Per introdurre un’artista come Valentina Caniglia, capace di fare della propria vita “come si fa un’opera d’arte”, è impossibile non parafrasare D’Annunzio. Ciò che colpisce maggiormente è la sua capacità d’intraprendere scelte coraggiose, nella vita privata così come in quella professionale, Valentina teme la mediocrità, più della paura di sbagliare. Lasciata l’Italia da giovanissima, trascorrere un primo periodo di studi a Londra, dove ha inizio la sua carriera, per poi completare la formazione a New York, conseguendo la prestigiosa laurea in Film Production presso la NYU - New York University.
Con il suo fare pionieristico la Caniglia, artista dal moto perpetuo, presta la propria opera per numerosi film, documentari, serie televisive, video musicali, spot commerciali e reportages che la porteranno, oltre l’America e l’Europa, in Medio Oriente, India ed Asia. I suoi lavori sono stati premiati nell’ambito dei più importanti Festival Internazionali. Il 2010 è sicuramente l’anno del raccolto per Valentina, doppiamente premiata come miglior Direttore della Fotografia, sia al Muscat Film Festival, per il lavoro svolto in Melograni e Mirra (Miglior film al Doha Tribeca Film Festival 2009), sia all’Hoboken International Film Festival per il film AYFGS (Vincitore del Boston International Film Festival 2010). Recentemente l’AIC (Associazione Italiana Cinematografia) ha inteso celebrare l’alto valore artistico della sua opera, riconoscendola membro onorario dell’associazione.
Nell’ambiente la tua è considerata una professione prettamente maschile. Quali sono le passioni determinanti la decisione di diventare Direttore della Fotografia? Rivalsa femminista o affascinazione per l’opportunità di “scrivere con la luce”?
Ottima citazione di Vittorio Storaro, uno dei miei miti! Ed è assolutamente questa la risposta. Principalmente, la mia scelta nasce dalla forte passione per il Cinema e la fotografia. Da bambina, alle bambole, preferivo la mia macchina fotografica Kodak, mentre mio padre, è stato davvero prezioso per la sua profonda conoscenza cinematografica: entrambi amiamo Elio Petri, un regista conosciuto da pochi, un perfetto narratore dalla “lucida inquietudine”. Dopo aver visto il Conformista, un film scritto da Bertolucci e girato da Vittorio Storaro, in cui ogni fotogramma è un dipinto, ho deciso di volermi occupare delle immagini e delle luci, o meglio, di voler raccontare le storie attraverso gli effetti ed i giochi di luce. Oltre lo stile di Storaro, sono stata molto ispirata anche da Robert Krasker e Gregg Toland. Essenzialmente la mia è una professione che unisce la componente artistica ad una conoscenza tecnica altamente specializzata, prevedendo anche la direzioni delle diverse maestranze, ecco perché è pervasa da un certo pregiudizio maschilista. Tuttavia è proprio dimostrando un’elevata competenza tecnica, unitamente alle mie capacità cinematografiche, che sono riuscita a rompere questo schema!
Cosa ti ha portato lontano dall’Italia? Inseguivi il sogno americano?
La decisione di trasferirmi è una conseguenza al rifiuto d’ammissione al Centro Cinematografico Sperimentale di Roma… non disponendo di un cognome già noto nell’ambiente cinematografico! In Italia purtroppo persistono alcuni meccanismi clientelari ed uno spiacevole eccesso d’individualismo che rendono la realtà italiana più chiusa e ristretta, mentre a New York ho avuto la possibilità di confrontarmi con delle vere leggende come Martin Scorsese e Spike Lee, entrambi molto disponibili a condividere la loro esperienza cinematografica. Gli USA mi hanno aperto la mente in modo positivo. C’è sicuramente più di un aspetto terribile nell’America contemporanea: l’ignoranza, la povertà estrema, la sopraffazione, l’americano medio vive il controsenso di una realtà ben lontana dal benessere per tutti, in un contesto tutt’altro che libero. Dal momento in cui metti piede in America, in un certo senso, perdi la tua libertà: ormai tutto è monitorato dalle telecamere, soprattutto dopo l’11 settembre. Ma se da un lato quel tragico evento ha sconvolto l’America ed il mondo intero, non ha comunque intaccato la volontà nazionale di “guardare avanti”. Lo stesso O’Bama incarna un ideale positivo, ma anche qui è possibile leggere una contraddizione: piuttosto che eleggere la prima donna Presidente degli USA, gli americani hanno preferito il primo presidente coloured della storia. Sono ancora spaventati dall’idea di una donna al potere, mentre in Bangladesh il primo ministro è appunto una donna.
