I carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) hanno eseguito otto ordinanze di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta sulla gara d’appalto da 18 milioni di euro per la costruzione della sede del Cnr (Centro Nazionale delle Ricerche) di Fuorigrotta.
I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip Egle Pilla su richiesta del pm Antonello Ardituro. A tutti gli indagati è contestato il reato di corruzione aggravata.
Tra le persone finite in manette vi sono imprenditori e dirigenti del Provveditorato alle opere pubbliche di Campania e Molise.
Uno dei fermati è Angelo Palazzo, capo ufficio tecnico del Provveditorato alle opere pubbliche per la provincia di Napoli. Secondo gli inquirenti, l’uomo sarebbe stato il fulcro del tentativo di turbativa dell’appalto per l’aggiudicazione dei lavori operato da una cordata interregionale organizzata dal faccendiere Carlo Romano, il cui nome era già comparso nell'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia sulle presunte infiltrazioni della camorra nella gestione della discarica di Chiaiano e sulle presunte irregolarità nell’assegnazione degli appalti. In base agli elementi raccolti si ritiene che Romano sia legato alla criminalità organizzata.
Stando alla ricostruzione, Palazzo aspirava a ricoprire la carica di provveditore, estromettendo quello in carica, Giovanni Guglielmi (ritenuto estraneo ai fatti); per realizzare la sua ambizione, Palazzo fornì al costruttore Carlo Coppola, utilizzando Carlo Romano come mediatore, notizie riservate sulle offerte presentate da altre imprese. Vincenzo D’Agostino, direttore tecnico del Provveditorato, ritoccò allora la proposta di ribasso presentata da Coppola, portandola dal 33 al 46 per cento con l’obiettivo di renderla più vantaggiosa. Le informazioni di Palazzo, tuttavia, si rivelarono imprecise, e Coppola non si aggiudicò la gara, che fu poi regolarmente espletata da un’altra impresa, ovvero la Pa. Co. - Pacifico Costruzioni S.p.a.
La gara per l’attribuzione dei lavori per la costruzione del nuovo polo del Cnr, secondo quanto emerso dalle indagini, altro non era che la “prova generale” della scalata al Provveditorato alle Opere pubbliche della Campania-Molise, una scalata condotta, come scritto negli atti, “in maniera maldestra”.
A nominare Palazzo nuovo provveditore avrebbero dovuto essere i vertici del ministero delle Infrastrutture. <<Quella segnalazione è stata fatta personalmente al ministro ma ha detto che ci vuole tempo per la realizzazione del progetto>> si legge in uno stralcio di conversazione trascritto nell’ordinanza del Gip. Il ministro più volte nominato nelle telefonate è il senatore Roberto Castelli (ritenuto anch’egli estraneo all'indagine), ma che uno degli indagati, il costruttore e consigliere dell’Unione Nazionale Sindacati Autonomi (Unisiau) Pasquale Pedana, vuole contattare per sostenere politicamente la nomina di Angelo Palazzo.
Pasquale Pedana, con velleità di creare un movimento politico al Sud, aveva ottenuto ampie assicurazioni da Giuseppe Cantoni, segretario nazionale dell’Unisiau ed esponente della Lega Nord, indagato anch’egli per corruzione. “Cantoni - scrive il gip nell’ordinanza - ha avanzato ai vertici della Lega, suo partito di riferimento, la candidatura di Angelo Palazzo a nuovo provveditore interregionale alle Opere pubbliche per la sede di Napoli e, pur non potendo assicurare la nomina di Palazzo con assoluta certezza, fornisce ampie rassicurazioni in merito a Pasquale Pedana”. Pedana viene definito dal giudice come “il collettore tra gli imprenditori e la politica”. Nelle conversazioni intercettate Pedana manifesta apertamente le proprie intenzioni: <<la nomina di Angelo Palazzo è una questione politica per ottenere i propri tornaconti>>.
Pedana chiede a Mario Item, avvocato amico di Cantoni, di incontrare Castelli e Leonardo Carioni, presidente della provincia di Como, un altro esponente della Lega Nord. Il 31 marzo 2011 Item; Pedana, che ha appena incontrato Palazzo, gli dice: <<Quella persona (Palazzo, ndr) se viene su ci deve stare il vice ministro... Presentandogli il presidente della provincia di Como... Io immagino che Giuseppe (Cantoni, ndr) ha un rapporto diverso con Castelli>>. <<Se la comunicazione arriva dal presidente della provincia di Como - risponde Item - magari questo è amico di Bossi più di Giuseppe>>.
Dalle intercettazioni emerge anche l’interesse di Pedana a far parte della cordata per portare Palazzo al posto di provveditore interregionale, con l’intenzione di procurare al figlio Nicola <<un posto degno di lui>>, magari al ministero. <<Se facciamo questo miracolo, Pasquale, tuo figlio lo sistemiamo al ministero. Tu oramai sei entrato nel nostro stretto giro>>, promette Romano a Pedana. Il giorno precedente a questa conversazione, Item e Cantoni si erano sentiti al telefono, e Cantoni aveva detto di aver visto a Lecco Castelli, ma di non aver potuto incontrarlo poiché l’allora ministro in quei giorni era <<impegnatissimo>> e non aveva dunque <<il tempo di pensare alle raccomandazioni>>.
Romano e Pedana contavano di ricavare dall’operazione profitti assai ingenti: <<Lavoreremo altri cinque anni e andremo in pensione. - dicevano tra loro - Ci sono 280 miliardi di euro a disposizione>>.






