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“Così è la vita” di Concita de Gregorio. La fine delle cose spiegata ai bambini.

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Perchè i genitori hanno smesso di parlare della morte con i propri bambini? È possibile, recuperando l'immediatezza dello sguardo infantile, provare ad abbattere i silenzi colpevoli sui quali si erge l'etica posticcia dei tempi in cui viviamo?

 

È quanto si domanda nel suo ultimo libro Concita de Gregorio, giornalista e scrittrice, ospite Mercoledì sera dello Spazio La Feltrinelli di Piazza dei Martiri. In compagnia di Valeria Parrella, l'autrice ha presentato al pubblico napoletano il suo ultimo lavoro: Così è La Vita. Imparare a dirsi addio, un dialogo con e per i bambini sui temi proibiti della precarietà, dell'insuccesso, della sofferenza, della fine delle cose. Ma anche e soprattutto della morte e del grande silenzio nel quale il nostro secolo sembra averla relegata. Epurata dal discorso quotidiano, divenuta innominabile, la morte condivide il destino che fu del sesso nell'Inghilterra vittoriana.

La sua sistematica negazione, nelle relazioni tra adulti e bambini ma non solo, marca profondamente il tempo in cui stiamo vivendo. È da questo vuoto che l'autrice ha preso le mosse con la sua inchiesta narrativa, partendo il più delle volte da esperienze vissute in prima persona per elaborare una serie di aneddoti e brevi racconti nei quali leggerezza e profondità si intrecciano. Dalla delicatezza delle chine gotiche di Wolf Erlbruch al ricordo della festa di compleanno per la figlia prematuramente scomparsa di Niccolò Fabi, esempio meraviglioso di come la condivisione del dolore possa trasformarsi in una grande energia.

Dai libri dei coniglietti suicidi letti a colazione, all'improbabile dialogo tra il guru dei dietologi Dukan ed una paziente ossessionata dalla linea (dialogo al quale le due ospiti hanno, divertite, prestato le voci durante l'incontro), ogni brano è il prodotto della assoluta necessità di tornare a nominare l'innominabile. «È venuto il tempo – ha dichiarato la de Gregorio – di ricominciare a nominare le cose come forma di ribellione per riprendersi le chiavi della conoscenza. Solo così potremo rimediare ai danni subiti in questi ultimi vent'anni, danni che sono principalmente di natura culturale».

In questo senso, Così è La Vita è un libro squisitamente politico, critico nei confronti dei sistemi di potere che costruiscono il consenso sul silenzio, sulla censura. «L'omissione non è soltanto frutto di servilismo ed opportunismo, ma soprattutto dell'assenza di coraggio. Non nominare è un modo di evitare il confronto con le proprie paure. La paura nominata può essere invece un grande carburante». Il silenzio sulla morte finisce quindi per intrecciarsi al mito dell'eterna giovinezza, al modello culturale del nostro tempo che accantona dolore e vecchiaia e vive nel qui ed ora, vendendo illusioni di eternità. Così l'autrice nel prologo: “L'estetica dell'eterna giovinezza racconta di un'etica posticcia in cui conta solo il qui ed ora, […] tutto il resto sono scarti da occultare. La fabbrica della bellezza, della gioventù perpetua, l'imperativo che ci costringe ad avere eternamente l'aspetto di un trentenne fanno leva con successo sulle nostre fragilità. […] Espugnano la dignità”. Partire dai bambini, insegnargli non a fuggire o negare il dolore ma a trasformarlo in energia, stabilendo un dialogo libero da menzogne ed inganni, potrebbe rivelarsi l'antidoto più efficace per quell'avvelenamento culturale al quale ultimamente sembriamo incapaci di porre rimedio.

 

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Frenk Schiavone

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