mani sporche d'inchiostro" di Michela Orsini

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Incontrata Michela Orsini nella villa di Pomigliano D’Arco subito si comprendono la semplicità della persona e la capacità di mascherare nel volto ciò che non può far a meno di mostrare nelle sue poesie.

“Mani sporche d’inchiostro” è il primo libro pubblicato dalla giovane scrittrice, che ha scelto la poesia per raccontare storie, esprimere visioni personali di tematiche esistenziali e di problemi sociali, attraverso versi alcune volte metaforici e altre decisi e chiari nel loro semplice significato letterale.


<< Ho scelto la poesia, scelta sindacabile – afferma l’autrice - Ma è da stupidi concepire la poesia come noiosa, come difficile. La poesia può essere libertà, può essere incisività, può stupire, stravolgere e, sembra strano, raccontare. “Mani sporche d'inchiostro" è sperimentazione di linguaggio e di forme, è libertà, è uscire fuori dagli schemi classici della poesia con la consapevolezza di non riuscire a far di meglio di ciò che già è stato fatto. E' il riflesso del mio spirito inquieto e in cerca di equilibrio>>.


Michela Orsini compone versi propri dal 2008 e l’idea del libro è legata alla volontà di esprimere le sue idee come forma di comunicazione e linguaggio inesprimibili in altri modi. I temi trattati sono spesso d’ispirazione autobiografica: la sezione intitolata Simposio esogeno riguarda l’autrice stessa infatti, mentre Simposio endogeno riguarda ciò che succede alla gente ma che inevitabilmente coinvolge anche lei e il suo universo. Innovativo è l’ultimo capitolo, basato sulla struttura del Telegramma. I testi sono scritti spesso di getto, in uno stato d’animo malinconico, distante dalla sicurezza e l’equilibrio nel mondo esterno, molte volte mostrati sotto forma di finzione e per celare ciò che realmente si prova e si sente.


Tra i temi principali c’è la concezione del corpo nel mondo moderno: in Ci si fitta si nota una critica celata ma presente alla continua vendita del corpo a cui si assiste attualmente, ragion per cui prima o poi ci si stanca e ci si rende conto dell’importanza dell’anima. <<Per me la poesia significa raccontare. Tuttavia ritengo che sia introspettiva e diretta, mentre il fine ultimo della scrittura resta il romanzo>>.

Sull’amore dice:<<Io credo nell’amore platonico perché è unidirezionale, mentre l’amore tra l’uomo e la donna è in sé decadente. Solo le idee e le amicizie vere sono eterne>>.

Tra i poeti che l’hanno influenzata particolarmente, spiccano Neruda e Hikmet, ma il suo obiettivo è cercare l’originalità, e leggere per inventare. Il titolo “Mani sporche d’inchiostro” vuole sottolineare la passione dell’autrice per la scrittura a mano, quasi a volersi sporcare con la poesia. <<Non scrivo sul pc perché a mio parere è impersonale. Amo l’odore del libro e nonostante l’editoria sia in crisi, resterà sempre la realizzazione più grande>>. La pubblicazione di Michela Orsini cammina parallelamente ad altre due opere composte da Ersilia Anna Petillo e Federica Giordano, riguardanti gli stessi temi ma da differenti punti di vista. <<Il libro si muove con un progetto unico attraverso l’impegno di noi tre poetesse>>.


Nato casualmente durante un’occupazione studentesca presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, “ Mani sporche d’inchiostro” è stato presentato il 24 maggio scorso al Maschio Angioino, riscuotendo da subito ottimi consensi.

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Frenk Schiavone

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