Tu sei la prima cineasta italiana ad aver lavorato in Palestina. Quanto coraggio ti è servito per girare in quelle zone di guerra?
Melograni e Mirra è un film narrativo, pur non essendo strettamente “bellico”, la guerra ne è quasi lo scenario naturale: check point ovunque, le bombe, le discriminazioni è assurdo! Dopo questa prima esperienza, nonostante tutto mi sono innamorata della Palestina, dove sono tornata più volte, visitando le città e cercando d’integrarmi quanto più possibile. Un’esperienza che mi ha veramente cambiata. Saranno forse le mie origini napoletane, ma il Medio Oriente per me vuol dire casa! Ho visitato Nablus in Cisgiordania, una città edificata a strati, dove superficie e sottosuolo sono speculari, proprio come Napoli! Con la guida di un ragazzo palestinese, mi sono addentrata nelle gallerie sotterranee che usano per sfuggire agli assedi, sfidando il pericolo, un uomo palestinese si è addirittura frapposto tra me e il fucile di un giovane soldato israeliano, rimproverandolo per il solo fatto di avere sotto tiro una donna. L’intera questione mediorientale è solo politica e giochi di potere, ma le persone sono stanche fondamentalmente.
Quali sono le tue ultime “fatiche” cinematografiche? Ed il tuo sogno nel cassetto?
Ho appena finito di girare in America Fred di Richard Ledes e con Elliott Gould, mentre in Italia ho partecipato alla realizzazione del film Assolo di Massimo Piccolo, la sua “opera prima” alla regia (Massimo Piccolo è un attore ed autore teatrale NdR). Riguardo al “sogno nel cassetto” mi piacerebbe molto scrivere la sceneggiatura per l’adattamento cinematografico del libro “Le 40 porte dell’amore” scritto nel XIII da Rumi il poeta dell’amore.
La Caniglia unisce all’intensa attività cinematografica, un’eclettica produzione artistica che spazia dalla Video art alla fotografia. Suggestivi gli scatti della mostra fotografica Naplistina: Napoli-Palestina, esposta a Gerusalemme, Nablus, Gaza, New York, Los Angeles, Roma, Berlino, Egitto, Istanbul e finalmente a Napoli (dove è stato proiettato lo slide show nell’ambito dell’evento ApeMadre). Intensi primi piani di volti che esprimono con una certa stanchezza, la fatica del quotidiano a Napoli come a Nablus; scugnizzi che sfidano il sole guardandolo dritto negli occhi, per le strade di Nablus così come nei vicoletti di Napoli. Nablus vista dall’alto di una veduta aerea, Napoli vista dal basso lungo una traiettoria ascensionale: città e prospettiva formano una linea che costituisce l’altro lato che sporge fuori da un’ombra.
Particolarmente apprezzato anche il video art The Rise and The Decline (Biennale di Berlino, Raw Gallery Chealsea New York, MagMart, 00130 Helsinki Gallery Finlandia, La biennale di Theran, La biennale di Belgrado, Museo MADRE Napoli) è “Il sogno della libertà oltre l’industria” che potrà realizzarsi solo attraverso il digiuno tecnologico di una sorta si società preistorica… Alternanza tra eccesso di modernità, supercapitalismo, degrado, sovraffollamento, antropizzazione eccessiva dei luoghi. La frenesia dell’ascesa stretta nella spirale del declino che ci condurrà, forse, ad un ritorno alle origini.
Se è vero che il “cinema è pittura in movimento” Valentina può essere facilmente considerata la Sofonisba Anguissola della Cinematografia Internazionale.
http://www.valentinacaniglia.net
FRED - starring Elliott Gould - Synopsis






