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Riprendiamoci Scampia: è polemica tra le associazioni di quartiere e la rete di Occupy

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Un tweet per occupare Scampia. E’ nata così l’iniziativa che venerdì prossimo alle 17 porterà ad una mobilitazione nel quartiere alla periferia Nord di Napoli in piazza Giovanni Paolo II. 

 

Tutto parte da una proposta della deputata del Pd Pina Picierno. Con un richiamo al movimento «Occupy Wall Street», protagonista delle manifestazioni dei mesi scorsi allo Zuccotti Park di New York, la parlamentare ha lanciato un appello per “riconquistare” il quartiere, occupando gli spazi che il coprifuoco imposto dalla camorra avrebbe sottratto alla cittadinanza. 

Secondo un’inchiesta del Mattino, infatti, gli abitanti di Scampia non potrebbero uscire dopo le 22 ordine dei clan per evitare morti innocenti che attirerebbero l’attenzione di media e Forze dell’ordine.

 

Tuttavia, tali voci sono state ufficialmente smentite dal procuratore aggiunto antimafia di Napoli Alessandro Pennasilico, secondo il quale si tratterebbe “di una circostanza infondata".

Con o senza coprifuoco, il mese di gennaio ha già fatto registrare diversi regolamenti di conti nell’area a Nord di Napoli, alimentando i timori di una ripresa della sanguinosa faida tra “scissionisti” e uomini del clan Di Lauro.  

L’appello ha trovato molti sostenitori nel popolo del Web. L’obiettivo è contrapporre la partecipazione attiva dei cittadini al potere dei gruppi criminali che hanno reso Scampia una delle più grandi basi per lo spaccio di stupefacenti in Europa. 

Eppure, le buone intenzioni di OccupyScampia non hanno convinto del tutto le associazioni del quartiere, che accusano il movimento di aver trascurato il loro lavoro. 

Le voci critiche sono numerose: da Gianni Maddaloni, gestore della palestra fondata da suo figlio Pino, campione olimpico di judo, a Martina Pignataro del centro Gridas, noto per i murales dell’artista Felice Pignataro, fino ad Antonio Piccolo, presidente di ArciScampia, una scuola calcio che ospita oltre cinquecento ragazzi.

 

La loro posizione è netta: sì ai contributi dall’esterno, ma per Scampia occorrono azioni concrete, come la conclusione dei lavori della metropolitana, la realizzazione del polo universitario e un serio dibattito politico sullo sviluppo del settore terziario.

L’immagine di un quartiere sotto assedio è contestata anche da Chiara Ciccarelli, responsabile dell’area giovani del centro sociale Mammut, che sottolinea l’importanza del lavoro quotidiano degli operatori nella lotta all’emarginazione. 

Un comunicato pubblicato ieri dall’associazione critica aspramente la diffusione di “notizie infondate su coprifuoco e diktat della camorra”. Lo stereotipo di Scampia come terra del crimine servirebbe soltanto “ad una costruzione letteraria e giornalistica” e alimenterebbe la spirale di violenza e miseria in cui vive il quartiere.

Il dissenso trova spazio anche sulla pagina Facebook di OccupyScampia, dove politici e media sono i bersagli preferiti dei lettori. Alcuni propongono di vietare ai primi la partecipazione alla manifestazione, altri accusano apertamente la deputata Picierno di speculazioni mediatiche.  

Da parte sua, Occupy sottolinea il carattere spontaneo dell’iniziativa. Non una passerella per politici, dunque, ma il tentativo di semplici cittadini di conoscere meglio una realtà complessa come quella di Scampia. 

 

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Frenk Schiavone

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