Peppino Sansone ha nove anni, è miope ed ha un cugino che si crede Superman. I suoi genitori sono in crisi, i nonni si affidano alla saggezza del figlio prediletto, universitario perennemente impegnato a studiare, mentre gli altri due zii vivono in maniera totale le mode ed i cambiamenti del momento, dividendosi fra collettivi studenteschi e festini a base di acidi.
La madre, Valeria Golino, sprofonda nella depressione dopo avere scoperto del tradimento del marito, interpretato da Luca Zingaretti. In seguito alla morte del cugino, Peppino si costruisce, passo dopo passo, un mondo fatto su misura, quasi costretto a ritagliarsi degli spazi che i suoi familiari gli negano. Il bambino è al centro della scena a chiedere aiuto, e riesce a trovarlo solo nella figura immaginaria di Gennaro, il cugino defunto, il quale elargisce consigli da supereroe e gli trasmette la giusta forza per superare il momento di smarrimento. Il tutto si svolge tra le strade ed i palazzi di Napoli, cornice in cui Ivan Crotoneo, all'esordio come regista, colloca le vicende della famiglia in questione dipingendo uno spaccato dell'Italia anni settanta.
La colonna sonora e la fotografia sono degne di nota, la trama del film però si perde tra tradimenti, amori e vicende che nel loro complesso non vengono assemblate in modo corale. Dispiace, quindi, che l'armonia del film, nel suo insieme, risulti essere disarticolata. Sono presenti, infatti, interessanti spunti di riflessione sul modo in cui la società italiana ha vissuto uno dei momenti storici più raccontati sul grande schermo.
Lo scenario napoletano esalta lo scontro che una società tadizionalmente conservatrice e legata ai valori familiari ebbe nel misurarsi con temi quali l'emancipazione femminile, la libertà dei costumi e soprattutto la voglia di rottura delle gerarchie sociali. Uno scontro che alla resa dei conti, soprattutto nel meridione, non produsse una rivoluzione totale bensì una nuova società con usi e costumi molto più variegati ma fondamentalmente legata al passato. In questo il film riesce a fare centro, ne è un esempio il personaggio di Titina, Cristiana Capotondi, giovane femminista che sogna Londra e cambia ragazzo ogni settimana ma che si sgretola in tutta la sua insicurezza quando scopre di andare incontro ad una gravidanza che la ricolloca di fronte alle responsabilità sociali di futura madre e moglie. La stessa colonna sonora è azzeccata nel trasmettere la sintesi italiana di quegli anni; efficace, in tal senso, la scelta di “These boots are made for walking” in versione belpaese cantata da Dalida (“Gli stivaletti rossi”).
Complessivamente, “La Kryptonite nella borsa” riesce a divertire lo spettatore, e lo fa sopratutto grazie alla napoletanità sulla quale punta. E' questa la caratteristica che salva il film ma che non si può di certo improvvissare, come dimostra l'interpretazione di alcuni degli attori coinvolti. Basta confrontare la verace naturalezza dei nonni di casa Sansone con il ruolo interpretato da Luca Zingaretti, per dedurre che forse con altri attori principali il film avrebbe avuto una spinta maggiore. La stessa Golino, pur essendo nativa di Napoli e muovendosi sulla scena tra vicoli e mercati, non trasmette in modo intenso l'essenza partenopea che una popolare madre di famiglia dovrebbe sprigionare. Si ha così l'impressione che alcuni personaggi rimangono incompiuti. Di certo il regista si è posto di fronte a una sfida di non facile lettura: probabilmente osando di più e affidandosi totalmente alle maschere e le sfumature che la sua città offre, avrebbe potuto confezionare un'opera di notevole fattura. Peccato che di Loren e De Sica, in giro, non ce ne siano più.
SCHEDA DEL FILM
TITOLO: La Kryptonite nella Borsa
ATTORI: Valeria Golino, Luca Zingaretti, Cristina Capotondi, Libero De Rienzo
REGIA: Ivan Cotroneo
SCENEGGIATURA: Ivan Cotroneo
FOTOGRAFIA: Luca Bigazzi
MONTAGGIO: Giogiò Franchini, Donatella Ruggiero
MUSICHE: Pasquale Catalano
PRODUZIONE: Indigo Film, Rai Cinema
PAESE: Francia, Italia 2011
GENERE: Commedia
DURATA: 98 min.






