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 Massacrò di pugni una 42enne, ucraino assolto per infermità mentale

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E’ stato assolto Oleg Fedchenko, l’ex pugile ucraino di 27 anni che il 6 agosto del 2010 massacrò di pugni una donna filippina di 42 anni, Emlou Arvesu, uccidendola. La decisione è stata presa ieri dal gup di Milano, Roberta Nunnari: il 27enne è risultato "non imputabile in quanto incapace di intendere e volere", e per l’uomo sono stati disposti unicamente cinque anni di ospedale psichiatrico giudiziario.

 

Era mattina quel 6 agosto, quando, senza alcun motivo apparente, Fedchenko ha assalito la 42enne, madre di due figli di 11 e 17 anni. L’uomo si trovava a 100 metri da casa sua, lungo viale Abruzzi a Milano, quando all’improvviso è scattata in lui una furia omicida senza controllo: a pagarne le conseguenze è stata Emlou Arvesu, che aveva accompagnato il figlio più grande dalla sorella, che abitava in zona. Nessuno scampo per la donna, letteralmente massacrata a suon di pugni: l’ucraino infatti sapeva anche come colpire, essendo un pugile dilettante che frequentava abitudinariamente una palestra. L’accusa era forte: omicidio volontario aggravato dalla crudeltà.

Ma quello non è stato il primo episodio di violenza che ha riguardato Fedchenko: nel 2008 infatti l’uomo subì un ricovero coatto per «un'esplosione depressiva psicotica violenta». Per questi motivi nel maggio scorso il Gip del Tribunale di Milano, Cristina di Censo, aveva disposto una perizia psichiatrica: il professore Ambrogio Pennati arrivò alla conclusione che Fedchenko, per via di una grave forma di schizofrenia paranoide, al momento del fatto era totalmente incapace di intendere e di volere. E il pugile venne trasferito in un ospedale psichiatrico giudiziario, in attesa del processo: anche il pm aveva chiesto l'assoluzione, ma per la di Censo gli anni da passare in ospedale sarebbero dovuti essere 15.

 Il gup di Milano ieri ha dunque parzialmente accolto la richiesta del pm, diminuendo di 10 anni il periodo di cura psichiatrica. Fedchenko inoltre è stato assolto anche dall'accusa di tentata rapina ai danni della donna filippina, accusa derivante dal fatto che alcuni testimoni lo avevano visto in procinto di strapparle la borsa durante l’aggressione. Già scontati con la carcerazione preventiva invece i 9 mesi di arresto per detenzione di alcuni coltelli, trovati in casa dell’uomo durante una perquisizione.

<<È difficile da digerire per i familiari una sentenza del genere. Leggeremo le motivazioni e vedremo cosa potremo fare - afferma amareggiato l’avvocato Fabio Belloni, legale del marito e dei figli della vittima - C’è stata grande vicinanza al momento dei fatti da parte delle istituzioni, ma poi sono stati completamente abbandonati>>. E ai parenti di Emlou Arvesu a quanto pare non spetterà neanche un risarcimento: in Lombardia infatti la polizza anticrimine, imposta dalle normative dell'Unione europea, non è stata rinnovata, mentre quella del Comune di Milano è valida solo per gli ultrasettantenni che hanno subito scippi o rapine.

 

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