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Dal sottosuolo la memoria di cinque secoli della Storia di Napoli

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E' da qualche mese che sento parlare di un nuovo percorso turistico archeologico aperto di recente nei sottosuoli di Napoli: il Tunnel Borbonico. L'idea di andare alla scoperta di un lato nascosto di Napoli mi alletta tantissimo, così decido di prenotare una visita per la domenica mattina. L'appuntamento è alle 10 in Vico del Grottone - penso che il nome non sarà stato scelto a caso - nelle vicinanze di via Monte di Dio e a ridosso di Piazza del Plebiscito. Vedo un'insegna con su scritto "Tunnel Borbonico" e di fianco la porta aperta di quello che un tempo doveva essere un tipico basso napoletano.

 

Entro senza esitazione e mi trovo di fronte ad una serie di gabbie ed una vasca. Realizzo quindi di trovarmi in una toeletta per cani e di aver, perciò, sbagliato indirizzo. Mi avvio verso l'uscita ma una simpaticissima guida di nome Marco mi avverte che non ho sbagliato indirizzo e che mi accompagnerà in un viaggio nel tempo lungo cinque secoli: dalle cisterne del ramo seicentesco dell'acquedotto della Bolla, adibite poi negli anni della II guerra mondiale a ricovero antiaereo, al percorso militare ottocentesco fatto costruire nel 1853 dal re Ferdinando II. Su una mappa mi viene mostrata l'estensione del percorso e scopro che passeremo sotto il Monte Echia uscendo addirittura in Via Morelli, nei pressi di Piazza dei Martiri.

Sono ancora più motivato, la storia mi è sempre piaciuta, ma una domanda però mi sorge spontanea:"Cosa c'entra la toeletta per cani?". Marco mi racconta appassionatamente la storia dell'associazione di cui fa parte e che si occupa della gestione di questo sito: Borbonica sotterranea. Nata nel 2007 per iniziativa di due geologi, Gianluca Minin e Enzo de Luzio, ha aperto il percorso al pubblico all'inizio del 2011 dopo un lungo lavoro di pulizia e restauro affidato all'opera di volontari. All'inizio del 2005 i due geologi erano stati incaricati dal Comune di Napoli di verificare la stabilità del tufo in quelle zone. Entrando facilmente da via Morelli dove c'era e c'è tuttora un grande garage, si erano imbattuti nella prima parte del tunnel, adibito a deposito giudiziale fino agli anni '80 e poi abbandonato. Avevano trovato questi luoghi sommersi in larga parte dai rifiuti arrivati dal soprassuolo sia attraverso i numerosi pozzi, sia attraverso il deposito giudiziale dove era possibile sversare dietro concessione di una piccola mazzetta al custode. Attraverso numerosi scavi sono poi arrivati, risalendo una scala settecentesca, sotto lo studio di una veterinaria, e dopo varie trattative hanno deciso di acquistarlo.

Svelato l'arcano, ci avviamo, dopo aver percorso la scala, nel primo ambiente, una cisterna che nel 1600 riforniva di acqua gli abitanti della zona. La guida mi spiega che queste cisterne sono rivestite di malta idraulica (un composto, noto già agli antichi, applicato al tufo per non far assorbire l'acqua) e sono state attive fino al 1884, anno dell'entrata in funzione dell'acquedotto in tubatura del Serino che ancora oggi porta l'acqua nelle nostre case. Verso la fine degli anni '30 del novecento, in previsione dell'entrata in guerra dell'Italia, l'UNPA (Unione nazionale protezione antiaerea - istituzione del Ministero della Guerra) decise di adibire questi luoghi a rifugi antiaerei, riempiendo di terra le cisterne e costruendo bagni e impianti elettrici le cui tracce sono ben visibili ancora oggi.

Arriviamo quindi nel cuore del ricovero dove oltre ai letti (quello che ne rimane vista la pesante umidità) osservo con curiosità tantissime scritte e graffiti sulle pareti da semplici firme, a invocazioni alla Madonna, a date che ricordano il giorno e l'ora dei bombardamenti. Napoli fu la città più bombardata d'Italia e fu colpita dagli Inglesi, dagli Americani e infine dai Tedeschi. Fu durante uno di questi bombardamenti che un giovanotto dal nome tedesco appose la sua firma su uno di questi muri. Walter Waschke, mi spiega Marco, ha fatto interrogare per parecchio tempo i membri dell'associazione che in un primo momento si erano abbandonati alle ipotesi più assurde riguardo questo nome. Poi qualcuno ha cercato e trovato il nome sull'elenco telefonico e si è scoperto che questo signore ormai ottantenne era all'epoca un perfetto scugnizzo napoletano. Il padre, fotografo, si era trasferito a Napoli alla fine della prima guerra mondiale ed esercitava la professione in uno studio in piazzetta Salazar, poi trasferito in via Nuova Pizzofalcone. Walter da bambino, durante la guerra, si rifugiò spesso in questi luoghi e un giorno appose la sua firma ad una parete. Scopro che Walter è anche tornato in questi luoghi su invito dell'associazione e pare che l'evento sia stato immortalato dalle telecamere di Sereno Variabile la cui puntata andrà in onda il prossimo 14 Gennaio su Rai 2. La storia di Walter mi fa sorridere, ma allo stesso tempo penso a cosa doveva significare la guerra per le persone che si rifugiavano in questi luoghi pieni di umidità e con carenza di servizi igienici.

