Su quel ramo del lago di Como pende ormai una bandiera rossa con croce bianca: Como vuole diventare comune svizzero. La proposta arriva dal consigliere nazionale elvetico Dominique Baettig da Délemont, cantone del Giura. E Como risponde: Si! Lo scellerato propone al governo di cambiare la Costituzione svizzera e allargare i confini della nazione per arrivare ad abbracciare il Baden Wurttenberg, la Savoia, ma soprattutto la Valle d'Aosta e le due province lombarde di Como e Varese. Umberto Bossi sprizza gioia da tutti i pori davanti al sogno leghista di vedersi nel Canton Ticino.
I comaschi sognano la Svizzera, l’idea di un paese dei balocchi fatto di cioccolato dove regnino ordine e pulizia, quello stesso paese dei balocchi che adotta spesso i nostri evasori fiscali, che trovano nel suddetto paradiso fiscale un prelievo in termini di tasse minore se non nullo.
Al rifiuto Baettig rilancia proponendo referendum cantonali per raccogliere le opinioni dei suoi connazionali. Ma i cittadini svizzeri restano quasi impassibili, forse coscienti della singolarità (per essere magnanimi) della proposta. Ma il 57enne dell’Udc, estremamente legato alla destra nazionalista e xenofoba è andato a stuzzicare umori e disagi che da sempre colpiscono i popoli di confine. Ma la replica non si fa attendere: "Varese è con orgoglio italiana, e lo resterà anche in futuro”. Questa è la frase che si può leggere nella mozione presentata dal Pd in replica alla gentile offerta di Baettig e alla benevolenza da cui è stata accolta dai nostri disperati connazionali che cercando disperatamente di emigrare pur restando in casa propria. La mozione porta la firma di 21 consiglieri, 14 di minoranza, 4 del Pdl, due dell’Udc e una della lega mentre il sindaco Attilio Fontana non si esprime. Ad incrociare le dita per una futura annessione delle terre italiane al Canton Ticino è invece Moreno Colombo, sindaco di Chiasso. Annettere le due province lombarde sarebbe sicuramente un ottimo modo per rilanciare l’economia turistica, eliminare il controllo frontaliero e le code al valico doganale.
Ancora una volta i leghisti si vedono a un passo dal sogno, purtroppo ancora una volta invano.
A mettere il dito nella piaga le dichiarazioni del “Bossi” del Canton Ticino, Giuliano Bignasca fondatore e leader della Lega dei ticinesi che risponde al si dei comaschi a scappare dall’Italia: «Nessuna sorpresa. Vedono che oltre confine le cose vanno meglio ed è giusto che vogliano cambiare. Io ho in mente una Padania svizzera e sarei felice di poterla realizzare subito. Ma credo che i ticinesi non vi accetterebbero…»







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