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Social Card di Monti: meno fondi al Sud, parametri iniqui per il calcolo del costo della vita

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Un Paese come il nostro da sempre bloccato su problematiche tanto radicate da apparire insormontabili necessita efficacia e tempestività d'azione, e non è certo il breve tempo al quale il Governo deve sottostare ad aiutare lo stesso nella serie di interventi che bisogna varare.

“Equità” è sembrata la parola chiave più idonea, come fosse garanzia del buon intento dei Professori saliti in cattedra per salvare le sorti della povera Italia in balia dei selvaggi mercati finanziari; dunque, equi ci si aspettava che fossero i provvedimenti varati per il bene di tutti i cittadini.

Se i recenti interventi di tassazione avevano sollevato non pochi dubbi quando analizzati alla luce del suddetto parametro, allora questa “equità” appare davvero difficile da individuare in una delle misure adottate dal Governo Monti mediante l'ultimo decreto “Semplificazioni”.

Una serie di snellimenti e, appunto, semplificazioni decretate che includono la reintroduzione della “social card”, che aveva fatto storcere il naso a molti quando fu l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti ad introdurla.

E purtroppo quell'esperienza non pare aver illuminato l'attuale Esecutivo nel riformulare le condizioni di ripartizione dei fondi destinati alle aree geografiche del Paese, con il metodo distributivo sempre identico: il calcolo del costo della vita.

Agli aventi diritto residenti nel Nord Italia è concessa una somma che oscilla tra i 110 ed i 274 euro a testa, mentre agli abitanti del Mezzogiorno la somma e l'oscillazione verrebbero ridotte ad un totale compreso tra un minimo di 80 ad un massimo di 212 euro.

Ed il tutto sarebbe frutto di un calcolo decisamente poco veritiero e particolarmente iniquo: non sarebbero infatti confrontati i prezzi tra prodotti identici all'interno dei supermercati di Nord e Sud Italia per un raffronto, bensì tra i prezzi dei prodotti più venduti all'interno degli esercizi commerciali.

E' facilmente intuibile che in un Nord più ricco gli abitanti potranno acquistare più facilmente prodotti di qualità (e prezzo) maggiore, mentre i prodotti più venduti al Sud saranno invece di qualità (e prezzo) inferiore, a causa di condizioni sfavorevoli legate a reddito pro capite più basso in media ed un tasso di disoccupazione più accentuato.

E' una differenza di consumi, quindi, e non di costo della vita quella tra le aree territoriali italiane, ed un criterio del genere, come già rilevato anche dal nostro giornale in passato, non solo fotografa in modo inesatto la situazione, ma foraggia ulteriormente il disavanzo del Mezzogiorno venendo meno ai compiti di redistribuzione della ricchezza.

C'è il rischio serio di strozzare definitivamente i consumi e di conseguenza l'imprenditoria già soffocata del Sud Italia somministrando iniquamente (è il caso di dirlo) risorse che, anche se decisamente esigue, rappresentano un'opportunità.

Ed i sindaci di Napoli e Bari, Luigi de Magistris e Michele Emiliano, hanno inviato una lettera congiunta al Presidente del Consiglio Mario Monti proprio per sensibilizzare il Governo alle problematiche appena evidenziate, affinché vi sia <<Un incontro sollecito per raggiungere soluzioni più vicine al meritorio obiettivo di sostenere le famiglie in disagio economico>>.


 

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Frenk Schiavone

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