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“I Primi della Lista”: grazie a Roan Johnson, la commedia italiana ha trovato un nuovo regista

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Pisa, 1 giugno 1970. Renzo Lulli e Fabio Gismondi sono due ventenni ripetenti alle prese con l'esame di maturità, ma la loro testa è altrove. Sognano di diventare dei musicisti impegnati a cantare la rivoluzione e gli ideali che quotidianamente masticano nelle sale rosse dei collettivi studenteschi. La chiave per arrivare al successo si chiama Pino Masi, fondatore del canzoniere pisano, già conosciuto nell'ambiente per avere scritto canzoni come “La ballata del Pinelli” e l'inno di Lotta Continua. Ha suonato a Parigi il Masi, davanti a migliaia di persone, e così quando i due compagni ottengono un provino dal carismatico cantautore, non resta altro che abbandonare i libri sulla scrivania e raggiungere la casa dove avrà luogo l'audizione.

Qui, di fronte al Masi, fra accordi e duetti, avvolti in un clima di mistero, arriva la notizia improvvisa che a Roma, fra pochi giorni, ci sarà un colpo di stato militare. La minaccia di ritrovarsi nuovamente con i neri al potere fa sprofondare il trio in uno stato di angoscia che li spinge ad abbandonare la città per nascondersi nelle campagne toscane. Non possono restare in giro, i nemici sanno chi sono e sicuramente saranno loro i primi della lista ad essere arrestati, musicisti e parolieri delle ingiustizie sociali. Il Lulli pigia sull'accelleratore della A122 presa in prestito dal padre. La destinazione cambia di ora in ora, fino a quando i tre toscani, sempre più convinti di andare in contro ad un futuro fatto di censura e repressione, non decidono di espatriare per potere restare liberi e assolvere al loro ruolo di artisti raccontando dall'estero ciò che sarà del loro paese. Durante il viaggio le coincidenze nelle quali si imbattono sembrano confermare la loro teoria. Ora la destinazione è chiara: bisogna raggiungere la civile democrazia austriaca, paese perfetto per richiedere asilio politico.


“I Primi della Lista” sembra una commedia surreale, si rimane, infatti, quasi increduli nell'osservare quanto delle menti cresciute a pane e comunismo nell'Italia di quegli anni potessero arrivare a speculare riguardo a rovesciamenti di potere e stutture sistemiche. Eppure si tratta di una storia vera, accaduta pochi mesi prima del golpe Borghese del dicembre 1970. Una vicenda raccontata con maestria dall'esordiente regista italo-inglese Roan Johnson, bravo nell'avere compiuto un piccolo capolavoro di commedia ambientato in una società così in mutamento come quella italiana dei primi anni settanta. La rivoluzione e la politica rimangono sullo sfondo, seppur chiari e nitidi nel loro passaggio cruciale dall'era puramente idealista del '68 a quella impegnata e violenta del decennio successivo. Al centro della scena ci sono tre ragazzi che vivono quel cambiamento epocale e ne sono talmente influenzati e partecipi da lasciarsi tutto alle spalle pur di compiere la missione sociale che la storia sembra avere loro affidato. Anche loro potranno passare dalla teoria alla pratica, autoesiliati politici, chitarre alla mano pronti a testimoniare le sorti della loro patria.


Lo spettatore si trova di fronte ad una pellicola piacevole, originale, divertente. La scelte del regista sono tutte ben calibrate, dalla fotografia ai costumi sino alla scelta delle musiche. Nessun classico del periodo accompagna il viaggio on the road dei tre compagni di sventura, solo qualche canzone accennata dietro al parabrezza e un finale dedicato alla disillusione di una generazione racchiusa nelle note di “Quello che non ho” di Fabrizio De Andrè.


Bravi anche gli attori. Per Claudio Santamaria, Pietro Masi nel film, si tratta dell'ennesima riconferma del suo talento poliedrico, mentre Francesco Turbanti e Paolo Cioni, rispettivamente “il Lulli” e “il Gismondi”, sono autori di un esordio convincente, forti di un'interpretazione che punta tutto sulla loro essenza toscana. Un film, dunque, che vale la pena di vedere, che regala allo spettatore 85 minuti di sana commedia e un punto di vista nuovo da cui guardare un periodo e degli argomenti, fino ad ora, presi dal cinema italiano sempre in maniera impegnata.


SCHEDA DEL FILM


TITOLO: I Primi della Lista


ATTORI: Claudio Santamaria, Paolo Cioni, Francesco Turbanti


REGIA:  Roan Johnson


SCENEGGIATURA:  Roan Johnson, Renzo Lulli, Davide Lantieri


FOTOGRAFIA: Tommaso Borgstrom


MONTAGGIO: Marco Guelfi


PRODUZIONE: Urania Pictures, Palomar, Rai Cinema


PAESE: Italia 2011


GENERE: Commedia


DURATA: 85 min.



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