Ci introduciamo poi, attraverso vari passaggi, nel vero e proprio Tunnel Borbonico, una straordinaria opera architettonica affidata da re Ferdinando II al genio dell'architetto Errico Alvino. L'obiettivo era la costruzione di una via di fuga per il re preoccupato per la sua incolumità a seguito dei moti del 1848. L'opera fu iniziata nel 1853, doveva collegare palazzo reale a via Pace (l'attuale via Morelli), nel quartiere di Chiaia, sede del complesso militare borbonico, ma non fu mai portata a termine a causa di problemi legati alle vicende storiche che si risolsero con la fine del Regno delle Due Sicilie.

Passiamo su due ponti, costruiti dall'Alvino per "bypassare" due cisterne ancora in uso nel 1853, ed è su uno di questi che osservo alcune cose alquanto strane: una base di circa 1 metro di acqua rossastra e l'entrata di un secondo tunnel che parte dalla base della cisterna e arriva chissà dove. Mi si spiega che quello doveva essere il tunnel della LTR (linea tramviaria rapida) che doveva collegare piazza del Plebiscito a Fuorigrotta in vista dei mondiali degli anni '90. Non fu portato a termine per diversi motivi, uno di questi fu perché si scavò talmente a fondo da intercettare la falda acquifera. Da allora l'acqua (che in quel punto è ferrata, perciò di colore rosso) ha sommerso per metà parte di quella galleria che Marco mi dice essere oggi navigabile! La guardo stranito ma subito mi conferma essere tutto vero. Il 26 dicembre scorso, Borbonica Sotterranea ha infatti inaugurato un percorso avventura su zattera attraverso il quale è possibile visitare cisterne difficilmente accessibili e il tunnel sommerso trasportati da una chiatta.

Mi propongo di ritornarci con l'abbigliamento adatto e proseguo la visita del Tunnel fino a entrare nella zona dell'ex deposito giudiziale. Riesco a scorgere esemplari d'auto d'epoca Fiat, Chevrolet, Opel, Plymouth ma soprattutto moto Gilera, Agusta e la mitica Vespa che già negli anni '60 si modificava. Uno spettacolo fantastico supportato dalle storie di questi mezzi di trasporto e dei loro proprietari rintracciati, in alcuni casi, sulla base delle targhe da Borbonica sotterranea.

A questo punto Marco mi coinvolge in un ulteriore salto nel passato. Entriamo in altre cisterne utilizzate dapprima nel '500 come cave per l'estrazione del tufo (per la costruzione dei palazzi in superficie) e poi nel '600, '700 e '800 come vere e proprie cisterne per l'approvvigionamento di acqua. Mi si spiega come lavoravano i Pozzari, uomini molto minuti che si occupavano della manutenzione delle cisterne in condizioni estreme spesso con l'aiuto di una semplice candela o di una lampada. Apprendo con stupore che proprio da questa figura, che aveva accesso attraverso i pozzi a tutte le case in superficie deriva quella del Munaciello, uno spiritello che nell'immaginario popolare napoletano si introduce nelle case ed è a volte buono, facendo regali o intrattenendosi con la signora di turno, altre volte cattivo rubando gli oggetti di valore.

Ancora penso alla figura del pozzaro che siamo già ritornati nel tunnel borbonico. Ci fermiamo di fronte ad una serie di statue ritrovate nel 2010 sotto un cumulo di macerie. La guida mi spiega che si tratta del monumento in onore di Aurelio Padovani, capitano dei bersaglieri ed eroe di guerra che, negli anni '20, portò il fascio a Napoli. Era molto ben voluto a Napoli e in seguito alla sua morte (avvenuta nel 1926 in circostanze strane) fu costruito un monumento in suo onore che fino al 1943 ha trovato posto a Piazzetta Santa Maria degli Angeli a Piazzofalcone. Successivamente la statua fu portata nel fossato del Maschio Angioino e poi, probabilmente negli anni '70, nel tunnel.   

Pur essendo giunto al termine del percorso, è ancora forte la voglia di andare alla scoperta di nuove cisterne, nuovi spazi, nuovi oggetti. Marco mi dice che si sta ancora lavorando per ripulire diverse cisterne dai rifiuti gettati con noncuranza e spregiudicatezza negli anni passati (ancora oggi qualcuno ci prova) attraverso i pozzi. In una di queste cisterne pare si sia rifugiato il Presidente Giorgio Napolitano (che negli anni della guerra abitava in Via di Monte di Dio) oggi semisommersa da rifiuti. 

Contento e soddisfatto per questa magnifica esperienza, saluto Marco e mi avvio verso l'uscita non prima però di aver prenotato il percorso su zattera.

   

Per info e prenotazione vedi

www.tunnelborbonico.info




 

Commenti  

 
#1 io ci sono stato 2012-01-23 15:02
dal lato di bagnoli,sulla strada tutte curve che porta ai Camaldoli,esist e una galleria,la cui porta d'entrata e' attualmente chiusa,dove noi ragazzini(scugn izzi di allora)andavamo a giocare.La galleria era lunga e profonda e ci metteva addosso un gran timore,ma noi,audaci e pronti alla avventura,perlu stravamo e non posso dire fino a che punto ci inoltravamo,per che col passare dei centimetri guadagnati,la paura prendeva il sopravvento e ritornavamo da dove eravamo venuti,colle gambe in spalla.UUUUUUHHHHche bei ricordi!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!
 

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