<<Siamo arrivati alla conclusione unanime che il Governo non ritiene che sarebbe responsabile nelle attuali condizioni dell’Italia assumere un impegno di garanzia. Abbiamo esaminato il progetto con grande attenzione, sia nelle sue parti generali sia nella molto approfondita analisi economica che lo ha accompagnato>>. Sono queste le parole con le quali il premier Monti ha definitivamente fatto calare il sipario sulla possibile candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020.
In questi mesi si erano moltiplicati gli appelli di associazioni culturali e sportive che, insieme al sindaco di Roma Alemanno, ritenevano che ospitare un evento come le Olimpiadi per l’Italia oltre a rappresentare un’ottima vetrina per la nazione, avrebbe indicato la volontà del governo di scommettere sul suo futuro.
Monti, però, non se la sente di dare il via ai progetti per i giochi visto le condizioni precarie delle finanze pubbliche. Le spese che si sarebbero dovute affrontare, infatti, erano state sì tutte preventivate e contenute, ma nel momento in cui si sarebbe dovuto dare il via ai lavori i costi si sarebbero inevitabilmente moltiplicati, come è accaduto per Londra.
I progetti preventivati come il potenziamento della rete ferroviaria periferica, il prolungamento della linea A, il parco fluviale del Tevere e il villaggio olimpico di Tor di Quinto sarebbero stati sicuramente affiancati da altre spese, molte di queste impreviste, che il governo, vista la situazione odierna, non sarebbe in grado di sostenere.
Dopo il no del presidente del consiglio si è levato un prevedibilissimo coro di dissenso. A partire dal sindaco Alemanno e dall’ex ministro Meloni. Tutti hanno puntato l’accento su quando questo “No” rappresenti un danno all’immagine del paese e il segnale che lo stesso governo non sia in grado di prevedere lo sviluppo della nazione nei prossimi anni. Alemanno, comunque , ha sottolineato che comunque verrà dato il via a una serie di progetti per il rilancio di Roma e per la realizzazione di una piano infrastrutturale.
Il no di Monti, infine, ha scatenato un’altra polemica. Lo scrittore Raffaele La Capria, infatti, in merito alla competizione dell’American’s Cups , che si svolgerà a Napoli, ha dichiarato: <<Via Caracciolo appartiene a tutti i napoletani, a quelli che la amano disinteressatamente, non a quelli che la vogliono svendere per pochi e improbabili soldi. Vedere le barche veleggiare nel golfo li fa sentire più internazionali, tanto cosa importa a loro se gli ospiti richiedono insistentemente e perentoriamente parcheggi e ormeggi disastrosi per la città. Loro invece pensano che il guadagno per la città sarebbe superiore alla perdita, ma l’identità ci appartiene solo se conserviamo i luoghi che amiamo. Se li perdiamo, perdiamo anche la nostra identità>>.
Lo scrittore, quindi, ritiene che come per la città di Roma, anche per Napoli ospitare una competizione di rilievo internazionale rappresenterebbe un danno e non un’opportunità.
Pronta è stata la replica del sindaco De Magistris che sulla sua pagina facebook ha dichiarato: <<Io intendo la Coppa America di Vela un'utile occasione per avvicinare la città al mare. Non mi riferisco solo alla ricaduta economica che investirà albergatori e ristoratori e, spero, creerà anche posti di lavoro. Io intendo la Coppa America di Vela un'utile occasione per avvicinare la città al mare. Per un breve tratto del nostro comune lungomare rimuoveremo anche la scogliera di massi bianchi facendo riscoprire parte la struttura borbonica che oggi molti ignorano. Io l'aspetto a Napoli, in una città che non vive più sotto l'offesa morale della spazzature in strada e che rivuole il suo mare. L'America's Cup è solo una utile occasione>>.






